Dopo aver lasciato passare tredici anni tra “10,000 Days” e l’uscita di “Fear Inoculum” nel 2019, i Tool sono ormai abituati a sentirsi chiedere domande su un possibile nuovo materiale. In una recente intervista con Andrew McMillen, giornalista musicale nazionale di “The Australian”, è toccato al bassista dei Justin Chancellor condividere aggiornamenti sulle attività della band confermando:
Ha aggiunto: “Penso che, soprattutto nella nostra band, per qualche motivo è così che funziona. È un tipo di alchimia diversa. E penso che tutti noi abbiamo imparato. Senza contare che Maynard James Keenan ha i suoi progetti paralleli. Danny fa un sacco di cose diverse, Adam Jones fa roba diversa, e anch’io ho le mie cose. E abbiamo imparato a ritagliarci del tempo quando qualcuno ha bisogno di spazio, tenendoci occupati con altri progetti che, in realtà, influenzano ciò che facciamo quando torniamo insieme. Quindi ci dà una specie di margine che si riflette sulle cose nuove quando ci ritroviamo a lavorare insieme”.
Riflettendo poi sulla percezione del pubblico secondo cui i Tool fanno passare davvero tanto tempo tra un lavoro e un altro, Chancellor ha detto: “utti ci prendono sempre in giro dicendo che ci mettiamo tanto a fare musica. Ma io sono orgoglioso di tutto ciò che abbiamo fatto. Parlano sempre dei 13 anni che sono serviti per far uscire il seguito di ‘10,000 Days’ del 2006: tredici anni a me sembrano una settimana. Quando lavoravamo a quel materiale ogni giorno, ci stavamo sopra a fondo. E alla fine non importa. Se fai qualcosa che vale, anche solo una cosa, ne vale la pena”.
Quando è stato fatto notate che la richiesta di nuova musica potrebbe essere interpretato come un complimento, visto che i fan dei Tool sembrano voler ascoltare sempre novità dalla band, il bassista ha concordato: “Penso che sia più interessante prendersi molto tempo per trovare qualcosa di unico, piuttosto che continuare a ripetersi”, ha affermato: “E senza offesa per chi — diciamo pure la musica pop — continua a sfornare hit a ripetizione. Voglio dire, alla gente quel materiale piace. Ha il suo posto, e c’è chi lo sa fare bene, ma non siamo noi. Noi cerchiamo di creare qualcosa di unico, che non si è mai sentito prima, come musicisti, come band. E a volte diventa sempre più difficile. A volte invece arriva da sé. Semplicemente arriva dal nulla. Ma non è una formula. Non esiste una formula. E se c’è una formula, è solo continuare a vivere la propria vita, a esplorare, a lasciar entrare ciò che arriva dalle esperienze. Penso che con noi funzioni in questo modo molto più spesso”.
Ha concluso: “È un complimento che la gente sia entusiasta all’idea di nuova musica. Ma non vogliamo che sia legata a una scadenza. Vogliamo che sia buona. Vogliamo esserne orgogliosi, e vogliamo essere tutti d’accordo che questo è ciò che vogliamo condividere. Perciò, come dicevo, i progetti paralleli sono un ottimo modo per alleggerire quel tempo e restare allenati, senza però forzare la questione”.