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Dick Parry e quel sax senza tempo nei Pink Floyd

25.05.2026 Scritto da Nino Gatti

Si può comparire in quattro album da novanta milioni di copie globali senza essere una celebrità? Sì, se il gruppo sono i leggendari Pink Floyd e lo storico turnista è Dick Parry. L'antidivo ha firmato con il suo sassofono capolavori come “The Dark Side Of The Moon” (1973), “Wish You Were Here” (1975), “The Division Bell” (1994) e il live “Pulse” (1995).
Dick Parry si è spento a 83 anni. Ad annunciarlo il 22 maggio scorso è stato David Gilmour, storico chitarrista dei Pink Floyd e amico di vecchia data. L'omaggio social include una nostalgica foto d'epoca incorniciata, datata 1963 al Victoria Cinema di Cambridge, che ritrae Gilmour, Vince Driver, Parry e Peter Parker. Sotto i loro nomi, la scritta Victoria Cinema Cambridge 1963. Gilmour scrive sui social: 

Lo scatto di cui parla David, datato e ricco di storia, è risalente al 21 dicembre 1963 presso il Victoria Cinema di Cambridge. In quel periodo il diciassettenne Gilmour debuttava con i Jokers Wild, formazione che lo rese celebre in città fino al 1967. Quella sera Gilmour si esibì in una band mista con vari musicisti locali; si dice che l'immagine fu donata loro dal proprietario del cinema e che il chitarrista la custodisca ancora tra i ricordi degli esordi. Il post include altre tre immagini. La prima mostra David e Dick al sassofono durante le prove per il tour di “On An Island” (2006), strumento per cui Gilmour nutre una grande passione. Gli ultimi due scatti documentano la storica reunion dei Pink Floyd al Live 8: uno immortala il quartetto con Parry e Tim Renwick, altro amico d'infanzia, mentre l'ultimo ritrae Dick in azione con Mason, Gilmour e Wright.

Il jazz, prima del rock

Dick (all'anagrafe Richard) Parry nacque il 22 dicembre 1942 a Bury St Edmunds, nel Suffolk. All'inizio degli anni Sessanta il giovane sassofonista si era trasferito a Newmarket, vicino Cambridge, dove nel 1965 entrò nei The Soul Committee. In quel fecondo polo universitario la passione per le note stava travolgendo anche i futuri Pink Floyd: Syd Barrett, David Gilmour e Roger Waters. I quattro si conoscevano bene e incrociarono spesso i loro cammini; a fine 1963, infatti, Gilmour suonò brevemente nei The Newcomers proprio insieme a Parry e all'altro futuro Floyd, Rado Klose.

Tra quei ragazzi di Cambridge regnavano amicizia e un entusiasmo condiviso. L'ondata beat stava esplodendo in tutta l'Inghilterra e ognuno di loro coltivava segretamente lo stesso sogno: diventare famosi come i Beatles. Parry scelse però un percorso meno commerciale, dedicandosi con i The Soul Committee a sonorità soul e jazz di matrice americana, dove il sassofono era protagonista. Nella band militavano al basso Ricky Wills (futuro collaboratore di Gilmour), al sax Martin Fabb, il batterista e cantante Phil Leaford, il chitarrista "Bubs" White (poi nei Bonzo Dog Band) e il cantante Andrew Fitzpatrick. In seguito si aggiunsero il cantante Denis Andrews e un'altra vecchia conoscenza floydiana: il sassofonista Alan Styles, storico roadie immortalato sulla copertina di “Ummagumma” e celebrato nel brano “Alan's Psychedelic Breakfast” in “Atom Heart Mother”.
Il gruppo ottenne una discreta notorietà, tanto che nel novembre 1969 la Liberty Records pubblicò un loro singolo rinominando la band semplicemente "The Committee". Curiosamente, i brani incisi si intitolavano “The Hard Way” e “Hey You”: pure omonimie che nulla avevano a che fare con le future canzoni dei Pink Floyd.
Alla fine del decennio le loro strade si separarono. Mentre i Floyd si trasferivano a Londra per conquistare il successo, Parry rimase in provincia, continuando a esibirsi tra mille difficoltà e debuttando come professionista in alcune incisioni minori. I primi crediti di Dick Parry risalgono a due album di J. J. Jackson del 1970, seguiti nel 1971 dal disco di debutto dei Quiver, band che in futuro sarebbe stata prodotta da David Gilmour. Nel 1972 Parry suonò in “Let's make up and be friendly” con la Bonzo Dog Band (celebri per i loro show all'UFO Club ai tempi dei Pink Floyd di Syd Barrett), mentre nel 1973 partecipò a “Urban Cowboy” di Andy Roberts, che nel 1981 farà parte della Surrogate Band nei concerti di “The Wall” dei Pink Floyd. 

La chiamata dei Pink Floyd

Nell'autunno del 1972 arrivò però da Londra quella telefonata che avrebbe cambiato la sua vita. Dall'altra parte del filo c'erano i Pink Floyd, impegnati ad Abbey Road per registrare “The Dark Side Of The Moon”, all'interno del quale c'erano due canzoni perfette per il suo sax. Ormai a un passo dal successo planetario, la band avrebbe potuto scritturare il sassofonista più famoso del mondo; eppure, preferiva circondarsi di amici, membri di quella che anni dopo avrebbero battezzato scherzosamente "Cambridge Mafia". Ai vecchi compagni d'avventura i Floyd amavano offrire un ruolo stabile all'interno del proprio entourage. Dick giunse in studio il 16 ottobre 1972 e, dopo un primo ascolto, registrò le parti di sax su “Us And Them”. Si racconta che Gilmour gli diede dei suggerimenti precisi sullo stile, invitandolo a ispirarsi a quanto suonato da Gerry Mulligan nell'album “Gandharva” di Beaver & Krause. Quel giorno in studio c'era anche Adrian Maben con le sue cineprese per scene aggiuntive del film “Live at Pompeii”. Non esistono riprese di Parry al sax, anche se nel montaggio finale si avvertono alcune sue note nelle scene in cui Rick Wright incide il pianoforte per “Us And Them”. Il 27 ottobre 1972, Parry tornò in studio per registrare “Money”, firmando un assolo memorabile. Nel 1981, il musicista lo replicò quasi identico quando David Gilmour dovette reincidere il brano per la raccolta “A Collection Of Great Dance Songs”. In quel singolare "golpe" floydiano, il chitarrista registrò da solo tutti gli strumenti, affidando a Parry unicamente le parti di fiati.

L’impatto

L'impatto di queste due performance storiche all'interno di un capolavoro assoluto è indiscutibile. Il suono del sassofonista si integrò così bene che la band lo arruolò per i successivi tour. Dal 1973 al 1975 Parry eseguì dal vivo con i Pink Floyd i due pezzi di “Dark Side”, aggiungendo dal 1974 il proprio strumento anche nel nuovo arrangiamento della celebre suite “Echoes”. In seguito, Parry tornò in studio con i Pink Floyd per un'altra prova indimenticabile nella “Part 5” dell'immortale “Shine On You Crazy Diamond”, dedicata all'amico Syd Barrett. Durante i concerti del 1977, nei quali la band suonava l'intero album “Wish You Were Here”, Parry si occupò sia della quinta parte di “Shine On” sia di alcune sezioni di tastiera durante l'esecuzione di “Animals”, senza contare i classici bis di “Us And Them” e “Money”.
Grazie alla visibilità con i Pink Floyd, Parry collezionò prestigiose collaborazioni: incise con The Strawbs (“Hero and Heroine”, 1974), con il bassista John Entwistle degli Who (“Mad Dog”, 1975) e con Bob Welch (“French Kiss”, 1977). Nel 1980 si unì alla sezione fiati degli Who per alcuni live europei, mentre nel 1982 suonò in “Jinx” di Rory Gallagher, seguendolo in tour anche in Italia.

Il ritorno con i Pink Floyd

Quando nel 1987 i Floyd si riorganizzarono senza Roger Waters, Parry non fu coinvolto. Nell'album “A Momentary Lapse Of Reason” il sax c'era, ma era quello di Tom Scott, John Halliwell e Scott Page. Proprio Page, giovane e dinamico sassofonista americano notato da Gilmour in studio con i Supertramp, li seguì dal vivo nel tour 1987-1989 distinguendosi sul palco con movenze energiche che movimentarono gli show dell'altrimenti compassata band. Dopo una parentesi dell'esperienza elettronica dei Banco De Gaia nel 1991, il ritorno di Parry con i vecchi compagni nacque da un'inaspettata cartolina. Gilmour ha raccontato la vicenda nel 1994: 

A quel punto Gilmour lanciò la proposta: «Gli chiesi se gli andasse di fare un provino per il tour. Mi disse che si sentiva in gran forma, così lo portai sulla barca (lo studio galleggiante Astoria, nda). Accennò appena tre frasi e io e il produttore Bob Ezrin dicemmo subito: “Al diavolo l'audizione, è perfetto. Vediamo dove inserirlo”. L'introduzione di “Wearing the Inside Out” sembrava il momento ideale, quindi lo abbiamo inserito lì. Boom, ha quel tono unico ed è fantastico, lo riconosci subito. E così è tornato in tour con noi
Il resto è storia. La tournée di “The Division Bell” fu il trionfo assoluto dei Pink Floyd: 110 date in 68 città per oltre 5 milioni di spettatori e un incasso superiore ai 100 milioni di dollari. Quel viaggio epico fu immortalato nel fortunato live “Pulse”, balzato in cima alle classifiche mondiali e pubblicato anche in video, che segnò il definitivo congedo della band dalle scene.

Le collaborazioni con Gilmour

Parry tornò alla sua routine, interrompendo il silenzio solo nel 2001 per lo show acustico di David Gilmour alla Royal Festival Hall (finito in un dvd ufficiale), dove eseguì il sax su “Shine On”. Replicò la collaborazione nel 2002 per cinque serate, suonando anche la splendida Breakthrough, brano di Richard Wright tratto dal suo “Broken China” (1996).
L'apoteosi finale arrivò nel 2005. Quando Gilmour, Mason e Wright accettarono di riunirsi a Roger Waters – separato da loro dal lontano 1981 – per il Live 8 di Bob Geldof, non ebbero dubbi sulla scaletta: tra i pezzi storici doveva esserci “Money”. Per quell'evento epocale decisero di richiamare il "vecchio" Dick, che offrì la sua memorabile performance in diretta di fronte a una platea planetaria.
Nel 2006, per il tour del terzo album solista di Gilmour, “On An Island”, Parry ricevette una nuova "chiamata alle armi". Quella tournée fu immortalata in due storici live: “Remember That Night” alla Royal Albert Hall di Londra e “Live in Gdansk”, registrato presso i cantieri navali di Danzica, in Polonia. Proprio qui andò in scena un momento memorabile: all'inizio di “Shine On”, Parry si unì a Guy Pratt e Phil Manzanera per far suonare i bicchieri di cristallo con i polpastrelli, ricreando la magia dell'originale incisione floydiana.
Il 6 settembre 2007, alla prima londinese del dvd, Parry salì sul palco per un'improvvisata “Island Jam”: sarebbe rimasta l'ultima esibizione in assoluto di Richard Wright, scomparso il 15 settembre 2008. Pochi giorni dopo la sua morte, la band mantenne l'impegno televisivo nel programma “Later...” di Jools Holland. In memoria del tastierista suonarono la sua “Remember A Day” (da “A Saucerful Of Secrets”, 1968) e “The Blue”, quest'ultima eseguita con Dick Parry eccezionalmente schierato alle tastiere.

La reazione dei Fan

Nelle ore successive alla scomparsa di Dick Parry, la reazione dei fan è stata commovente, scandita da centinaia di post e foto ricordo. Al cordoglio dei media si è unito l'omaggio social di storici colleghi, dall'entourage di Rory Gallagher a Theo Travis, fino ai compagni d'avventura in orbita floydiana come Jon Carin, Phil Manzanera e Durga McBroom. Al momento nessun ricordo social arriva dai profili ufficiali di Nick Mason, Roger Waters e Guy Pratt.
Parry ci lascia in eredità un suono caldo e malinconico, le cui note vibranti si sono fuse alla perfezione con la produzione dei Pink Floyd del triennio 1973-1975. Risulta ormai impossibile concepire capolavori come “Shine On You Crazy Diamond” o “Money” senza i suoi assoli, la cui rilevanza storica regge il confronto con la chitarra di Gilmour o le tastiere di Wright.
Oggi che anche il suo strumento ha smesso di farci sognare, resta la certezza di un'impronta indelebile. Dick Parry ha dimostrato che non occorre stare sotto i riflettori per diventare immortali: quelle note straordinarie hanno dato anima a canzoni capaci di viaggiare nel tempo, continuando a emozionare chiunque scelga ancora di perdersi sul lato oscuro della luna.


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