A riprova di quanto si stia parlando di loro, sui social in questi ultimi giorni è riemerso un video del 2022 realizzato per il sito La Blogothèque, nel quale i Geese suonano a modo loro “Stayin’ alive” dei Bee Gees. All’epoca la band aveva alle spalle un solo album, “Projector”, uscito nel 2021: non era ancora la band acclamata dalla critica mondiale come - per citare il New Yorker - «la redentrice di un certo tipo di rock and roll rumoroso e senza legge» e la clip fu vista solo dai pochi che già seguivano il quartetto composto da Cameron Winter, Dominic DiGesu, Max Bassin ed Emily Green. Oggi è tutto diverso. Le reazioni al video della cover sguaiata, scomposta e volutamente chiassosa di “Stayin’ alive” sono sostanzialmente due e restituiscono alla perfezione la capacità dei Geese di dividere, di creare su di sé del dibattito. Da un lato ci sono gli apocalittici, dall’altro gli integrati. I primi accusano il gruppo di un’iconoclastia fine a sé stessa. I secondi come qualcosa di assolutamente nuovo e dirompente per il rock mondiale. La domanda è lecita: ci troviamo davanti a dei geni o a degli imbroglioni? I Geese sono davvero una band capace di riscrivere le regole del gioco oppure quello di Cameron Winter è solo un gruppo di ragazzi bravissimi a mescolare le carte, confondere le acque e sembrare più rivoluzionari di quanto siano realmente?
Un album chiacchieratissimo
“Getting killed”, l’album uscito lo scorso settembre, ha acceso sui Geese un riflettore enorme. Alla fine dell’anno è risultato essere il secondo miglior disco del 2025 secondo la critica mondiale, dietro a “Lux” di Rosalía e davanti a “DeBÍ TiRAR MáS FOToS" di Bad Bunny. Negli undici brani che compongono “Getting killed” c’è di tutto: l’album suona come una specie di centrifuga musicale che mescola generi, epoche e linguaggi, dal noise rock dei Sonic Youth e dei Jesus Lizard all’hard rock di Led Zeppelin e Black Sabbath, passando per il post punk americano à la Television e pure il free jazz. Pitchfork ha assegnato al disco un voto altissimo, 9 su 10, sottolineando come l’attitudine anarchica sia la vera cifra distintiva di “Getting killed:” «I Geese sembrano a proprio agio tanto nel perdersi in jam selvagge quanto nel creare inni da stadio come “Taxes” o canzoni d’amore come “Half Real”». Il New Yorker ha scritto che i Geese vengono spesso paragonati a band ambiziose di inizio millennio come Radiohead e Strokes, ma che gli Stooges «potrebbero essere l’analogo più accurato, almeno a livello di atteggiamento, se non proprio musicale». Il Guardian, lodando elementi come «l’invenzione, l’irriverenza, l’abilità melodica e la spavalderia» ha scritto che “Getting killed” è «un’ondata di terrore al momento giusto: una combinazione di dissonanza sonora, il massimalismo sgangherato di “100 Horses”, il frenetico accumulo di voci e groove della title track, e testi surreali e sarcastici». L’Atlantic, infine, ha notato che i Geese appartengono alla prima generazione di «nerd musicali cresciuti con i servizi di streaming», e che avendo avuto accesso a un catalogo musicale praticamente sconfinato, grazie alle piattaforme, hanno avuto un vantaggio competitivo enorme rispetto ai gruppi precedenti (ma ha dimenticato di citare i Greta Van Fleet e i “nostri” Måneskin). «Hanno studiato tonnellate di vecchi dischi, e hanno avuto la possibilità di saccheggiarli tutti», ha osservato il quotidiano.
L'accusa di inautenticità
Dietro l’esplosione del gruppo c’è la Partisan Records, etichetta specializzata nello scovare band rock nuove e interessanti: prima gli Idles, poi i Fontaines D.C., ora i Geese. Che non sono propriamente un fenomeno nato dal nulla, dal sottosuolo puro e incontaminato, ma un fenomeno incanalato e in qualche modo potenziato. Per gli apocalittici, una storia non molto romantica da raccontare, in virtù della quale i Geese sarebbero semplicemente l’ennesimo fenomeno costruito a tavolino, un prodotto confezionato con cura e ben impacchettato, venduto come un gruppo abbastanza sperimentale da piacere ai giornalisti e abbastanza accessibile da non spaventare davvero nessuno. Un equilibrio calibrato con precisione, in virtù del quale quel caos che ha reso la band così attenzionata non sarebbe un caos spontaneo, ma controllato a comodando.
E quindi?
Forse la risposta - geni o imbroglioni? - sta semplicemente nel mezzo. Perché (ri)ascoltando noin solo la cover di “Stayin’ alive” ma anche i brani di “Getting killed” i Geese sembrano davvero dei prestigiatori: rubano idee ovunque, le smontano, le ricombinano. Pazienza se a tratti sembrano più interessati a stupire che a emozionare: il talento c’è. Ed è innegabile. E se i Greta Van Fleet si erano macchiati del peccato di proporre un rock derivativo - la stessa accusa mossa ai Måneskin, peraltro accusati anche di suonare fin troppo patinati - i Geese quantomeno rubando qui e là sono riusciti a inventarsi qualcosa che non s’era mai sentito prima di loro. Geni o imbroglioni che siano, sono riusciti a dimostrare che il rock non solo è ancora vivo, ma può perfino tornare ad essere competitivo nel grande gioco del pop globale, purché sappia essere intelligente, sfacciato e contemporaneo.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link