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Il drumming di Frank Beard aveva un piccolo, grande segreto

19.08.2026 Scritto da Lucia Mora

C'è sempre stata una sottile e geniale ironia dietro ai tamburi degli ZZ Top: l'uomo di nome Beard era l'unico a presentarsi sul palco con il volto pulito, lasciando che fossero gli altri due a sfoggiare barbe chilometriche. Ma dietro quella facciata paradossale si nascondeva il motore inarrestabile del suono che ha definito il Texas rock. Con la sua scomparsa, il mondo della musica perde un artigiano del ritmo, un musicista capace di costruire per oltre mezzo secolo le fondamenta su cui Billy Gibbons e Dusty Hill hanno potuto far esplodere la loro magia. Frank Beard non ha mai cercato la luce dei riflettori, preferendo dettare legge dall'ombra del suo seggiolino. Da qui il segreto del suo drumming: l'inossidabile pocket texano.

Il pocket texano

Il suo approccio allo strumento è sempre stato una masterclass su come suonare esclusivamente per la canzone, rifuggendo assoli funambolici o fill esagerati a favore di un solido e inossidabile pocket. Nel gergo musicale, "suonare nel pocket" (letteralmente "nella tasca") significa suonare un ritmo con un senso del tempo così solido, rilassato e in perfetta sintonia con gli altri strumenti (specialmente il basso) da creare un groove irresistibile. Un computer o un metronomo sono perfettamente a tempo, ma risultano freddi: il pocket è il lato umano del ritmo; è colpire il tamburo esattamente in quella microscopica frazione di secondo (che a volte è impercettibilmente in anticipo o in ritardo sul battito perfetto) che fa istintivamente muovere la testa a chi ascolta.

Chi suona nel pocket rifugge l'esibizionismo. Non fa mille acrobazie o variazioni continue, ma suona esattamente ciò che serve alla canzone, mantenendo il ritmo con un'ipnotica e rassicurante costanza. Nel caso di Frank Beard, il pocket era leggendario: suonava ritmi all'apparenza molto semplici, ma li faceva "sedere" in un modo così profondo e roccioso da far sembrare il suono degli ZZ Top molto più grande di quello di un semplice trio. In sintesi, è l'arte di far "respirare" la canzone.

Sedendosi esattamente sul tempo e incastrandosi in modo millimetrico con il basso di Hill, Beard creava un muro sonoro compatto. Il suo inconfondibile Texas shuffle, che ha reso immortali brani come La Grange e Tush, univa lo swing morbido del blues tradizionale alla potenza cruda e muscolare dell'hard rock. A dare respiro e groove anche ai riff più duri era il suo lavoro di polso sul charleston, sempre dinamico e mai rigido: una cifra stilistica che garantiva un tiro formidabile a ogni pezzo.

L'era dei sintetizzatori

Negli anni Ottanta, quando gli ZZ Top rivoluzionarono il loro suono con l'album Eliminator introducendo massicciamente sequencers e drum machine, Beard dimostrò una duttilità rara per i batteristi della vecchia guardia. Invece di sentirsi minacciato o limitato dalla tecnologia, l'abbracciò con totale padronanza. Dal vivo, per sostenere hit planetarie come Gimme All Your Lovin' o Legs, doveva sincronizzarsi perfettamente con sequenze preregistrate e metronomi elettronici. Divenne un maestro assoluto nel fondere il tocco umano e organico dei tamburi acustici con la spietata rigidità delle macchine, creando quel peculiare ibrido disco-blues-rock che dominò le arene di tutto il mondo.

Minimalismo esecutivo, massimalismo visivo

Visivamente, amava giocare con contrasti estremi: se lo stile esecutivo rimaneva asciutto ed essenziale, i suoi drum kit da palcoscenico erano spesso mastodontici e volutamente esagerati. Nel corso degli anni ha sfoggiato doppie casse, rack complessi e finiture surreali, dai fusti ricoperti di finta pelliccia alle grafiche di teschi, fino a hardware ricavati da componenti di automobili hot-rod. Nonostante queste imponenti scenografie, il suo obiettivo acustico era mirato a ottenere un suono grave e tonante attraverso fusti grandi e profondi. Utilizzava i piatti con estrema parsimonia, colpendo i crash solo per sottolineare i cambi di sezione più importanti: ciò gli consentiva di ottenere un tappeto ritmico inesorabile e dritto al punto, il vero segreto del groove degli ZZ Top.


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