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Il lato pop della classica: Evanescence, “Lacrymosa”

23.11.2025 Scritto da Davide Pezzi

2006       Evanescence - Lacrymosa

Ci vuole del coraggio per attingere nientemeno che al "Requiem" di Mozart per realizzare una canzone pop! Gli Evanescence, gruppo americano nato nel 1994 dall’incontro in un campo estivo cristiano tra la cantante e tastierista Amy Lee e il chitarrista Ben Moody - lei 13 anni, lui 14 - hanno fatto una lunga gavetta prima di raggiungere il successo. Per anni hanno suonato dal vivo come duo acustico in caffetterie e librerie, ma sognando in grande, come ha spiegato Amy: «Non avevamo i mezzi per suonare la nostra musica come avremmo voluto…». Archi, cori e suoni «drammatici e cinematografici» erano desideri musicali che non potevano materializzare poiché erano «solo due ragazzi in uno scantinato».

Nel corso degli anni hanno sviluppato il loro stile, ispirato dalle colonne sonore e mescolando musica sinfonica e rock duro, realizzando alcuni dischi autoprodotti in pochissime copie; si sono sbattuti da un’etichetta all’altra finché nel 2003, finalmente, hanno pubblicato il loro primo album “ufficiale”, Fallen. La musica degli Evanescence viene inizialmente promossa dalla loro etichetta nel mercato cristiano, ma Amy Lee e Moody chiariscono in un'intervista che non sono una band di rock cristiano, spingendo il presidente dell'etichetta Alan Meltzer a inviare una lettera alle radio cristiane e ai punti vendita, spiegando che, nonostante il «fondamento spirituale che ha acceso interesse ed entusiasmo nella comunità religiosa cristiana», gli Evanescence sono «una band laica, e come tale considerano la loro musica intrattenimento».

Questo tanto per capire come, nel 2006, la band arriva a realizzare una canzone dal "Lacrimosa", uno dei momenti di maggior ispirazione drammatica del “Requiem” di Mozart, considerato il testamento spirituale del compositore, completato dall’allievo Franz Xaver Süssmayr dopo la sua prematura morte. Uscito dalla band Ben Moody, il suo posto viene preso dal chitarrista Terry Balsamo, co-autore insieme ad Amy Lee della maggior parte dei brani dell’album The Open Door. I due figurano anche come autori di Lacrymosa, anche se, come abbiamo visto, la canzone incorpora ampie parti del Lacrimosa del “Requiem” di Mozart, risultando una particolarissima – e affascinante – fusione di musica classica, gothic rock, progressive ed elettronica.

Amy Lee aveva iniziato a scrivere Lacrymosa nel 2004 per la colonna sonora del film Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l'armadio, ma la canzone fu rifiutata dallo studio perché “troppo dark”. Innamorata dell’opera di Mozart, la cantante ha raccontato di avere sempre voluto rendere il "Lacrimosa" di Mozart una canzone moderna. «Ho visto "Amadeus" a nove anni e mi sono innamorata di Mozart. La parte del “Requiem” intitolata “Lacrimosa” è il mio brano preferito in assoluto – ha raccontato in un’intervista all’emittente Tv VH1 - Ho sempre desiderato poterlo rifare, ma con programmazione e chitarre, e renderlo fico. (…) Terry ha scritto alcuni riff e l'ha trasformato in questa fantastica epopea metal».

La voce solista è stata registrata in una cappella di Seattle, con un’orchestra di 22 elementi diretta da David Campbell, mentre le parti corali sono eseguite dal Millennium Choir. Lacrymosa ha ottenuto recensioni generalmente positive: in un articolo del 2021 dell’Evening Standard, in cui gli artisti di musica classica raccomandano brani musicali come introduzione alla musica classica, il direttore d’orchestra Kalena Bovell ha raccomandato Lacrymosa come esempio dell'influenza della musica classica su una band, scrivendo che «la voce celestiale di Lee è ipnotica, e svetta su una melodia cupa che viene elevata dall'uso di un coro polifonico».

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Questa scheda è tratta dal  libro  “Rock Me Amadeus. Il lato pop della classica, il cuore classico del rock. Quando il Classico incontra il Pop, il Rock e la Disco” di Davide Pezzi (Youcanprint, 252 pagine, euro 19,50, acquistabile qui) per gentile concessione dell’autore.

 

Cosa succede quando Mozart, Bach o Beethoven scendono dal podio della grande musica e si ritrovano tra chitarre elettriche, sintetizzatori e luci da discoteca? “Rock Me Amadeus” esplora l’affascinante (e a volte sorprendente) universo delle riletture pop, rock e disco di celebri brani classici.

Il libro offre un viaggio che è allo stesso tempo storico e curioso, attraversando decenni di esperimenti, contaminazioni e rivisitazioni. Non mancano pagine dedicate alle versioni meno riuscite — testimonianze di un’epoca e di un gusto — che aiutano a comprendere ancora meglio la forza inesauribile della musica classica come fonte di ispirazione.

Con uno stile accessibile e documentato, l’autore guida il lettore tra aneddoti, dischi, musicisti e arrangiamenti, mostrando come il dialogo tra mondi musicali apparentemente lontani possa generare nuove forme di creatività, tra genio e (talvolta) ingenua goffaggine.

 

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(Articolo originale su Rockol.it)

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