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Edoardo Bennato compie 80 anni

23.07.2026 Scritto da Paolo Panzeri

Dei suoi 80 anni (che compie nella giornata di oggi), Edoardo Bennato 60 li ha passati sul palco con in braccio una chitarra, e magari un'armonica vicina alla bocca. Il rock italiano l'ha praticamente inventato lui, unendolo alla tradizione della nostra canzone d'autore. E l'ha usato per cantare di guerra, di politica, ma anche e soprattutto della sua radice più profonda, quella partenopea. Per uno nato al civico 55 di una periferia napoletana, nella città in cui il 55 significa proprio ‘musica’, era difficile non finire a fare quel mestiere lì. Partiamo proprio dal numero 55 e cerchiamo 11 tracce che Bennato ha lasciato della sua città e del suo quartiere, Bagnoli, tra dichiarazioni d’amore e denunce ferventi, senza mai mandarle a dire.

Daniele Sidonio (a cura di www.lisolachenoncera.it)

"Campi Flegrei" (da “Non farti cadere le braccia”, 1973)

L'album doveva intitolarsi “L'ultimo fiammifero”. Tutto comincia, e per noi finisce, in viale Campi Flegrei 55, cuore pulsante di Bagnoli, a pochi passi dal pontile e dalla grande caldera a ovest della città. Al debutto solista Edoardo non arriva facilmente: un periodo in formazione con i due fratelli Giorgio ed Eugenio (che suona mandolino e mandoloncello in tutto il disco), poi qualche anno come autore di musiche per altri (Formula 3, Bruno Lauzi, Bobby Solo) e come busker a Londra. Nel disco d'esordio dedica una canzone al luogo in cui è nato e cresciuto, e che ha lasciato appena diciottenne per cercare fortuna a Milano. Si tratta di piccole istantanee che descrivono con semplicità la spensieratezza adolescenziale (“sera di festa/son tutti fuori/e per il viale/tanti colori”) mista però a una rabbia “che mi continua a portare via/lontano da te”. Questa doppia dimensione emotiva caratterizza tutte le canzoni in cui Bennato parla della sua terra.

 

 

"A Licola" (da “Uffà! Uffà!”, 1980)

Siamo nel marzo 1980. Bennato, che tra 1975 e 1976 ha partecipato alla grande ribalta della canzone d'autore senza essere risparmiato dalle contestazioni subite dai colleghi, ha già annunciato l'uscita di “Sono solo canzonette”, con cui riempirà, per la prima volta in Italia, lo stadio di San Siro. Eppure, 15 giorni prima di quell’uscita, dà alle stampe “Uffà! Uffà!”. Il brano è ambientato nella città metropolitana di Napoli e sfrutta il ritmo di “beguine”, una specie di rumba nata nei Caraibi (spesso meta dei viaggi di Bennato) e resa celebre da Cole Porter, Fred Astaire ed Eleonor Powell in “Broadway melody of 1940”, per puntare il dito contro la cattiva amministrazione negli scavi archeologici della città. L’espediente musicale (l’arrangiamento è di Antonio Sinagra) è funzionale a far emergere un’altra attitudine di Bennato nei confronti dei problemi della sua terra: l’ironia.

"Nisida" (da “Edoardo Bennato live! È goal!”, 1984)

Canzone del 1982 pubblicata prima in versione live, poi nel formato cd di “Kaiwanna” del 1985. “Nisida è un’isola e nessuno lo sa”. Gli occhi pieni di meraviglia del Bennato bambino che va a pesca di polipi con il padre sull’isola delle Flegree si riempiono, in età adulta, di rabbia per la demenziale distruzione del territorio costiero da parte dei giganti della siderurgia e del poco spirito comunitario dei cittadini napoletani, che nulla hanno fatto per proteggere le loro risorse. Non c’è bisogno di fare “voli speciali e neanche traversate intercontinentali” in cerca di isole incantate con “sirene in offerta speciale”, basterebbe scendere la collina di Posillipo e scoprire un’isola che c’è sempre stata. Era solo coperta dal fumo dell’Italsider: “Nisida è il classico esempio di stupidità”.

"Chi beve, chi beve" (da “Ok Italia”, 1987)

Questo è il disco che segna il cambio di casa discografica da parte di Bennato, approdato alla Virgin dopo gli anni in seno alla Ricordi. Il brano raffigura tutte le contraddizioni della città, ambiente in cui regnano ancora le diatribe tra poveri, operai, che s'affumicano nello stabilimento siderurgico, e amministratori e ricchi, che sperperano denaro per lavori pubblici interminabili o per sfoggiare auto di lusso. Il suo è un grido in dialetto che fa entrare subito l'ascoltatore nella dimensione estetico-narrativa del pezzo: “milleducient’e dispare miliardi a Bagnoli int’o stabilimento! Ce stanno affumecanno tutti quanti!”. Leitmotiv del brano è l'immagine dei venditori ambulanti che gridano per le strade (figure quasi mitiche, presenti sin dal Seicento napoletano), ripresa anche in “Tu vuoi l'America”, in cui proprio i problemi di Napoli sembrano trasformarsi in un ostacolo per l'amore.

"La città obliqua" (da “Ok Italia”, 1987)

Bennato ha talmente a cuore la sua città da trasformarsi in urbanista (è laureato in architettura) assieme all’amico Michele Cennamo. Il suo progetto è quello di recuperare i vecchi itinerari percorsi dalle cosiddette ‘scalinatelle’ (si cerchi a proposito una canzone di Enzo Bonagura e Giuseppe Cioffi del 1948 cantata da Fausto Cigliano) da ristrutturare e sostituire con tappeti mobili. L’obiettivo? Non solo agevolare i problemi di traffico della città, ma anche coinvolgere la comunità alla riscoperta di se stessa: “scale mobili sotto la luna/diagonali e passaggi segreti/un cammino che esiste da sempre/il tesoro della città antica”.

"Napule Napule" (da “Il gioco continua”, 1988)

EP stampato riarrangiando un paio di cover e qualche pezzo già edito. Uno di questi è “Napule Napule”, in cui emerge chiaramente la doppia dimensione emotiva di Bennato nei confronti della sua terra. Un amore incommensurabile che però a volte è anche repulsione, voglia di allontanarsi, e pianto: “l’allegria scompare/tu ti allontani/e da solo resto a guardare il mare”. Da una parte rimanere e cercare un cambiamento, scardinare clientelismo e fatalismo, dall’altra andarsene per sempre: per queste due parti passa la soluzione alla fine della sofferenza per le difficoltà della sua radice. Questo è forse il brano più sentimentale che Bennato dedica a Napoli.

"Vendo Bagnoli" (da “Abbi dubbi”, 1989)

Torna l’ironia, più forte che mai. Ma qual è l’evento che scatena il famoso ritornello di questa canzone? Bisogna tornare un anno addietro, alla liquidazione di Italsider e Finsider del 1988, dopo anni di depressione e di rovina del tessuto socio-economico e turistico di Napoli, la cui periferia (Bagnoli compresa) era meta turistica del patriziato partenopeo. La città è così nuovamente facile territorio di conquista per qualche altro brigante dell’industria: “Ma che affare/vendo Bagnoli chi la vuol comprare?”.

"Sotto viale Augusto, che ce sta?" (da “È asciut pazz o padrone”, 1992)

Sono passati due anni da Italia ’90, importante spartiacque nella carriera di Bennato. Dopo la chiamata di Caterina Caselli e Gianna Nannini per scrivere l’inno dei Mondiali “Un'estate italiana”, il cantautore, forse ferito per le tante critiche ricevute, pubblica un disco fortemente radicato alla sua terra, al suo dialetto, e alle sue principali influenze stilistiche (il blues e la musica nera americana) con lo pseudonimo di Joe Sarnataro, in collaborazione con la band napoletana Blue Stuff. Contiene diverse canzoni di protesta, come la title-track, che accusa nemmeno troppo velatamente la gente di Napoli della fuga di Maradona (“Chill’ era ‘o meglio d’o munno/e pure l’avite fatto fui!”), o “Comme aggià fa”, che riprende lo stesso tema emotivo di “Napule Napule”. “Sotto viale Augusto, che ce sta?” è invece una denuncia contro le lungaggini dei lavori pubblici e di “misteriosi” scavi in zona Fuorigrotta.

"Si scrive Bagnoli" (da “L'uomo occidentale”, 2003)

Flashback rock’n’roll. Bennato torna alla sua infanzia, quando nel bar di viale Campi Flegrei suonava “Only you” e la spiaggia era in vendita al miglior offerente. “Appena compio diciott’anni me ne scapperò”: è esattamente quello che fa il Bennato maggiorenne, che vola al Nord “con l'alibi della follia e del rock'n'roll”, cominciando da lì la sua carriera. Nel testo vengono citate e ricordate alcune canzoni che lo hanno reso celebre, soprattutto quelle in chiave fiabesca, ma il cambio di attitudine nei confronti della protesta, della denuncia è reso evidente dai versi finali “per la patria e la bandiera non mi dannerò/credo solo nei miracoli del rock'n'roll”.

"La mia città" (da “Pronti a salpare”, 2015)

Singolo lanciato nel 2011 e poi inserito nell'ultimo progetto discografico, è una dedica sincera e amara a Napoli. Nelle strofe una serie di epiteti (ben 55, numero non casuale come abbiamo visto) descrive le diverse anime della città, innocente ma anche invasata, tradita ma anche incivile, invidiata ma anche volgare, indecente e violenta. La dedica si risolve prima in accettazione, racchiusa in quel “ma è la mia città” che collega le varie accumulazioni aggettivali, poi in fiducia verso il futuro (“domani chi lo sa, vedrai che cambierà”) accompagnata da una buona dose di realismo (“non cambierà mai niente se ci credo solo io”).

"A Napoli 55 è 'a musica" (da “Pronti a salpare”, 2015)

“Sono nato a Napoli, anzi a Bagnoli, periferia industriale tra il fumo e il rumore delle acciaierie”. Il padre Carlo andava a lavoro in bicicletta all'Italsider (dalle cui ceneri è nata l'Ilva) e tornava annerito dal fumo in Viale Campi Flegrei 55. Tutta la storia è partita da questo indirizzo, che Bennato ha fatto stampare su una maglietta così da portarselo anche sul palco. Nella Smorfia napoletana il 55 è “'a musica”, associata al sogno e alla passione, ai sentimenti, alla propria vita. Il brano è una sorta di retrospettiva in chiave country-blues, incentrata sul viaggio a Milano, dove si trasferisce per ‘fare le canzonette’. Entra in contatto con la Dischi Ricordi e conosce “il capo della lobby che conta”, che inizialmente apprezza le sue canzoni ma non la sua voce. Passa qualche tempo e la Parade di Roma gli fa incidere un 45 giri, “Era solo un sogno/le ombre”, in cui suona l'armonica a bocca: è il primo cantante a suonarla in Italia. Bennato scrive una ricognizione lineare della sua carriera, senza darsi un giudizio ma semplicemente spiegando, da partenopeo, che tutto questo era inevitabile, come è stato inevitabile lottare per il futuro della propria terra, senza darsi per vinto.

 


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