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Dieci anni fa ci lasciava Scott Weiland

02.12.2025 Scritto da Paolo Panzeri

Scott Weiland, ex frontman di Stone Temple Pilots e Velvet Revolver, è morto dieci anni fa, all'età di 48 anni, il 3 dicembre del 2015, a causa di una overdose accidentale, stando a quanto viene riportato dagli esami tossicologici.

A trovare il musicista, ormai senza vita, fu il tour manager degli Scott Weiland & the Wildabouts, Aaron Mohler, allertato da una telefonata della moglie del cantante, preoccupata per non averlo sentito. Scott sembrava addormentato nel suo giaciglio, nel tour bus, Mohler provò a svegliarlo, sapendo peraltro che il cantante aveva sempre avuto un sonno molto pesante. E' stato solo dopo avergli tolto il cuscino da sotto la testa che si è accorto che qualcosa non andava: l'uomo non respirava ed era rigido, in rigor mortis. Mohler ha subito chiamato il batterista Joey Castillo e poi la polizia - il 911 – dicendo loro: "Abbiamo il nostro tour bus parcheggiato e c'è un uomo che... credo sia morto. Non si muove. E' rigido. Voglio dire, è tipo rigido come una roccia, ora, e non si muove. Non respira. Nulla."

Dal centralino delle forze dell'ordine chiesero se il tour bus fosse equipaggiato con un defibrillatore e, alla risposta negativa, impartirono alcune istruzioni per tentare di praticare un massaggio cardiaco a Weiland. Non ci fu nulla da fare, venne dichiarato morto all'arrivo degli agenti, poco dopo. I poliziotti, nei loro verbali, scrissero di avere trovato il veicolo in ottime condizioni, molto ordinato e accogliente. All'interno, però, trovarono anche marijuana, farmaci e cocaina. L'entourage della band disse agli agenti che Weiland beveva molto - soprattutto tequila e vodka - e assumeva un farmaco per contrastare la dipendenza da eroina, il Subloxone. Inoltre confermarono che di recente aveva usato cocaina e MDA (la famosa "Molly").

Di certo lui non si dannava perché la sua vita fosse delle più sane e salutiste, alle sue spalle aveva una lunga storia di eccessi - soprattutto di cocaina - condita, in più, da condanne, soggiorni in rehab, processi e libertà vigilate. Lui, professionalmente nato come rockstar con gli Stone Temple Pilots, durante l'età dell'oro del grunge, il suo stile di vita non l'aveva mai voluto cambiare, se non negli ultimissimi anni. Pagandolo però a caro prezzo.

Nel 2002 fu lui a rompere coi fratelli DeLeo e a mettere fine alla "prima fase" degli Stone Temple Pilots: fortuna volle - per lui - che nel medesimo periodo i fuoriusciti dai Guns N' Roses Slash, Duff McKagan e Matt Sorum fossero alla ricerca di un cantante per il loro nuovo progetto chiamato Velvet Revolver. Fu McKagan a ricordarsi di quel tizio che frequentava la sua stessa palestra, che - guarda caso - passò anche un certo periodo in una clinica a disintossicarsi insieme a Sorum. Era un segno del destino, e quel tizio, naturalmente, era Scott Weiland.

La metà degli anni Duemila per i Velvet Revolver furono un periodo d'oro, ma i problemi, quasi inevitabilmente, non tardarono ad arrivare: nel 2004 dopo un esordio condito dalla posizione numero uno della classifica con "Contraband" (leggi qui la recensione), il secondo album del gruppo, "Libertad", uscito nel 2007, venne accolto tiepidamente da pubblico e critica. Contemporaneamente, ai fratelli DeLeo frullava per la testa di rimettere in moto gli Stone Temple Pilots per una serie di concerti ai festival estivi. Weiland non ci pensa due volte a fare il più classico dei salti della quaglia e torna nel vecchio gruppo. Quando gli chiesero conto di questa mossa, lui spiegò: "Nei Velvet Revolver tutto era figo. Poi non lo è stato più...".

Slash e compagni non la presero benissimo, ma tant'è se ne fecero una ragione. Tornato coi suoi vecchi compagni, Weiland impiega molto poco a rimettere tutto in discussione. Gli Stone Temple Pilots partono per il tour, poi addirittura consegnano agli annali un nuovo album - "Stone Temple Pilots" - dopo nove anni di silenzio. Concerti in giro per il mondo e dischi nei negozi: la seconda vita della band sembrava funzionare. Nel 2012, però, i Velvet Revolver tornano in azione per una serata benefica. E nella volubile testa di Scott scatta qualcosa. "Se Maynard James Keenan ci riesce con gli A Perfect Circle e i Tool, perché non dovrei riuscirci io con gli Stone Temple Pilots e i Velvet Revolver?": questo è quello che Weiland ha in mente.

Il piano però non piace, né ai Velvet Revolver, che sono una band solo sulla carta, con Slash ormai assorbito completamente dalla sua carriera solista - nel 2012 uscì infatti il suo secondo album, "Apocalyptic love" (leggi qui la recensione) - e neppure ai fratelli DeLeo, che si sentirono presi in giro, accusando l'ondivaga condotta di Weiland per i mancati festeggiamenti per il ventennale di "Core". La spirale di tensione raggiunse il suo culmine a fine febbraio del 2013, quando - con un comunicato ufficiale, quasi si trattasse di un amministratore delegato di un'azienda - gli Stone Temple Pilots - annunciarono di aver "terminato il rapporto professionale con Scott Weiland". A sostituirlo - seppure pro tempore – verrà poi chiamato il co-frontman dei Linkin Park Chester Bennington.

Restato in mezzo alla fatidica strada, Scott Weiland tentò un nuovo abboccamento coi Velvet Revolver, sentendosi rispondere picche da Slash. Iniziò allora una ricca ma non sempre definita carriera solista, fatta di album di cover, dischi natalizi in chiave swing e concerti nei circuiti minori. Ma ecco accadere l'inaspettato, quando lui ormai pareva essersi rassegnato a una carriera da reduce, ai piccoli palchi in provincia e alle platee di fan duri a morire; ecco arrivare i Wildabouts, un nuovo progetto, dove non ci sono conflitti di ego e superego a complicare le cose, essendo lui, come denunciato con chiarezza dalla ragione sociale - "Scott Weiland and the Wildabouts" - a condurre i giochi.

La ruota ricomincia a girare, ma il 2015 è un anno orribile: prima la morte del chitarrista Jeremy Brown, poi la cancellazione del tour europeo. Viene anche chiamato dagli Art of Anarchy, supergruppo assemblato dal (nuovo) Guns N' Roses Ron "Bumblefoot" Thal e dai fratelli Jon e Vince Votta, ma anche lì riesce a trascinarsi dietro l'inevitabile codazzo polemico, prendendo subito le distanze dal progetto (al quale aveva prestato la voce per dei lavori in studio) quando nell'aria i compagni d'avventura ventilano l'ipotesi di un impegno più ingombrante rispetto al semplice divertissement.

Già, perché a Scott Weiland, animale da palco, uno dei superstiti dell'ultima, selvaggia stagione rock'n'roll della West Coast, la vita da rockstar sta iniziando a stare stretta. Il mondo sta cambiando, e lui - nato professionalmente in una discografia che andava a gonfie vele, dove i calici di champagne e le limousine erano lo standard minimo - col nuovo millennio a venire a patti fa parecchia fatica. Soprattutto a guadagnare, in un periodo storico dove i tour sono l'unica fonte di guadagno, anche se la più faticosa e impegnativa. Weiland, i suoi 48 anni sulle spalle, se li sente tutti. “Una volta avevamo budget per il marketing di un paio di milioni di dollari, ora abbiamo 75.000 dollari. Devi passare un sacco di tempo in tour per compensare la perdita di guadagno dalla mancata vendita dei dischi. A me non piace più come quando avevo venti anni. Sono felicemente sposato e mi pesa non vedere i miei figli. Mia moglie mi viene a trovare in tour per una settimana o due alla volta. Questo è un lungo tour di nove settimane, mi manca molto". Questa la sua ultima intervista, rilasciata solo tre settimane prima di partire per il suo ultimo fatale tour...

 

 

 

(Articolo originale su Rockol.it)

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