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I Pink Floyd in 8 tracks

04.06.2026 Scritto da Nino Gatti

Concentrare in soli 43 minuti le canzoni più rappresentative incise dai Pink Floyd negli anni Settanta è un'impresa ardua. Soprattutto se hai giusto lo spazio per le due facciate di un vinile e devi a malincuore lasciare fuori due suite quali "Atom Heart Mother" e "Echoes", che insieme avrebbero sfiorato i 48 minuti...
A curare la successione degli otto brani scelti per rappresentare i Pink Floyd degli anni più importanti della loro carriera c'è l'onnipresente Steven Wilson, che è stato rispettoso del materiale su cui era chiamato a muovere i cursori, intervenendo solo in rarissime occasioni. D'altronde quella musica, ormai destinata alla Storia, è perfetta così e non è questa l'occasione giusta per provare a stravolgere una successione di note che è ormai parte del nostro DNA.

Si parte forte con "One Of These Days" (dall'album "Meddle" del 1971) e quel basso ossessivo e martellante, suonato da Waters e da Gilmour, che ci ha deliziato per anni come sigla iniziale del programma sportivo della RAI "Dribbling". Qualche appassionato italiano conserva ancora il 45 giri di questa canzone, pubblicato all'epoca dalla EMI italiana. È uno dei pochi brani "cantati" da Mason, anche se con un effetto che rende la sua voce irriconoscibile. La cavalcata finale (che parte al minuto 3:34) è fissata indelebilmente nella memoria di ogni floydiano che si rispetti per due filmati storici. Il primo riguarda la celebre animazione di Ian Emes, lo stesso che avrebbe realizzato per i Floyd le bellissime sequenze video per "Time". L'altro filmato che torna alla memoria è quello dell'altrettanto famoso "Pink Floyd Ballet", allestito da Roland Petit per la sua compagnia Ballet de Marseille nel 1972, con i ballerini diretti dal coreografo francese che, in apertura del programma, seguono questo ritmo irresistibile aggiungendo passi e movenze molto suggestive.

Wilson decide di contrapporre a questo inizio potente "Wot's... uh the deal", un brano dolce e delizioso; era un po' la cifra stilistica della musica dei Pink Floyd, capaci di passare in pochi attimi da momenti lenti a sonorità poderose e dirompenti. Si pesca da uno degli album più trascurati della band, quella colonna sonora per la quale i Floyd composero e registrarono in pochi giorni dieci nuove canzoni in esclusiva per il film "La Vallée" di Barbet Schroeder. Canzoni che finirono nell'album "Obscured by Clouds", settimo capitolo della discografia dei Pink Floyd, che uscì sette mesi prima del loro celebre "The Dark Side Of The Moon". Protagonista assoluto in questo brano è Gilmour, che sfoggia un'interpretazione per voce e chitarra acustica degna della sua fama. Ispirato neanche tanto velatamente a certe musiche country-rock di matrice statunitense, Gilmour incastra il tintinnio delicato delle corde della sua chitarra grazie a sapienti sovraincisioni che riguardano anche la sua voce suadente, prima che Wright tiri fuori una sequenza di dolci note di pianoforte, suggellate da una languida slide guitar. Non meraviglia che trent'anni e passa dopo, il chitarrista abbia voluto portare questo brano nel suo tour promozionale dell'album "On An Island".

Quando pensi che con i Pink Floyd ci si possa rilassare devi stare molto attento, perché qualcosa sta per accadere. Infatti, il terzo brano di "8-Tracks" è di quelli che ti fanno sobbalzare sulla poltrona. È "Money", anch'essa affidata alla voce di Gilmour, che ci permette di ascoltare ancora una volta l'incredibile sassofono di Dick Parry, scomparso qualche giorno fa. Difficile non apprezzare quando, sul finale della sua eccellente performance, subentra Gilmour offrendo uno dei suoi assoli di chitarra più celebri e apprezzati. Gilmour e Parry, che negli anni Sessanta avevano in diverse occasioni suonato insieme a Cambridge e dintorni ai tempi delle band adolescenziali, tornarono a incidere questa canzone nel 1981 per una raccolta dei Pink Floyd.
Nel 1973 i Pink Floyd furono capaci di portare "Money" al successo tra i singoli in America e non solo, facendo scatenare il pubblico delle discoteche dell'epoca con un testo scritto da Waters non proprio adatto alle sale da ballo. La canzone, infatti, rappresentava la visione watersiana sul capitalismo e sul peso del denaro nella vita di ogni essere umano, un argomento difficile da associare alla volontà di spassarsela in discoteca senza pensare ai problemi quotidiani.

Il "miracolo" si ripeterà nel 1979 con "Another Brick In The Wall (Part 2)", quarta traccia di questa raccolta, che ha fatto ballare milioni di persone in discoteca, nonostante esprimesse il disappunto di Waters – che tra l'altro era figlio di un'insegnante – nei confronti del sistema educativo dell'epoca, memore anche delle sue esperienze scolastiche a Cambridge.
Cantata insieme da Gilmour e Waters, era in origine una canzone molto breve, allungata grazie alla trovata di Bob Ezrin (loro produttore per l'album "The Wall") di aggiungere la voce di alcuni bambini che cantano in coro la strofa iniziale. Lo stesso Ezrin l'aveva trasformata suggerendo di dotarla di un ritmo disco music, interpretato da Nick Mason che, prima di suonarla, si recò in una discoteca per aggiornarsi su ritmi a lui poco noti.Nella versione di "8-Tracks", Wilson si diverte a inserire già alla fine di "Money" i celebri effetti di ragazzini che giocano e urlano che si sentivano sul finale della versione originale di "Another Brick In The Wall (Part 2)".
È stato il 45 giri più venduto della storia dei Pink Floyd. Primo in classifica in Inghilterra e in America, oltre che in diversi paesi (non da noi, dove si fermò alla seconda posizione come indicano i dati di Musica e Dischi), ha venduto oltre quattro milioni di copie in tutto il mondo.

Il quinto brano contenuto in "8-Tracks" è l'immancabile ed eterna "Wish You Were Here", compreso l'effetto della ricerca delle stazioni radio che si sentiva nell'album omonimo del 1975 e che Wilson ha considerato opportuno lasciare anche in questa raccolta. È una canzone davanti alla quale trovo impossibile non emozionarmi; da quando è stata eseguita nel 2005 nella celebre reunion della band per il Live 8, non faccio che associarla alle parole usate da Waters per introdurla in quella storica occasion e che non riesco a dimenticare: una dedica a quelli che non ci sono più e a Syd Barrett. L'altra emozione arriva sul finale del pezzo, quando Wright ci delizia con il suono caldo e avvolgente del Minimoog, mentre Gilmour offre meraviglie con lo 'scat' che anticipa l'effetto vento finale, legato da Wilson al ticchettio degli orologi che introduce il brano successivo.

"Time", sesta canzone della raccolta, è anche la più lunga di tutte le otto, grazie all'inclusione della sua appendice naturale, la breve "Breathe (reprise)". Quella di inserire questo brano è una scelta non casuale, che di sicuro avrebbe ispirato il grande Storm Thorgerson, mente creativa della Hipgnosis, che di certo avrebbe risolto il tema della copertina di questa raccolta con uno dei suoi celebri colpi di genio (non si offenda nessuno: quella di "8-Tracks" è veramente brutta).
Il tempo è un tema strettamente legato alla vita di tutti noi ma anche alla storia dei Pink Floyd che, grazie alla loro musica, sembrano essere ormai diventati immortali. Roger Waters aveva scritto quel testo quando aveva poco più di 28 anni, quindi lontano da sentimentalismi o paure tipiche di chi sta affrontando la vecchiaia. Eppure "Time", riletta oggi anche alla luce del successo raggiunto dall'album "senza tempo" che la conteneva, sembra quasi premonitrice di un'infinità vera o presunta legata alla loro musica, destinata a un successo anch'esso "senza tempo".

A proposito di flussi perfetti, il passaggio musicale tra "Time" e la successiva "Comfortably Numb", settimo brano di questa raccolta, non è casuale. Nel suo recente tour, David Gilmour chiudeva i suoi concerti proprio con queste due canzoni, associate nei bis in un crescendo emozionale assolutamente perfetto.
Se si esclude la part 2 di "Another Brick", nella quale le voci di David e Roger si mescolano, solo in "Comfortably Numb" sento per la prima volta la voce solista di Waters da quando ho inserito questa raccolta nel lettore, e devo ammettere che mi mancava proprio. Eseguita dal vivo dai Pink Floyd con e senza Roger, ma anche da Gilmour e Waters nei loro concerti solisti, di questa canzone esistono una miriade di versioni. Tra quelle più amate ci sono, ovviamente, quelle in cui Gilmour si lascia andare a lunghi e rinomati assoli di chitarra, momenti che i fan adorano.
Eppure, a mio parere, la versione in studio registrata da Gilmour, Mason, Waters e Wright nel 1979 resta la più bella di tutte e non sorprende, leggendo la storia del pezzo, che tra i due maestri del litigio (alias Gilmour e Waters) ci siano state vere e proprie scintille nella scelta dell'arrangiamento più adatto. Ne vennero fuori due versioni e un compromesso in fase di missaggio finale, grazie al quale abbiamo ottenuto la canzone definitiva unendo le due proposte.
Quando il 2 luglio 2005 hanno chiuso il loro mini-set al Live 8 proprio con questa canzone, ricordo il sobbalzo del mio cuore per tutta la durata di quella storica esecuzione; ho rischiato il collasso definitivo quando, a fine brano, quei quattro maledetti si sono abbracciati a favore di pubblico e telecamere. Un momento che, si sapeva, non sarebbe durato a lungo.

La potevamo chiudere qui, ma Wilson non ne ha approfittato e ha deciso di fare il romanticone, destinando la chiosa musicale di "8-Tracks" alla versione 'legata' di "Pigs On The Wing", quella cioè che unisce le due parti della canzone – che in origine aprivano e chiudevano l'album "Animals" – con un assolo inedito di Snowy White. È un'improbabile canzone d'amore scritta da Waters nel 1976, all'apice della sua storia con Carolyne Christie, sua seconda moglie (ce ne sono state poi altre due, ma questa è un'altra storia). A parte la sua pubblicazione nelle cassette Stereo 8 dell'epoca, è la prima volta che i Pink Floyd la pubblicano su un loro disco "ufficiale".
Svelato infine il mistero di quella manciata di secondi che allungano questa versione: tutta colpa di Steven Wilson, che si è divertito ad aggiungere all'inizio del brano uccellini, pecore e suoni pastorali vari, cioè quelli che erano gli effetti iniziali di "Sheep" nella versione di "Animals" del 1977.

"8-Tracks", a mio parere, non è la solita minestra riscaldata; anzi, lo trovo un menu di alta qualità per palati fini. Le otto canzoni che fanno parte di questa raccolta sono assolutamente rappresentative degli anni Settanta, i migliori della loro carriera. L'unica 'nota stonata', a mio avviso, è l'assoluta mancanza di un brano dall'album meno amato dai Pink Floyd ma che il pubblico adora: quell'"Atom Heart Mother" del 1970 che li aveva portati per la prima volta in vetta alle classifiche inglesi. "Fat Old Sun" di Gilmour, "If" di Waters o "Summer '68" di Wright non avrebbero sfigurato tra queste perle.

Sul retro della copertina di "8-Tracks" viene utilizzata una celebre fotografia dei Pink Floyd di spalle. Visionari o maleducati? Ci fanno un dispetto o guardano verso un futuro che non conosciamo?
Il tempo, anzi il Tempo, offrirà le risposte a tutte le nostre domande.


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