THE BLUES BROTHERS – I FRATELLI BLUES
The Blues Brothers (1980)
regia di John Landis
commedia; durata 2h 13’; produzione Usa
canzoni di AA.VV.; musiche di Elmer Bernstein; supervisione e direzione musicale di Ira Newborn; coreografie di Carlton Johnson
Dopo aver scontato tre anni di reclusione per rapina, Jake (John Belushi) esce dal carcere e trova ad aspettarlo il fratello Elwood (Dan Aykroyd). I due si recano presso l’orfanotrofio dove sono cresciuti e apprendono che rischia la chiusura per i troppi debiti col fisco. L’unico modo onesto per salvare l’istituto è di riunire la loro band e di organizzare un concerto di beneficenza ma, per portare a termine il loro proposito, dovranno superare le più incredibili difficoltà.
Che cosa si può scrivere di nuovo su questo capolavoro di umorismo e musica, con battute memorabili e numeri eccezionali? Forse basterebbe ricordare che è un musical amato anche da chi non ama il musical, grazie anche al fatto che la maggior parte dei numeri sono contestualizzati. Per provare a dire qualcosa di interessante non resta che concentrarsi sull’aspetto musicale.
The Blues Brothers era una band già esistente, formata nel 1978 da John Belushi e Dan Aykroyd, con gli pseudonimi Jake e Elwood Blues, protagonisti di uno sketch musicale per lo storico show televisivo della Nbc Saturday Night Live. Il nome della band lo si deve al compositore Howard Shore, che ai tempi lavorava nel programma. Il primo album pubblicato, “Briefcase full of blues”, balzò al primo posto della classifica Usa e l’euforico Aykroyd scrisse un copione per il cinema, poi modificato e ridotto con l’aiuto del regista John Landis, opportunamente coinvolto nel progetto, che si rivelò particolarmente costoso. Alla prima uscita negli Usa gli incassi della pellicola fecero temere il peggio, ma, per fortuna, all’estero divenne subito un cult.
I due più grandi meriti dell’opera sono quello di essere forse il musical più divertente della storia del cinema e poi di aver riportato in auge i generi più classici della black music grazie a un impressionante parterre di interpreti e a un uso formidabile delle canzoni di repertorio, ben incastrate nel racconto. Si parte da un gigante come James Brown, nei panni del reverendo Cleophus James, che infonde di luce divina Jake intonando The Old Landmark, gospel (forma contratta di God Spell, “Sillaba di Dio”) scritto da William Herbert Brewster, pubblicato nel 1949, che vanta innumerevoli incisioni. Nel coro spicca Chaka Khan. Nel negozio di strumenti musicali avviene l’incontro con un’altra leggenda della musica: Ray Charles, padre del soul. Shake a Tail Feather (Muovi il sedere), scritta da Verlie Rice, Otha Hayes e Andre Williams, originariamente portata al successo nel 1963 dai Five Du-Tones, è il brano che Charles e i fratelli Blues cantano insieme. Poi è la volta di Aretha Franklin, che si esibisce in una nuova versione della sua hit del 1968 Think, rivolgendosi al marito (Matt “Guitar” Murphy) che si sta unendo alla band lasciandola sola a lavorare nel Soul Food Cafe. Come se non bastasse, il grande vecchio Cab Calloway (che interpreta l’inserviente dell’orfanotrofio), protagonista della mitica stagione del Cotton Club negli anni Trenta, intona la sua celeberrima Minnie the Moocher (“Minnie la scroccona”, successo del 1931), cercando di intrattenere il pubblico del teatro in attesa dei Blues Brothers. Per finire, la leggenda del blues John Lee Hooker compare come musicista di strada, cantando e suonando l’irresistibile Boom Boom, originariamente pubblicata nel 1962.
Oltre a queste incredibili partecipazioni, Jake e Elwood con la Blues Brothers Band si producono in una sfilza clamorosa di brani intramontabili come Gimme Some Lovin’, Everybody Needs Somebody to Love, Stand by Your Man, Sweet Home Chicago. Quando, alla fine del film, la band viene incarcerata suona Jailhouse Rock per i detenuti. Joe Walsh degli Eagles, amico di John Belushi, è il primo prigioniero a saltare sul tavolo e a iniziare a ballare.
Alcuni brani suonati dalla band hanno funzione di musica extradiegetica, ad esempio il blues She Caught the Katy (di Taj Mahal e Yank Rachell), durante i titoli di testa, e Peter Gunn Theme scritto da Henry Mancini, che ascoltiamo in più momenti. Nel commento musicale c’è spazio anche per Hold On, I’m Coming, successo di Sam & Dave, la Cavalcata delle valchirie di Richard Wagner, Anema e core cantata da Ezio Pinza e per tanti altri artisti (Fats Domino, Elmore James, Louis Jordan, Otis Redding, ecc.).
In questa valanga di musiche e canzoni preesistenti l’apporto del veterano Elmer Bernstein è limitato alla God Music, il coro angelico che suggella la visione divina di Jake, mentre Ira Newborn si è occupato della direzione e supervisione delle musiche.
Chi volesse prolungare il divertimento può recuperare la Collectors’ Edition del film che dura circa 15 minuti in più rispetto alla versione originale, includendo scene ampliate e aggiunte.
Ed ecco la formazione della Blues Brothers Band, Belushi e Aykroyd a parte: Matt “Guitar” Murphy (chitarra), ex membro delle band di Howlin’ Wolf e Memphis Slim, Steve “The Colonel” Cropper (chitarra), Donald “Duck” Dunn (basso), entrambi provenienti dai Booker T & the MG’s, Paul “The Shiv” Shaffer (tastiere, cori), Willie “Too Big” Hall (batteria e cori, membro dei Bar-Kays), Lou “Blue Lou” Marini (sassofono), Tom “Bones” Malone (sassofono, trombone, tromba, cori) e Alan “Mr. Fabulous” Rubin (tromba, cori). La scena in cui la band appare in una sauna, vestita solo con asciugamani, è ispirata alla foto di copertina dell’album dei Blood, Sweat & Tears “No sweat” (1973). Lou Marini e Tom Malone militavano nei BST e appaiono in entrambe le scene della sauna. La band è ancora attiva, con Jim Belushi al posto del fratello John (scomparso nel 1982) e altri sostituti. Il film ha avuto un sequel decisamente meno fortunato realizzato nel 1998. L’album pubblicato dalla Atlantic contiene solo 11 brani.
Estratto da “Lo spettacolo comincia. Dizionario dei grandi musical cinematografici”, di Eugenio Tassitano, Arcana Edizioni
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