L’universo del progressive rock ha avuto dei pionieri e i Nektar, nati ad Amburgo nel 1969 ma profondamente britannici nell'anima, sono stati tra i più audaci. Di recente, la band ha ridato linfa alla propria leggenda con una nuova ristampa limitata per il 2026 dell'album "Mission to Mars" che ha riacceso l'entusiasmo degli amanti del genere - ma anche dei collezionisti.
Il viaggio su Marte dei Nektar
Originariamente pubblicato nel 2024, "Mission to Mars" rappresenta il primo capitolo di una trilogia concepita dalla band e segna un nuovo inizio per i Nektar, con l’introduzione di Jay Dittamo alla batteria accanto a membri di lunga data come Ryche Chlanda (chitarre e voce), Kendall Scott (tastiere), Maryann Castello (voce) e il fondatore Derek “Mo” Moore al basso e voce.
L’album è composto da quattro brani che abbracciano sonorità tipiche del prog, integrate con influenze psichedeliche e atmosfere spaziali:
Mission to Mars
Long Lost Sunday
One Day Hi One Day Lo
I’ll Let You In
La title track è un'apertura rock trascinante, una metafora per la ricerca interiore e la crescita personale. "Long Lost Sunday" è un viaggio psichedelico più introspettivo, che richiama le atmosfere di "A Tab in the Ocean", mentre i 10 minuti di "One Day Hi One Day Lo" costituiscono l'apice prog dell'album: strutture complesse, synth orchestrali e un dinamismo ritmico eccellente.
Infine, "I'll Let You In" è la chiusura emozionante e melodica, nata durante il lockdown, che parla di apertura spirituale.Fatto di soli 32 minuti, il disco è un concentrato di idee, dinamiche e melodie avventurose che mostrano i Nektar ancora capaci di esplorare territori sonori moderni senza tradire la loro matrice prog classica. I Nektar sono stati pionieri della musica prog sin dalla fine degli anni ’60 e "Mission to Mars" continua quella tradizione di concept album dall’impronta epica e visionaria, pur in forma più concisa rispetto alle lunghe suite tipiche del passato.
Il sound è un ponte perfetto tra il krautrock delle origini e il symphonic prog più maturo. Nonostante l'assenza dello storico Roye Albrighton (scomparso nel 2016), la chitarra di Ryche Chlanda riesce a catturare lo spirito originale pur portando una freschezza contemporanea.
La ristampa
Il vinile "aqua blue" ad alta grammatura ha una tiratura estremamente limitata: solo 300 copie destinate ai negozi indipendenti e 100 copie numerate a mano e autografate dalla band, disponibili esclusivamente tramite i canali diretti del gruppo. Il mastering è curato per preservare il calore analogico tipico degli anni '70, bilanciando la dinamica delle tastiere moderne con il groove profondo del basso di "Mo" Moore, il quale infatti è il cuore di questo progetto, colui che ha ripreso le redini del gruppo dopo la scomparsa del batterista Ron Howden:
L'uso di tecnologie moderne, come il video 3D rilasciato per la title track, rivela una band che non ha paura di cambiare e di evolversi, pur rimanendo fedele alla propria estetica visiva storica (un tempo curata da Mick Brockett).
"Mission to Mars" dimostra che i Nektar hanno ancora una visione. Il concetto di "missione" non riguarda solo lo spazio, ma è un viaggio verso il proprio "Io superiore", un tema caro alla filosofia prog che oggi risuona più attuale che mai.
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