Glen Hansard aveva il potere di far succedere sempre qualcosa di imprevisto, con la sua musica. Possiamo chiamarla magia, o carisma. O semplicemente una grande, enorme umanità, che accompagnava un senso per la musica unico. Generosità e talento in Glen Hansard erano due lati della stessa medaglia: aveva vinto un Oscar, suonava con Springsteen e Vedder, ma era rimasto sostanzialmente un busker come agli esordi nelle strade di Dublino, uno che suonava per il piacere di farlo, con gli amici rockstar o con i suoi amici italiani. È stato, semplicemente, uno dei più intensi musicisti degli ultimi 20 anni: la notizia della sua scomparsa - per un incidente in moto vicino a Dublino questa notte - è una di quelle che ti lasciano senza parole, un vuoto difficile da spiegare.
Raramente ho visto nella musica una tale coincidenza tra persona e personaggio, tra l’intensità delle canzoni e quella dell’uomo. L’ho incontrato tante volte e su Rockol l’abbiamo seguito sempre con affetto e attenzione, perché alla base di tutto c’erano grandi canzoni in una tradizione precisa, tra rock, cantautorato e “celtic soul”. Ma anche dopo l’Oscar e nei momenti di maggior successo non era mai diventato una superstar, era rimasto generoso come agli inizi. Non si negava mai: una canzone in più sul palco, un’intervista che durava più a lungo, un video da pubblicare, un saluto a fine show o un concerto solo per i suoi amici italiani con cui da anni aveva un rapporto speciale. Tornava spesso a Lucca, ormai era di casa - e da lì stamattina ha iniziato a circolare in Italia la notizia.
Io mi sono innamorato della sua musica per caso più di vent’anni fa, per un CD in un negozio di dischi che aveva uno sticker con una frase di Damien Rice che metteva assieme i Frames, la sua prima band, ai Radiohead. Erano in realtà molto diversi: molto meno cerebrali di Thom Yorke e soci, molto più emotivi. Fu amore istantaneo: li ho inseguiti finché nel 2006 non passarono dall’Italia, a Milano - alla Casa 139, negli stessi giorni in cui Damien Rice presentava il suo disco nello stesso luogo. Mi fermai a chiacchierare con lui e rimasi stupito dal modo di parlare come se ti conoscesse da sempre.
Fu il primo di tanti incontri negli anni, in cui è sempre scattata quell’imprevedibilità che portava a qualcosa fuori dall’ordinario. Qualche anno dopo, concordai di raggiungerlo al Conservatorio prima di un concerto degli Swell Season. L’idea era filmare qualche canzone per il sito: arrivai da solo, con tre telecamere: lui, Markéta e Colm (il violinista dei Frames che lo accompagnava anche con gli Swell Season) si misero a suonare. Io chiesi “What Happens When the Heart Just Stops”: era ed è la mia canzone preferita dei Frames. Loro andarono avanti e decisero di suonare “Drive All Night” - ben prima che la cover di Springsteen diventasse una delle sue canzoni più amate. In quel momento si allineò tutto: una performance bella da brividi venne ripresa quasi alla perfezione da tre telecamerine scarse (era il 2010…) e anche l’audio del cortile del Conservatorio sembrava quasi professionale. Anche loro rimasero senza parole per l’unicità di quel momento, lo si vede ancora nei loro volti.
Fu solo la prima di diverse stupende performance che abbiamo filmato. Spesso andava così: lui suonava una sua canzone, io gli chiedevo una cover, lui la faceva: rimaneva pur sempre un busker. Ne suonò due pazzesche dei Pearl Jam, “Wishlist” e “Present Tense”, una nei nostri uffici, un’altra nei camerini dell’Alcatraz. Qualche anno fa l’abbiamo raggiunto nei dintorni di Barolo, dove la sera doveva suonare con Eddie Vedder. Non si ricordava di dover fare un’intervista, ma in quell’albergo tra le colline delle Langhe c’era un piano e si mise a suonarlo. Poco dopo mi presentò Eddie Vedder, che girava da quelle parti: “Vuoi una foto con Eddie? Eccolo lì”. Io non sapevo più dove guardare. Ma sapevo anche che non era la prima volta che stare nei dintorni di Glen faceva succedere cose del genere. Se parlate con chiunque ci abbia avuto a che fare, avrà altri aneddoti del genere.
Per non parlare dei suoi concerti: la magia, l’intensità erano all’ordine del giorno: poteva essere qualcuno chiamato sul palco, una cover inserita in scaletta all’ultimo, un brano cantato a pieni polmoni e senza amplificazione con la platea che si ammutoliva, o la performance che andava avanti oltre il sipario. Ho avuto la fortuna di vederlo tante volte, ma mai abbastanza.
Gli ultimi concerti italiani li ho persi - certe volte la vita si mette di mezzo - ma mi ricordo l’ultima intervista che gli ho fatto su Zoom. Mi risuonano queste parole, quando mi raccontò un aneddoto di un suo incontro con Springsteen: “Celebra i tuoi successi, Glen, si raccomandò Bruce. Quando nella tua vita succede qualcosa di bello, porta tua moglie a cena, vai in vacanza. Ricorda i tuoi successi. Se no sarà solo un altro giorno in ufficio e te lo perderai”.Oggi non è un giorno come un altro: ci troviamo a fare un altro tipo di celebrazione. Ma sapendo che Glen Hansard è un artista che ha celebrato la musica nel modo migliore possibile, ogni giorno. E a noi rimane un solo modo per celebrarlo davvero: continuare ad ascoltarlo e ringraziare che un uomo e un artista del genere abbiano incrociato le nostre strade di appassionati del rock.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link