C’è stato un tempo in cui nel pop si producevano dischi coraggiosissimi e ambiziosissimi, vere e proprie opere d’arte destinate a restare nella storia come dei meravigliosi megaliti. “Hounds of love” di Kate Bush è uno di questi. Era il 16 settembre del 1985 quando la voce di “Wuthering Heights” interruppe un silenzio discografico lungo tre anni e tornò sulle scene con un lavoro a dir poco audace, in bilico tra folk, rock progressivo, art pop, psichedelia ed elettronica, lungo più di quarantacinque minuti - per la precisione quarantasette minuti e trentatré secondi - e strutturato praticamente come un doppio disco: un lato A concepito come un album-album, con canzoni dalla forma e dalla struttura più pop; e un lato B immaginato come una suite, un concept con protagonista una donna «che si ritrova a galleggiare in mare osservando le stelle e che perde a poco a poco lucidità». Oggi un lavoro del genere incontrerebbe chissà quante difficoltà ancor prima di uscire, bocciato sul nascere da discografici interessati solo al profitto. All’epoca, invece,“Hounds of love” conquistò direttamente il primo posto della classifica settimanale dei dischi più venduti nel Regno Unito stilata dalla Official Charts Company, detronizzando nientemeno che Madonna e il suo “Like a virgin”, uscito nell’estate di quell’anno.
Un silenzio lungo tre anni
Terminata la promozione di “The dreaming”, il suo quarto album in studio, uscito nel 1982, Kate Bush era sparita dai radar, facendo perdere ogni sua traccia proprio all’apice della sua popolarità, costringendo di fatto la Emi a spedire nei negozi una serie di materiale raccogliticcio per continuare a sfruttare in qualche modo il successo conquistato dall’artista con lavori come “The kick inside” (l’album d’esordio datato 1978, contenente la signature song “Wuthering Heights”) e “Never for ever” (datato 1980, contenente “Babooshka”: fu il primo disco di Bush a conquistare il primo posto della classifica britannica). Poi il 5 agosto 1985, un mesetto prima che “Hounds of love” arrivasse nei negozi di musica, la cantautrice cresciuta a East Wickham, nell zona sud est di Londra, riemerse dagli abissi con “Running up that hill”, singolo apripista del suo nuovo progetto discografico: tra synth pop e new wave, il brano raccontava del desiderio di un uomo e di una donna di invertirsi di ruolo per comprendersi meglio. Il singolo raggiunse il terzo posto della classifica dei singoli, nel 1985: sarebbe stato riscoperto solo quarant’anni dopo grazie a “Stranger things”, la serie fenomeno della Generazione Z ambientata negli Anni ’80, artefice del revival di molte delle hit di quel magico decennio. “Running up that hill” affascinò gli ascoltatori per via di quelle tessiture elettroniche pulsanti, che quasi stridevano con l’interpretazione calda e trasportata di Bush e con quei cori stratificati e riverberati. Le stesse sonorità che poi avrebbero ritrovato negli altri brani di “Hounds of love”, quasi tutto frutto delle sperimentazioni di Kate Bush con un particolare sintetizzatore: il Fairlight CMI.
Il sintetizzatore magico usato nelle registrazioni
Il sintetizzatore-campionatore digitale Fairlight CMI era stato progettato sei anni prima dai fondatori della Fairlight, Peter Vogel e Kim Ryrie: era basato su un sintetizzatore a doppio microprocessore, il Qasar-M8, progettato da Tony Furse a Sydney. Alle prese con le lavorazioni del suo quinto album in studio, il secondo totalmente autoprodotto, Kate Bush decise di sperimentare ancor di più con i suoni, rispetto a quanto fatto con "Never for never" e "The dreaming”. A far scoprire alla cantautrice il Fairlight CMI fu probabilmente Peter Gabriel, che già nel 1979 ne aveva ricevuto un modello dallo stesso Peter Vogel: «Gabriel era completamente elettrizzato e mise immediatamente in uso la macchina durante la settimana in cui Peter Vogel rimase a casa sua», ebbe a dire Stepehn Paine, testimone dei primi esperimenti di Peter Gabriel con lo strumento. Solitamente restia a svelare i segreti delle sue produzioni, in un'intervista concessa durante la promozione di "Hounds of love”, a proposito delle tecniche di produzione Kate Bush confermò che le parti di synth delle canzoni erano state realizzate con il Fairlight: «Gli strani effetti della canzone? L'ho composta con il Fairlight». Il sintetizzatori offrì a Bush una libertà creativa senza precedenti, diventando un vero e proprio laboratorio sonoro nelle sue mani: il Fairlight CMI permise all'artista, che lo suonò in prima persona nelle sessions, di registrare e manipolare campioni di suoni reali, sfruttandone così le le potenzialità non solo per imitare l’orchestra, ma per creare tessiture ibride e nuove. Nel lato B del disco, una suite intitolata "The Ninth Wave", il Fairlight fu essenziale per costruire l’immaginario onirico e inquietante alla base del concept: voci trattate, rumori acquatici, cori manipolati. Tutto concorreva a dare al racconto un respiro quasi cinematografico. Se il lato A era composto da canzoni sì pop ma caratterizzate da tessiture sonore mai sentita prima nello stesso pop, il lato B era una vera sperimentazione narrativa e sonora.
Autrice, compositrice, produttrice: semplicemente artista
I brani di “Hounds of love” presero forma tra il novembre del 1983 e il giugno del 1985. Bush scelse di ritirarsi dalla frenesia cittadina per ritornare alla calma rurale, dove poter lavorare con calma e ispirazione: una scelta che ispirò inevitabilmente le atmosfere del disco. L’album nacque principalmente nello studio privato costruito da Bush nella sua casa di campagna a Welling, il Wickham Farm Home Studio, con registrazioni aggiuntive fatte tra Windmill Lane a Dublino e Abbey Road a Londra. La voce di “Wuthering Heights” scelse di avere pieno controllo del progetto, dalla scrittura alla produzione, incarnando il ruolo di autrice completa: «Prima di “The dreaming” non avevo mai prodotto un album. E poiché aveva ricevuto molti commenti sfavorevoli, credo che si pensasse che autoprodurre “Hounds of love” da parte mia non fosse una buona idea. Per la prima volta incontrai una sorta di resistenza artistica. Ma non mi importava: io pensavo solo a fare buon album», avrebbe detto anni dopo. La critica, stavolta, acclamò il lavoro di Bush, accogliendo positivamente “Hounds of love”, con quelle melodie sofisticate, quei testi evocativi e quel sound futuristico, sperimentazioni mai fini a sé stesse, apprezzando la fusione tra tecnologie d’avanguardia e strumenti tradizionali, in un equilibrio tra precisione elettronica e calore umano. L’ellepì segnò una sorta di rinascita artistica per la cantautrice ed è emblematico che la suite “The Ninth Wave” sia stata pensata come la discesa psicologica di una donna nelle proprie introspezioni esistenziali.
L'impatto
Una settimana dopo la sua uscita, "Hounds of Love" conquistò direttamente la vetta della classifica dei 33 giri più venduti nel Regno Unito, detronizzando, come già anticipato, "Like a virgin" di Madonna: l'album della futura Regina del Pop era in classifica addirittura da quarantacinque settimane. "Hounds of Love" trascorse sette settimane consecutive nella top ten della hit parade degli ellepì di maggiore successo nel Regno Unito, di cui tre in vetta alla classifica. E tutto questo senza esibizioni dal vivo e concerti a supportarne la promozione: già, perché dopo il suo primo e unico tour, "Tour of Life", quello in supporto ai suoi primi due album "The kick inside" e "Lionheart", durato sei settimane nel 1979, Kate Bush aveva scelto di rinunciare all'attività dal vivo, perché «troppo estenuante». Avrebbe fatto solo qualche rara esibizione, come quella di pochi mesi dopo l'uscita di "Hounds of love", nel 1986, all'evento di beneficenza britannico Comic Relief, cantando "Do Bears... ?", un duetto umoristico con Rowan Atkinson. A distanza di quarant’anni dalla sua uscita “Hounds of love” rimane l’album di maggiore successo di Kate Bush, con oltre 1 milione di copie vendute solo nel Regno Unito.