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È un giorno memorabile per i Blur

10.02.2026 Scritto da Lucia Mora

Il 10 febbraio 1997 usciva il disco con cui i Blur hanno ucciso il Britpop per poter sopravvivere a sé stessi. L'album omonimo è il manifesto di una crisi d'identità risolta con il rumore, la distorsione e un radicale cambio di rotta geografica: via dai pub di Londra, rotta verso l'Islanda e i garage degli Stati Uniti.

Una svolta necessaria

Dopo "Parklife" e "The Great Escape", i Blur erano pronti a implodere. Mentre gli Oasis raddoppiavano la scommessa sul rock da stadio, Damon Albarn e soci sentivano il peso di essere diventati le "mascotte" dell'ottimismo britannico. La spinta al cambiamento arrivò da Graham Coxon. Il chitarrista, in piena crisi con l'alcol e stanco degli arrangiamenti orchestrali e pop di Albarn, convinse la band a guardare verso l'indie rock americano: Pavement, Sonic Youth e Guided by Voices.

Prodotto dallo storico collaboratore Stephen Street, l'album abbandona la pulizia sonora per abbracciare un’estetica volutamente sporca: Coxon sperimenta con distorsioni estreme e feedback. In brani come "Beetlebum", la chitarra non accompagna la melodia, ma la sfida, creando trame sfilacciate e ipnotiche.

Alex James e Dave Rowntree smettono di suonare "beat" per cercare groove più cupi e sincopati, influenzati dal dub e dall'hip-hop: vedi l'uso della drum machine in "On Your Own". Parte del disco è stata registrata a Reykjavik: l'atmosfera rarefatta dell'isola si riflette in momenti di pura malinconia come "Strange News from Another Star".

I brani chiave

"Beetlebum", il primo singolo, fu uno shock: una ballata lenta, psichedelica, chiaramente ispirata ai Beatles del periodo bianco ma filtrata attraverso un senso di colpa e spossatezza. Il testo di Albarn è un riferimento nemmeno troppo velato al consumo di eroina che permeava la sua vita privata in quel periodo (legata alla relazione con Justine Frischmann).

"Song 2" nasce invece quasi per scherzo, per prendere in giro le radio grunge americane. È il paradosso definitivo dei Blur, due minuti di adrenalina pura, un riff iconico e quel "Woo-hoo!" che li ha resi famosi negli USA, ovvero l'unico posto dove non erano ancora delle star. Tecnicamente, la forza del brano sta nel contrasto dinamico tra la strofa "asciutta" e l'esplosione del ritornello saturo di distorsione.

"You're So Great" è il primo brano della band cantato interamente da Graham Coxon. È una traccia lo-fi registrata su un quattro piste, piena di fruscii e imperfezioni, che rappresenta il cuore emotivo del disco: la vulnerabilità che prende il posto della spocchia pop.


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