Ho appreso in ritardo e casualmente, leggendo un articolo di Monica Landro su Allmusicitalia, che Valeria Della Valle, direttrice del Dizionario Treccani con Giuseppe Patota, ha annunciato: «Nella prossima edizione stiamo valutando di ridefinire l’espressione Bocca di Rosa. Adesso si pensa di definire Bocca di Rosa come una donna libera».
Incuriosito, ho fatto qualche ricerca e ho trovato la prima fonte della notizia: un articolo del “Corriere della Sera” del 19 luglio a firma di Alessandra Arachi, che inizia così:
“«Bocca di Rosa è molto arrabbiata, lei non è una prostituta», protestava Fabrizio De André commentando l’articolo di un giornale. Era il 1996”.
Sto cercando di scoprire, grazie al mio amico Claudio Sassi, autore – con Walter Pistarini – di “Ho paura di fare il poeta”, un libro che raccoglie, rilegge, sistematizza e seleziona quarant'anni di interviste e dichiarazioni di De André, se questa riferita protesta di De André sia certificata o se sia solo un ricordo sbagliato o falsato. In ogni modo, la notizia del “Corriere” ha dato la stura a tutta una serie di rielaborazioni in gran parte celebrative in cui, in sostanza, ci si felicita del fatto che finalmente si sia preso atto che Bocca di Rosa, come da testo della canzone, l’amore “lo faceva per passione”, quindi prostituta non era.
Purtroppo, di questi tempi woke di benpensantismo a scoppio ritardato sembra sia gratificante, per chi scrive sui giornali, fare esibizione di apertura mentale scrivendo (spesso) fior di sciocchezze.
Sempre il 19 luglio e sempre sul “Corriere”, Giusi Fasano rincara la dose scrivendo: “lo stesso De André davanti all’interpretazione popolare che la voleva meretrice ha ripetuto a più non posso che «lei è molto arrabbiata perché non è una prostituta»” (Sassi, davvero lo ha “ripetuto a più non posso”?) e arpeggia argomentando:
“Dopo sessant’anni, la «revisione» prevista per il prossimo dizionario Treccani è molto più di una precisazione lessicale. Ci racconta l’evoluzione del concetto di libertà sessuale per le donne (per gli uomini non è mai stata in discussione) ma soprattutto ci dice che oggi la società è pronta (forse, diciamo noi) ad accettare l’idea che una donna possa farlo solo «per passione». E poi tira in ballo un argomento importante ma da sempre sottovalutato: le parole giuste per definire la realtà”.
A seguire, su altri giornali e siti, numerosi interventi, sempre o quasi sempre sulla stessa falsariga, e quasi sempre quindi allineati con il riformismo, o, come scrive bene Alberto Longo in un commento su “LaScimmiaPensa”, “con il progressismo linguistico applicato alla lessicografia e alla memoria culturale”.
Ora: a me sembra che voler sostenere che De André abbia dedicato “Bocca di Rosa” – in un testo chiaramente ispirato alla “Brave Margot” di Georges Brassens, in cui la protagonista è una pastorella che allatta pubblicamente al seno un gattino trovatello (qui il testo tradotto) – a una “donna libera” (o “spregiudicata”, come più correttamente suggerisce lo scrittore Diego De Silva), sia un tradimento della poetica del cantautore genovese. Il quale, coraggiosamente (per i tempi che correvano) negli stessi anni faceva protagoniste dei suoi versi le puttane: che fossero quella di “Via del campo” (che “vende a tutti la stessa rosa”), o quella di “La città vecchia” (che può dare una lezione al “vecchio professore”, il quale di giorno la chiama con disprezzo pubblica moglie”, mentre lei di notte “stabilisce il prezzo alle sue voglie”; ed è ancora più esplicita la prima versione del testo: “Quella che di giorno chiami con disprezzo specie di troia / quella che di notte stabilisce il prezzo alla tua gioia”).
De André ha cantato, con orgoglio e con fierezza, anche le puttane; e se in “Bocca di Rosa” la sua protagonista è più allegra e – appunto – spregiudicata di quelle di “Via del Campo” e “La città vecchia”, resta comunque una donna che l’amore lo farà sì “per passione”, ma anche per remunerazione; come tutti quelli che hanno salutato con entusiasmo la transizione Treccani da “prostituta” a “donna libera” hanno trascurato di considerare, probabilmente (o sicuramente) non conoscendo il testo completo della canzone, che verso il finale esplicita che con Bocca di Rosa ci si poteva “prenotare per due ore”.
E allora, qual è “la parola giusta per definire la realtà?”, come si chiede Giusi Fasano (“Nel caso di Bocca di Rosa la parola giusta non è mai stata prostituta: già lo dice il testo” – ma il testo dice il contrario, a leggerlo tutto).
Dori Ghezzi, vedova De André e custode della Fondazione che porta il nome del cantautore, ad Alessandra Arachi ha detto: «Finalmente viene interpretata in modo corretto la sua canzone. Mi gratifica il sentimento che è cresciuto nel comprendere il suo modo di comunicare». Ma se la comprensione oltrepassa la lettera del testo, falsandone il significato, forse facciamo un torto all’autore: che indubitabilmente in “Bocca di Rosa” ritrae una “donna libera”, ma altrettanto indubitabilmente la descrive come una donna che, pur liberamente e appassionatamente, offre su prenotazione “due ore” di sesso – a pagamento.
Qui sotto il testo completo di “Bocca di Rosa”:
La chiamavano Bocca di Rosa
Metteva l'amore, metteva l'amore
La chiamavano Bocca di Rosa
Metteva l'amore sopra ogni cosaAppena scese alla stazione
Nel paesino di Sant'Ilario
Tutti si accorsero con uno sguardo
Che non si trattava di un missionarioC'è chi l'amore lo fa per noia
Chi se lo sceglie per professione
Bocca di Rosa né l'uno né l'altro
Lei lo faceva per passioneMa la passione spesso conduce
A soddisfare le proprie voglie
Senza indagare se il concupito
Ha il cuore libero oppure ha moglieE fu così che da un giorno all'altro
Bocca di Rosa si tirò addosso
L'ira funesta delle cagnette
A cui aveva sottratto l'ossoMa le comari d'un paesino
Non brillano certo in iniziativa
Le contromisure fino a quel punto
Si limitavano all'invettivaSi sa che la gente dà buoni consigli
Sentendosi come Gesù nel tempio
Si sa che la gente dà buoni consigli
Se non può più dare cattivo esempioCosì una vecchia mai stata moglie
Senza mai figli, senza più voglie
Si prese la briga e di certo il gusto
Di dare a tutte il consiglio giustoE rivolgendosi alle cornute
Le apostrofò con parole argute
"Il furto d'amore sarà punito"
Disse "dall'ordine costituito"E quelle andarono dal commissario
E dissero senza parafrasare
"Quella schifosa ha già troppi clienti
Più di un consorzio alimentare"Ed arrivarono quattro gendarmi
Con i pennacchi, con i pennacchi
Ed arrivarono quattro gendarmi
Con i pennacchi e con le armiIl cuore tenero non è una dote
Di cui sian colmi i carabinieri
Ma quella volta a prendere il treno
L’accompagnarono malvolentieri
(nella prima versione, poi modificata:)
Spesso gli sbirri e i carabinieri
Al proprio dovere vengono meno
Ma non quando sono in alta uniforme
E l'accompagnarono al primo treno
Alla stazione c'erano tutti
Dal commissario al sacrestano
Alla stazione c'erano tutti
Con gli occhi rossi e il cappello in manoA salutare chi per un poco
Senza pretese, senza pretese
A salutare chi per un poco
Portò l'amore nel paeseC'era un cartello giallo
Con una scritta nera
Diceva "addio Bocca di Rosa
Con te se ne parte la primavera"Ma una notizia un po' originale
Non ha bisogno di alcun giornale
Come una freccia dall'arco scocca
Vola veloce di bocca in boccaE alla stazione successiva
Molta più gente di quando partiva
Chi manda un bacio, chi getta un fiore
Chi si prenota per due orePersino il parroco che non disprezza
Fra un miserere e un'estrema unzione
Il bene effimero della bellezza
La vuole accanto in processioneE con la Vergine in prima fila
E Bocca di Rosa poco lontano
Si porta a spasso per il paese
L'amore sacro e l'amor profano
PS Forse attribuisco a De André un’ispirazione non corretta, ma ho sempre pensato che oltre che a “Brave Margot” di Brassens un suggerimento gli sia venuto da un racconto di “Don Camillo” di Giovannino Guareschi, pubblicato nel 1948 (“Bocca di Rosa” uscì nel 1967). Il racconto si intitola “Delitto e castigo”. Don Camillo, esiliato in montagna dal vescovo per aver “sventolato una panca” contro un gruppo di persone del partito del sindaco Peppone, va in stazione per prendere il treno che lo porterà a Puntarossa, una parrocchia di montagna, dove era appena morto il prete. Come riassume “Il Parmense”,
“Don Camillo se ne va” annunciò Peppone. “Trasferito per punizione in un paese di montagna a casa del diavolo. Parte domani alle tre” […] “Deve andar via come un cane!”, urlò il Brusco. “Fate capire alla gente che tira brutta aria per chi si fa vedere domani in giro dalle due alle tre e mezzo” […]
Guareschi esprime benissimo l’atmosfera che si respirava: “Se la paura in città fa novanta, nei paesi fa centottanta“. Don Camillo attraversa strade deserte, fino ad arrivare alla stazione. Nemmeno un cane a salutare il parroco che lasciava il paese. Don Camillo, rattristato, montò sul treno. Alla prima fermata, a Boschetto, il vagone fu invaso di persone. Un mare di gente con doni, fiori, regali. Don Camillo era frastornato e alla ripartenza del treno si ritrovò lo scompartimento pieno di fagotti.
[…] “Gli uomini di Peppone avevano fatto detto che se uno si faceva vedere in paese alla vostra partenza l’avrebbero annebbiato di legnate”, spiegò il fattore di Stradalunga. “Per non far succedere dei pasticci siamo venuti tutti a salutarvi qui”. […]
Nel tragitto che lo separava dalla stazione successiva, Don Camillo pensò che Peppone e i suoi uomini ce la dovevano avere davvero tanto con lui per l’accaduto. E, anche se tra i due c’era una rivalità politica e rappresentavano due realtà molto diverse, gli dispiaceva. A portarlo lontano dai suoi pensieri ci pensò il fischio del capotreno. Il convoglio era arrivato a Boscoplanche, l’ultimo paese del Comune. Ad aspettarlo, il Sindaco e la giunta al completo.
[…] “Prima che voi uscite dal territorio del Comune di nostra pertinenza desideriamo porgervi il saluto della popolazione e l’augurio che la vostra guarigione sia rapida, la quale potrete presto ritornare alla vostra missione spirituale”. Poi, mentre il treno si rimetteva in moto, Peppone si tolse il cappello con largo gesto e anche Don Camillo si tolse il cappello e rimase affacciato così con il cappello in aria, come una statua del Risorgimento […]
“Alla stazione successiva, molta più gente di quando partiva: chi manda un bacio, chi getta un fiore, chi si prenota per due ore”. Appunto
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