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I Muse hanno organizzato una caccia al tesoro

19.05.2026 Scritto da Redazione Rockol

Una caccia al tesoro planetaria: frammenti di canzoni nascosti nei codici digitali di enormi cartelloni pubblicitari tra Sydney, New York, Los Angeles, Città del Messico, Parigi e Londra. Nel fine settimana, i Muse hanno sfidato i propri fan a ricomporre un puzzle sonoro sparso per il globo e, pezzo dopo pezzo, il mistero è stato svelato. Oggi quel segreto è di dominio pubblico: si chiama "Hexagons", il nuovo singolo della band.

Il brano è l'ultimo tassello estratto dal loro attesissimo decimo album in studio, "The Wow! Signal". Si unisce a una scia di anticipazioni che ha già visto nascere la nostalgica "Unravelling", l'epica "Be With You" e le sfumature apocalittiche di "Cryogen". 

Con "Hexagons", Matt Bellamy e compagni spengono le macchine del pop moderno per fare un salto indietro nel tempo, dritto alle radici della loro discografia. Le atmosfere sono quelle dei primi anni Duemila: tornano le trame elettroniche intricate e ultraterrene che avevano reso iconico "Origin Of Symmetry" (2001), fuse con la teatralità esasperata e i falsetti celestiali di "Black Holes And Revelations" (2006).

La traccia si apre con una sezione strumentale potente, un muro di suono che introduce l'ascoltatore in un viaggio quasi cinematografico. Poi, d'improvviso, la musica si fa intima e la voce di Bellamy si riduce a un sussurro vulnerabile:

È un continuo gioco di tensioni: la musica sale, crea una suspense d'altri tempi e crolla un attimo prima del ritornello. È qui che il pezzo ritrova la sua spinta propulsiva, trascinato da un falsetto magnetico e da una band che riprende progressivamente quota, dando voce a un grido d'aiuto fantascientifico: "Our resistance is mass-produced / And she will ghost write my obsessions. / Reach out, touch me / And draw me from the sixth dimension / You have been forcing my hand".

Questo viaggio interdimensionale non è un caso. "Hexagons" si allinea perfettamente al nucleo pulsante del nuovo disco, concepito dalla band come un manifesto che unisce "mistero cosmico, speranza esistenziale e l'elettrizzante possibilità di un contatto con qualcosa di infinitamente più grande di noi".

Il titolo stesso dell'album scava in uno dei misteri astronomici più affascinanti dello scorso secolo. Dobbiamo tornare al 1977, quando un radiotelescopio intercettò un potentissimo impulso radio della durata di 72 secondi proveniente dalla costellazione del Sagittario. Per intensità e frequenza, quel segnale sembrava tutto fuorché naturale. Quando l'astronomo che analizzava i dati stampati su carta si accorse dell'anomalia, cerchiò la sequenza di lettere e cifre 6EQUJ5 e, sopraffatto dallo stupore, scrisse a margine un'unica parola: "WOW!".

Quell'eco dallo spazio profondo sta per trasformarsi in musica. L'appuntamento con l'ignoto è fissato: "The Wow! Signal" atterrerà nei negozi e sulle piattaforme di streaming il prossimo 26 giugno.


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