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Fanzinet, a che punto è il progetto? Parla Paul Shiva

06.01.2026 Scritto da Franco Zanetti

Lo abbiamo annunciato qualche mese fa, e mi fa piacere aggiornarvi sull’evoluzione del progetto Fanzine ideato da Paul Shiva, che qui sotto mi aggiorna sulle novità in merito.

 

Ho iniziato a sviluppare il progetto “Capit Mundi?” muovendo dall’assunto che, essendo noi i nostri percorsi, per comprendere di più il presente, sia spesso inevitabile dover riavvolgere il nastro esistenziale. Per questo mi piace definirlo come un rewind antropogenetico.

Non si tratta, in definitiva, semplicemente di comprendere di più il presente ma anche –  soprattutto - individuare gli eventuali “passi falsi” compiuti, conditio sine qua non per poter - a ragione - sperare di non ripeterli: d’altronde “chi non conosce la storia” non  “è” sempre “condannato a ripeterla”?

All’inizio degli anni 80 contrassi, come milioni di altri adolescenti, il virus della “Pandemia Punk-77”. Il punk, con la sua parola d’ordine “Do It Yourself” fu quella scintilla che mi condusse a creare gruppi musicali (Negative Existence, No Existence, The Bathroom Flowers e Hard Score Rage) senza mai aver studiato prima un qualsivoglia strumento: perché il contenuto era – doveva esserlo! - più importante della forma.

Quel virus poi non mi ha mai più lasciato e la patologia si è, pertanto, cronicizzata. Questo è stato il destino non solo mio ma di un bel pezzo della mia generazione.

Ecco perché credo di non star riavvolgendo solo ed esclusivamente il mio personale “nastro esistenziale”. Capit Mundi?” è, in definitiva, una sorta di biopsia - nell’ostinarmi a considerarli ancora vivi! - di quei creativissimi anni ‘80.

Avanzando con il mio progetto mi sono imbattuto, inevitabilmente, nel media-fanzine. Inevitabilmente perché quelle autoproduzioni cartacee furono in grado di creare interconnessioni creative tra persone sparse in ogni angolo del pianeta in modo davvero incredibile, se guardiamo quel fenomeno con gli occhi di oggi. Tanto da domandarmi: ma di cosa siamo stati capaci?

Infatti anche io che - nativo analogico - in quegli anni potevo solo utilizzare telefono ‘fisso’ (o le cabine telefoniche a gettoni) e lettere su cui appiccicare francobolli (imbucate incrociando le dita perché non si smarrissero), ormai aduso all’istantaneità della comunicazione dell’avverato villaggio globale, sono stato invaso da un profondo senso di stupore nel rivisitare quei documenti.

Una sezione di “Capit Mundi?” è stata, pertanto, doverosamente, dedicata alla “mappatura” delle fanzine degli ‘80 in quanto (tra fotocopiatrici e francobolli) riuscirono a creare, parafrasando Pierre Lévy, una diffusa “creatività collettiva” sulla base di un profondo desiderio di “usare la propria testa”.

Ad oggi ho censito 696 autoproduzioni e ho caricato e reso disponibili, sul mio sito, gratuitamente per la consultazione e/o download (nel pieno spirito DIY con il quale furono realizzate) 719 copie integrali in formato pdf.

Il progetto sta riscontrando molti apprezzamenti, per me davvero inaspettati, anche al di fuori dei confini nazionali (ma evidentemente si tratta, proprio per quanto sopra descritto, di una tematica per sua stessa natura ‘transnazionale'). Sono stati, difatti, diversi i post od articoli su blog, social, siti web interessati agli studi culturali e che rivolgono l’attenzione al fenomeno delle autoproduzioni. Fa, ad esempio, molto piacere l’inserimento del link di “Capit Mundi?” nella "Zine Libraries" del Barnard College della Columbia University di New York.

Come ho detto, questa “mappatura” delle fanzine è solo una sezione del mio progetto complessivo di cui il prossimo passaggio (previsto per questa primavera) sarà la pubblicazione di una compilation su vinile dal titolo “No Capitulation”.

Plausibilmente gli artisti che ne faranno parte sono stati selezionati da un blocco di documentazione sia audio che cartacea (K7, vinili, fanzine, flyer, foto…) del tutto sconosciuta donatami da una ragazza che, visto il mio lavoro sul web, mi ha contattato via mail presentandosi come Karen Eliot. Quando ci siamo incontrati mi ha lasciato un borsone pieno zeppo di materiale ed alla mia domanda circa la sua provenienza lei, con tono quasi beffardo, mi ha risposto “da un’altra dimensione”.

I nomi delle band risultano essere, in effetti, tutti assolutamente enigmatici: Punkiderma, Miss Antropussy, Jim Secjelagotch, Tom Binou and the Ratlickers, Noir Honey, Sonic Barabba, M’INCUL POP, TCYTUAH per cui ho proceduto innanzitutto a ‘catalogarle’ su “Capit Mundi?”.

Il vinile compilation sarà allegato ad una fanzine a ‘foglione’ unico ripiegato (stile primi numeri di Archaeopteryx), anch’essa rinvenuta nel borsone regalatomi da Karen. Essendo il suo titolo indecifrabile, l’ho re-intitolata “Capitzine?”.

Ad onor del vero bisogna dire che sulla genesi di questa compilation hanno già iniziato a girare sul web le teorie più disparate, alcune delle quali che definirei addirittura ‘complottistiche’.

L’obiettivo è, altresì, che “No Capitulation” possa rappresentare una folata di “Zeitgeist Anni '80” che possa accendere qualche scintilla di sovversione creativa in questi nostri, un po’ (eufemisticamente) stantii , anni '20.

E, visto che il suo produttore sarà Brain Ano (il primissimo nome d’arte che utilizzai nel 1981) non potrà che essere la “No New York del Terzo Millennio”, se non dal punto di vista meramente estetico (si tratta di band molto eterogenee da quel punto di vista), certamente nello spirito più profondo che la pervade.

Ulteriore passo alle viste è il saggio su fanzine e subcultura punk che sto scrivendo per il volume “Feeling/No Feelings. Per una Fenomenologia del Punk e del Post-Punk” a cura dei sociologi Alfonso Amendola e Linda Barone della piattaforma accademica Punk Scholars Network. Il libro uscirà per le Edizioni Cambridge Scholars Publishing nella collana “Multidisciplinary approaches to discourse and sociology”.

Altre novità sono già all’orizzonte… ma spero ci possano essere altre occasioni per illustrarle!


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