L’insofferenza per i meccanismi del live, dal gigantismo agli ospiti obbligatori ai concerti con troppe parti pre-registrate; l’ispirazione per nuove canzoni che da 10 anni non arriva più, ma non è un problema; l’idiosincrasia per i biopic e i sold out, ma anche l’imbarazzo per colleghi, come Springsteen, che usano il palco per proclami e politica. È un De Gregori in purezza quello che si è presentato all’Out Off di Milano per raccontare i nuovi progetti legati a “Nevergreen”, concerti con canzoni “perfette sconosciute” che dal teatro milanese sono diventati un film, un album dal vivo e un nuovo giro di show in autunno, anche a roma.
Lucido, sereno e tagliente, e in questo molto simile a Springsteen: è in una fase della carriera in cui può mettere da parte la diplomazia e raccontare la sua visione. Una conferenza stampa che meriterebbe tre o quattro titoli diversi, tanti sono gli spunti di riflessione. Ma andiamo con ordine.Il progetto “Nevergreen”
L’occasione dell’incontro è la ripresa di “Nevergreen”, uno spettacolo fatto di canzoni “perfette sconosciute” che ha debuttato in questo teatro nell’autunno 2024. Il titolo, spiega De Gregori, nasce come un gioco sull’opposto di “evergreen”: se quelle sono le canzoni famose, destinate a restare, queste sono quelle che non sono mai diventate celebri e forse non lo diventeranno mai. Anche se, scherza, il suo pubblico spesso le conosce meglio del previsto. “Nevergreen” è diventato un film e in autunno sarà un album dal vivo. Un cerchio che si chiude e un ritorno al minimalismo, dopo la tornata celebrativa dedicata ai 50 anni di “Rimmel”, che lo ha portato a riempire palazzetti e club tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Si comincia con “Nevergreen”, il film di Stefano Pistolini presentato l’anno scorso a Venezia, che arriva su Rai 3 il 4 giugno. Ma, specifica, è il racconto dei concerti milanesi del 2024: “Non è un biopic”, sottolinea. “Non mi piace quel formato: lì si tende a rappresentare la musica di un artista anche attraverso il racconto che l’artista fa di sé e di chi gli sta di fianco”. “Non è un film musicale, è un film-concerto”, gli fa eco il regista Pistolini.
Basta con gli ospiti
In autunno ci sarà un disco dal vivo, ancora in fase di missaggio. In scaletta ci sarà solo un duetto tra i tanti avvenuti nel 2024 e immortalati nel film: Jovanotti, Elisa, Malika Ayane, Zucchero. “Questo rituale degli ospiti mi ha stancato, l’ho già fatto. Mi piacerebbe invitare dei musicisti”, dice dei futuri concerti, dove la formula delle guest star non verrà replicata. Così come non si prevedono altri tour celebrativi, per esempio per “Buffalo Bill”, prossimo album a compiere 50 anni: “Anche questa è diventata una routine. Lasciamo che compiano gli anni, non credo di avere bisogno di festeggiare un disco per portare gente ai concerti. Faccio il cantante e vado in giro”.
È solo una delle tante stilettate a un sistema di cui pure fa parte: “Questi miei concerti vorrebbero essere un controcanto a questa rincorsa ai grandi numeri. Vedo che anche sui giornali, quindi un po’ anche per colpa vostra, si tende a parlare sempre di chi riempie gli stadi, di chi riempie i palazzetti”. La critica non è solo al linguaggio del successo, ma al mettere in secondo piano la musica che nasce nei piccoli spazi. De Gregori rivendica anche la sua libertà, costruita in una carriera che gli consente di scegliere: “La mia regola d’oro è sempre stata l’autore, l’artista e basta”, tenendo conto dell’industria musicale ma senza mai cavalcarla né subirla.
Gli album dal vivo e i concerti che sembrano dei dischi
Il discorso prosegue parlando degli album dal vivo: “Nevergreen Sarà un disco con pochissima post-produzione. Sento molti concerti che somigliano a dei dischi, con sequenze pre-registrate, questo è un disco che somiglia a un concerto”.
E poi sulla rinascita del formato dell’album live, che sembrava in via d’estinzione, ma ultimamente sembra diventato quasi obbligatorio anche per molti artisti italiani: “Io li faccio da sempre, anzi mi dicono che ne faccio troppi. Ma non è obbligatorio ascoltarli, non sono qualcosa che si deve comprare per forza come la benzina: uno può anche fregarsene completamente. Trovo normale che anche altri artisti desiderino documentare quello che fanno dal vivo, perché l’esecuzione dal vivo è completamente diversa per modalità espressive e tecniche, quindi sono due cose che non si sovrappongono. Se amo un artista voglio sentirlo sia nei dischi in studio sia dal vivo, perché comunque esce fuori un’altra cosa. Se sento un disco dal vivo, penso al caso di Dylan, sento cose che non trovo nell’equivalente disco fatto in studio, perché dal vivo cambia lo stile, cambia la voce, soprattutto se a distanza di anni cambiano le band. Questo ascolto circolare ti dà una visione completa dell’artista che ami”.L’ispirazione che non c’è più
De Gregori elenca qualche titolo di canzone “perfetta sconosciuta” che sarà in scaletta. Incalzato sul fatto che gli eventi attuali possano averlo spinto a scrivere nuovi brani, da presentare magari in concerto, racconta: “Saranno circa dieci anni che non sento più l’ispirazione ribollire dentro di me. La cosa mi dispiace, ma non ne faccio un dramma. Per scrivere una canzone devi essere ispirato, non basta la tecnica. Io tecnicamente sono in grado di scrivere una canzone anche in un pomeriggio, ma se non ho l’ispirazione non la farò. Chiaramente vivo con apprensione, con dolore, tutto quello che sta succedendo”.
L’artista, la politica e Springsteen
Gli eventi attuali forniscono un altro spunto per incalzare De Gregori, che non si sottrae: artisti come Springsteen stanno prendendo posizione politica in maniera sempre più netta. “Lui ha sempre cavalcato la politica… Provo sempre un imbarazzo quando un uomo di spettacolo vuole schierarsi in maniera così netta su questioni internazionali di guerra. Il mondo che ci sta intorno va analizzato con estrema cura e il proclama buttato giù dal palco, anche scritto in un appello, mi lascia abbastanza indifferente. C’è bisogno che Springsteen dica che è contro un’amministrazione Trump? Non credo. È un ruolo che non mi sento di condividere. Per citare Dylan, anzi Whitman, ‘contengo moltitudini’: non voglio né dare né prendere lezioni da nessuno, tanto meno da un uomo di spettacolo. Che titoli ha per farlo?”.
Il futuro
Per citare Joe Strummer, il futuro non è scritto. Non ci saranno nuove canzoni, “ma posso continuare a fare concerti finché mi va di fare concerti anche se non scrivo canzoni, perché comunque canto le canzoni che ho scritto, che sono tante, e questo mi permette di continuare. Quando smetterò? Perché certo, prima o poi smetterò, come in ogni mestiere. Chi fa un mestiere normale va in pensione a 67 anni, io adesso sono quasi dieci di più, otto in realtà. Se fossi un medico ospedaliero sarei già in pensione. Per noi questa idea non si dà mai: si smette perché ti stanchi tu o si stanca il pubblico. Quando succederanno queste due cose non mi vedrete più, ma non farò nemmeno un grande annuncio prima”.
I concerti “Nevergreen” cominceranno dal Teatro Sala Umberto di Roma il 27 ottobre per andare avanti fino al 15 novembre, mentre a Milano tornerà al Teatro Out Off a partire da mercoledì 25 novembre, fino al 22 novembre (in entrambi i casi sono state aggiunte 5 nuove date, per un totale di 35 concerti). Il film “Francesco De Gregori. Nevergreen” di Stefano Pistolini sarà trasmesso il 4 giugno in prima serata su Rai 3, mentre il 16 ottobre esce l’album live “Nevergreen (Perfette sconosciute)”, per Sony Music.
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