Ci sono artisti che puoi giudicare anche attraverso quello che non fanno. Future appartiene a questa categoria. Dopo quindici anni di carriera e una discografia che ha contribuito a cambiare in modo decisivo il rap contemporaneo, da lui non ci si aspetta semplicemente un altro “buon album”. Ci si aspetta una deviazione, un rischio, qualcosa che sposti ancora una volta il confine, musicale o personale. E il contesto rendeva l'attesa ancora più alta. “The Real Me” è il primo vero album solista di Future dopo “I Never Liked You” del 2022, arrivato dopo “Mixtape Pluto” e dopo i due progetti con Metro Boomin, “We Don't Trust You” e “We Still Don't Trust You”. Nel frattempo Future ha continuato a essere una presenza enorme nel rap americano, tra collaborazioni, classifiche e momenti come “Like That”, insieme a Metro Boomin e Kendrick Lamar, che ha contribuito ad accendere la faida tra Kendrick e Drake.
Il titolo “The Real Me” sembrava promettere qualcosa di diverso. Future aveva spiegato di voler raccontare una nuova parte di sé. Sia chiaro: non è un disco fallimentare, tutt’altro, (è primo in Billboard ed è godibile), ma è un progetto che in troppi frangenti sembra accontentarsi, senza esplorare. La domanda è subito centrale: che cosa c'è qui che non abbiamo già sentito? Poco. “The Real Me” prova a mettere insieme le diverse facce di Nayvadius Wilburn: il rapper tossico e sentimentale, il miliardario solitario, il donnaiolo che cerca fedeltà, l'uomo che ha costruito una maschera così grande da non sapere più dove finisca il personaggio e dove cominci la persona. È un tema enorme, ma il disco spesso sembra un archivio di Future riaperto e rimesso in ordine. “Money Over Everything” è il Future del lusso e dell'eccesso, “Tank Top Pluto” quello più aggressivo, “Weight Up” quello narcotico e opulento. “Konnichiwa” è forse uno dei momenti più riusciti proprio perché queste diverse identità convivono nella stessa canzone, tra voci sovrapposte, distorsioni e cambi di registro.
Qui l'idea dell'abum coincide finalmente con la musica. Ma non succede abbastanza spesso. “California Girls” funziona soprattutto per la leggerezza con cui Future gioca con la propria voce, mentre “Snow In Skyami” porta al centro una delle sue contraddizioni più interessanti: avere tutto e continuare a desiderare ciò che il denaro non può comprare, come fiducia, lealtà e pace. È un territorio che Future conosce benissimo, ma proprio per questo avrebbe bisogno di spingersi più in profondità. Lo stesso vale per “Build A Bitch”, che spinge verso una direzione, ma non la completa. Quando invece prova a uscire dal suo terreno abituale, i risultati sono alterni. “2018” gioca con una voce acutissima e caricaturale, ma l'effetto resta più curioso che significativo. “Alice”, prodotto da Pharrell Williams, prova a portarlo verso un suono più luminoso e accessibile, mentre “Hollywood” cerca una dimensione più nostalgica e cinematografica. Sono esperimenti.
Anche “Radio”, scelto come primo singolo e pensato per accompagnare l'inizio di una nuova fase, lascia una sensazione simile: Future sa perfettamente come costruire una canzone che suoni come Future, ma non necessariamente come qualcosa che non abbiamo mai sentito da lui. Poi arrivano “Big Moment” e soprattutto “Cast A Spell”, ed è qui che il disco trova qualcosa di più vicino al Future che vorremmo ascoltare. La seconda, con quella produzione notturna e malinconica, richiama inevitabilmente il mondo di “HNDRXX”, ma senza sembrare soltanto un esercizio nostalgico. C’è qualcosa in più. Future appare più stanco, più vulnerabile, meno interessato a confermare il personaggio.
È significativo che un altro dei momenti più importanti del disco sia segnato “dall'esterno”: in “No Misery” compare la voce di André 3000, tratta dal documentario “The Wizrd”. Il suo discorso sul dolore che sta dietro alla musica di Future sembra quasi indicare la strada che l'album avrebbe potuto seguire. Ma Future non la percorre abbastanza. Ed è qui che la promessa di “The Real Me” rimane a metà. Il disco sembra voler scavare sotto la superficie del personaggio, ma spesso torna rapidamente agli stessi codici, musicali e lessicali. In sostanza è un tuffo che non lascia indifferenti, che regala alcuni panorami interessanti, ma che per essere davvero rilevante avrebbe dovuto andare più in profondità, rischiando di più, sia sul sound che nelle liriche.TRACKLIST
TRACKLIST
"Fukk a Interview”
“One Two”
“No Misery”
“California Girls”
“Tank Top Pluto”
“Weight Up”
“Konnichiwa”
“Trench Coat”
“Snow in Skyami”
“Build a Bitch”
“Radio”
“2018”
“Money over Everything”
“Off the Hinge”
“If I Could”
“Big Moment”
“Cast a Spell”
“Kick”
“Hollywood”
“Feeling I Give”
“Alice”
“Eye to Eye”
“Fukk a Interview”
“One Two”
“No Misery”
“California Girls”
“Tank Top Pluto”
“Weight Up”
“Konnichiwa”
“Trench Coat”
“Snow in Skyami”
“Build a Bitch”
“Radio”
“2018”
“Money over Everything”
“Off the Hinge”
“If I Could”
“Big Moment”
“Cast a Spell”
“Kick”
“Hollywood”
“Feeling I Give”
“Alice”
“Eye to Eye”
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