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I duetti di Chrissie Hynde: grandi voci per grandi canzoni

13.11.2025 Scritto da Elena Palmieri

Qualunque siano le motivazioni dietro "Duets special", Chrissie Hynde sembra voler ribadire di poter cantare qualsiasi cosa, in qualsiasi modo. Il nuovo progetto della frontwoman dei Pretenders, che della sua attività solistà segue la raccolte di cover di Bob Dylan, si presenta come un’affermazione che non suona tanto come una sfida, ma come un atto di consapevolezza. Le grandi canzoni scelte per questo album vengono attraversate con naturalezza, in una forma personale e scarnificata che lascia emergere le voci, i respiri e le presenze degli ospiti. In "Duets special" Hynde veste i vari brani di intimità, in compagnia di una serie di amici e colleghi, tra cui Dave Gahan, Shirley Manson, Brandon Flowers, Debbie Harry, Dan Auerbach, Alan Sparhawk e altri. Tutti prestano la propria vocalità e il proprio universo sonoro a un disco che non cerca di reinventare nulla, ma di riaccendere il senso del canto come gesto condiviso.

Dietro la calma apparente di queste tredici tracce, per quasi 50 minuti di musica, si percepisce la tensione di un’artista che non ha mai conosciuto la passività. "Chrissie Hynde è la più grande cantante rock donna di sempre", ha twittato lo scorso anno Flea dei Red Hot Chili Peppers. Cresciuta dentro la frenesia del punk britannico, Hynde è diventata con i Pretenders una delle poche figure del rock capace di incarnarne l’essenza più autentica, preservando il suo status di icona femminile del genere. E la sua carriera è costellata di collaborazioni, di incroci, di momenti in cui la voce si misura con altre voci. "Duets special" è ora un’estensione di questa attitudine, offrendosi come una collezione di interpretazioni in cui la musicista ascolta e dialoga più che dichiarare.

Il duetto postumo con Mark Lanegan in "Can’t help falling in love" è il cuore emotivo del disco. La canzone, resa fragile e spoglia, vibra di un dolore che non cerca consolazione, mentre la voce ruvida e distante di Lanegan si intreccia con quella di Hynde in un incontro che non è mai avvenuto nella realtà ma che suona inevitabile. "Non ho mai avuto modo di incontrarlo. Ho letto il suo libro 'Sing backwards and weep', e solo allora mi sono avvicinata alla sua musica", ha scritto la 74enne artista a proposito del musicista scomparso nel 2022: "È stato allora che ho capito cosa mi ero persa. Un grandissimo cantante e autore. Ci siamo scritti via e-mail, e non vedevo l’ora di conoscerlo di persona. Ma il destino aveva altri piani". Questa cover della nota interpretazione di Elvis del 1961, è un momento che ferma il tempo, come se due linee parallele trovassero per un attimo un punto d’intersezione. Altrove, la malinconia assume forme diverse, e "Dolphins" con Dave Gahan diventa un rito sospeso tra blues e psichedelia. "I’m not in love" con Brandon Flowers, invece, gioca sul contrasto tra controllo e abbandono, come se entrambi esplorassero la distanza tra memoria e sentimento. Shirley Manson, in "Love letters", riporta Hynde a un pop di altra epoca, dove la voce si fa mezzo di confessione più che di esibizione.

C’è poi l’eleganza di Julian Lennon in "It’s only love", un brano che rimanda inevitabilmente al padre e al repertorio dei Beatles, ma che qui viene trattato con una leggerezza quasi ironica, come se Hynde sapesse di muoversi in un territorio mitico e decidesse di attraversarlo senza inchinarsi. A proposito di Beatles: dopo averla vista duettare con Paul McCartney in "Oh, Darling!" durante il concerto tributo dei Foo Fighters a Taylor Hawkins nel 2022 a Wembley (qui il nostro racconto da Londra), l’unica cosa che davvero potrebbe mancare è una rilettura in stile "Duets special" proprio con Macca - un incontro che completerebbe il cerchio di una carriera costruita nel dialogo tra passato e presente.

"Duets special" non è un disco di reinvenzione, ma di riconoscenza, che si propone come un esercizio di memoria e presenza ribadendo la centralità della voce come strumento di verità, come spazio in cui le canzoni possono tornare a respirare. Chrissie Hynde, ancora una volta, dimostra di non aver bisogno di affermare la propria grandezza: le basta cantare, e lasciare che siano le canzoni - e i suoi ospiti - a farlo per lei.

(Articolo originale su Rockol.it)

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