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I Death Cab for Cutie contro il dolore

28.05.2026 Scritto da Elena Palmieri

I Death Cab For Cutie tornano il 5 giugno con “I built you a tower”, undicesimo album in studio e primo lavoro pubblicato per ANTI- Records dopo oltre vent’anni con Atlantic. Prodotto da John Congleton, già al fianco della band in “Asphalt Meadows”, il disco arriva in una fase in cui Ben Gibbard guarda alla storia del gruppo senza restarne prigioniero, trasformando il dolore personale in una riflessione più ampia su perdita, memoria e sopravvivenza emotiva.

Dove eravamo rimasti

Negli ultimi anni i Death Cab for Cutie hanno attraversato il proprio passato da una posizione privilegiata ma anche rischiosa. Il tour per i vent’anni di “Transatlanticism”, portato in scena insieme alle celebrazioni di “Give Up” dei Postal Service, e poi i concerti per il ventennalle di "Plans", hanno rimesso Gibbard davanti alle canzoni scritte quando era poco più che ventenne, in un periodo in cui la sua voce narrativa era spesso quella di un uomo ferito, convinto di avere subito qualcosa e incline a raccontare la fine di una relazione dal punto di vista del dolore immediato. Oggi quella prospettiva non gli basta più. Dopo un secondo divorzio, Gibbard ha spiegato di non voler scrivere un altro disco di rottura come avrebbe fatto a ventisei anni. Il punto non è più puntare il dito o ricostruire la fine di un matrimonio, ma capire cosa succede dentro una persona quando cerca di continuare a vivere, lavorare e salire sul palco mentre il dolore resta lì, organizzato alla meglio in qualche angolo della mente. In una lunga intervista concessa di recente a "The Line of Best Fit", il frontman dei Death Cab For Cutie ha ripensato al tour per i vent’anni di “Transatlanticism”, con cui il musicista ha celebrato contemporaneamente il ventennale dell’unico disco dei Postal Service, e ha ricordato: "Ero in tour con i Death Cab e i Postal Service nel pieno di uno dei momenti peggiori della separazione. E dovevo mettere da parte tutto ciò che stava succedendo nella mia vita reale per andare a vivere la mia vita da ventiseienne per due ore. C’era un continuo cambio di contesto necessario per riuscire a fare il mio lavoro”. Sul recupero di canzoni di vent'anni fa rispetto al presente, Gibbard ha poi affermato:

"I Built You a Tower"

“I Built You a Tower” nasce proprio da questa nuova consapevolezza. Gibbard ha raccontato di avere iniziato a pensare alla propria vita come a uno skyline, con edifici diversi destinati a contenere ricordi, relazioni, traumi e parti del passato. La "torre" del titolo è la struttura mentale costruita per tenere insieme ciò che fa male, una forma di difesa che però non può reggere per sempre. Il dolore, prima o poi, trova una crepa. “Ho iniziato a pensare alla mia vita come a uno skyline”, ha spiegato il musicista a "The Line of Best Fit": “Guardo lo skyline di Seattle e vedo edifici di dimensioni diverse, con importanza e presenza differenti. Quel grande grattacielo è la band, o qualcosa del genere. Tutti i ricordi legati alla band vivono dentro quell’edificio. Un edificio più piccolo potrebbe essere una relazione dei miei vent’anni, durata magari un anno, con una persona che oggi non sento più, ma di cui conservo ancora dei ricordi”. Ha aggiunto: “Compartimentalizzi tutti questi ricordi dentro degli edifici così che non stiano in mezzo alla strada a urlarti addosso ventiquattr’ore su ventiquattro. Puoi entrare in quell’edificio e vivere quei ricordi per un po’, rivivere esperienze passate, i momenti belli e quelli brutti, ma alla fine della giornata puoi chiudere la porta”.

Il disco è stato registrato in tre settimane agli Animal Rites di Los Angeles, lo studio di John Congleton, con parti aggiuntive realizzate a distanza dai membri della band nelle loro case tra Seattle, Bellingham, Los Angeles e Portland. Il risultato sembra nascere da un equilibrio più solido tra i cinque musicisti, con brani che Gibbard sentiva già compiuti nelle demo e con una scelta più netta di lasciare spazio alle canzoni, senza riempire ogni vuoto con strati inutili di chitarre o tastiere.

I singoli “Riptides” e “Punching the Flowers” indicano bene la direzione del disco. Il primo racconta la paralisi che nasce quando le difficoltà personali si intrecciano alle tragedie del mondo, mentre il secondo espone in modo più duro e diretto le zone meno pacificate del narratore. Non è un album che cancella la fragilità, ma un disco che prova a guardarla senza trasformarla in posa. In questo senso “I Built You a Tower” sembra segnare un passaggio importante per una band che ha costruito la propria identità sull’introspezione, ma che ora cerca un linguaggio più adulto per raccontare la stessa materia emotiva.

Anche il passaggio ad ANTI- ha un valore simbolico. Dopo il lungo periodo con Atlantic, iniziato con “Plans” nel 2005, i Death Cab tornano a un’etichetta indipendente senza rinnegare ciò che la major ha rappresentato per la loro crescita. È un nuovo capitolo, ma non una fuga dal passato. Piuttosto, è il tentativo di rimettere al centro la libertà creativa e il piacere di essere ancora una band capace di scrivere canzoni nuove, invece di limitarsi a celebrare ciò che è già diventato memoria collettiva. “Erano persone che credevano davvero in ciò che facevamo e nessuno si è mai presentato in studio cercando di costringerci a fare featuring imbarazzanti o co-writing forzati”, ha spiegato Gibbard nell'intervista a "The Line of Best Fit" a proposito del periodo con Atlantic: "Non è che entrassi in studio pensando di dover scrivere una hit. Ma eravamo su una major e fino a poco tempo fa la radio era una delle ragioni principali per cui Atlantic ci aveva messi sotto contratto. Nel 2003 e 2004 la musica del nostro mondo non passava nelle radio alternative, e volevamo vedere cosa sarebbe successo. Forse avremmo raggiunto un pubblico più ampio. Credo che quella mentalità si era infiltrata nel nostro modo di lavorare. Tornare su un’etichetta indie mi fa sentire più libero”.

I Death Cab for Cutie in Europa

Nel 2026 i Death Cab for Cutie porteranno “I Built You a Tower” in tour con una serie di date estive in Nord America e una serie autunnale tra Europa e Regno Unito. Al momento non sono previsti concerti in Italia. La parte europea del tour partirà il 16 settembre dal 3Olympia Theatre di Dublino e proseguirà il 19 settembre all’O2 Victoria Warehouse di Manchester, il 20 settembre al Corn Exchange di Edimburgo, il 21 settembre alla Glasshouse di Gateshead, il 23 settembre al Prospect Building di Bristol, il 25 e 26 settembre al Troxy di Londra, il 29 settembre al TivoliVredenburg di Utrecht, il 30 settembre al Cirque Royal di Bruxelles, il 1° ottobre alla Columbiahalle di Berlino e il 3 ottobre all’Élysée Montmartre di Parigi. Per una band che sa bene quanto il proprio passato pesi sul presente, queste date rappresentano anche un modo per spostare l’attenzione in avanti. A questo punto della carriera, infatti, l’obiettivo dei Death Cab for Cutie sembra essere fare il miglior disco possibile oggi e ricordare a chi li segue perché ha amato questa band, senza chiedere alle vecchie canzoni di fare tutto il lavoro.


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