C’è sempre un rischio quando un rapper italiano incrocia un simbolo del rap americano: quello di trovarsi davanti a un’operazione di marketing travestita da collaborazione artistica. Feat costruiti a tavolino, artisti che non si sono mai visti, strofe spedite e incollate su un beat qualsiasi. “Phantom”, invece, va da un’altra parte. Il singolo che unisce Geolier e 50 Cent regge l’onda d’urto proprio perché schiva quei proiettili. La voce napoletana esordisce così: “Oh fratè, ora ti dico una cosa, io sono come 50 Cent. Anche se mi riempiono di botte e colpi, io non muoio”, il riferimento è ai nove colpi di pistola che nel 2000 raggiunsero il rapper di New York, senza però ucciderlo e aumentando così la sua aura. L’incontro non suona finto, non dà l’idea di due mondi accostati solo per fare rumore. C’è una linearità espressiva evidente, quasi rara per questo tipo di operazioni. Non è un dettaglio secondario il fatto che Geolier e 50 Cent usino lo stesso flow.
È lì che si capisce che il brano è stato pensato. Le fotografie sui social che li ritraggono insieme non sono un semplice contorno promozionale: sembrano la prova che questa collaborazione è passata anche da un rapporto. Oggi non è affatto scontato. “Phantom” ha anche un peso storico preciso: Geolier è il primo rapper italiano a pubblicare un singolo con 50 Cent, che senz’altro non è più quello di vent’anni fa, di scelte e operazioni discutibili ne ha fatte, ma resta un’icona. Il brano è contenuto nel disco di prossima uscita “Tutto è possibile” e arriva come terzo estratto dopo “Fotografia” e “081”, segnando un punto di svolta simbolico nel percorso dell’artista napoletano, tra spinta internazionale e radici campane profonde. Nel nuovo progetto in uscita il 26 gennaio, infatti, ci sono sia Anuel AA, nome influente latin trap, sia la voce del compianto Pino Daniele.
La produzione di “Phantom”, firmata da Low Kidd e Lazza, è uno degli elementi che fanno funzionare il pezzo. Un beat costruito su un giro di piano pulito, accompagnato dalle batterie, forse meno aggressivo di quanto ci si sarebbe potuti aspettare da un incontro del genere, ma proprio per questo efficace: non spettacolarizza, privilegia il flow. Ed è una scelta intelligente, perché sia Geolier che 50 Cent lavorano di misura, con un andamento controllato, compatto, quasi speculare. Il ritornello, inoltre, richiama apertamente “Gangstas” di Pop Smoke, inserendo un piccolo, ma significativo tributo che si incastra bene nell’immaginario del brano. “Guarda, sto chiuso dentro il Phantom (è un auto, ndr)” è una frase che entra in testa subito, si fissa, funziona. Non è solo un hook furbo e riuscito: è un’immagine che sintetizza lusso, isolamento, potere e minaccia, tutti elementi centrali nel linguaggio del pezzo.
Dal punto di vista testuale, “Phantom” non suggerisce profondità, anzi: è un brano di ego trip, strada, armi, uomini a terra, vita vissuta e raccontata secondo i codici classici. Non c’è molto da analizzare sul piano lirico, ed è giusto dirlo. Ma il valore del singolo sta altrove. È un valore simbolico, di posizionamento, di credibilità. Geolier, qui, è stato bravo a non cadere nel feat forzato, a non inseguire l’evento fine a se stesso, a costruire tutto il racconto, con il suo team, in modo incisivo. “Phantom” poteva essere un’operazione fatta e finita in laboratorio, e invece regge perché sembra figlia di qualcosa di effettivamente reale.
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