"Per me lo scopo del punk era essere creativi e fare qualcosa per se stessi. Facevo il pulitore di cessi e cinque minuti dopo distruggevo una chitarra sul palco e le ragazze mi trovavano attraente. Quindi il punk è stata la mia salvezza”. In questa dichiarazione di Captain Sensible in una recente intervista al “Guardian” c’è forse la chiave più onesta per leggere il principio dei Damned. In cinquant’anni di carriera, da festeggiare quest’anno, la band ha attraversato punk, psichedelia, goth e pop senza mai diventare un’istituzione imbalsamata, scegliendo invece il rischio, il cambiamento e, spesso, il caos. Oggi la storia dei Damned torna a intrecciarsi con il presente attraverso "Not like everybody else”, il nuovo album di cover in uscita il 23 gennaio come tributo affettuoso e necessario a Brian James, chitarrista fondatore e figura centrale nella nascita del gruppo, scomparso il 6 marzo 2025.
“Not like everybody else”
Registrato in appena cinque giorni, tra entusiasmo e slancio creativo, ai Revolver Studio di Los Angeles, “Not like everybody else” ritrova i Damned nella loro formazione storica e allargata, con Dave Vanian alla voce, Captain Sensible alla chitarra, Rat Scabies alla batteria, Paul Gray al basso, con il contributo del tastierista di lunga data Monty Oxymoron. Un ritorno all’energia grezza e immediata delle origini, reso ancora più significativo dal fatto che il disco segna la prima volta in quarant’anni in cui Rat Scabies rientra in studio con la band. Dedicato alla memoria di Brian James, “Not like everybody else” è un lavoro personale e celebrativo, con cui la band rilegge “canzoni che fecero innamorare Brian della musica in primo luogo, quando da ragazzino iniziò a mettere da parte la paghetta e a comprare singoli”, come ha spiegato Captain Sensible in un’intervista concessa a “Punknews”: “Alcuni di questi brani li conoscevamo, ovviamente; il resto della lista ce l’ha fornita sua moglie Minna — con anche qualche sorpresa”. Nella chiacchierata Sensibile ha anche raccontato: “Quando incontrai Brian per la prima volta ero un fan del glam rock. Sapevo suonare un po’, ma i miei gusti non erano esattamente allineati per fare il bassista nel tipo di band che stava mettendo insieme. Così mi fece sedere davanti a un giradischi e mi fece ascoltare in loop MC5, Stooges e New York Dolls, per sostituire il glam con qualcosa di più sporco e ruvido”, ha sottolineato Sensible, prima di aggiungere: “Non avendo mai suonato la maggior parte di questi pezzi e senza prove, cinque giorni sembravano un po’ ottimistici, ma la band impara in fretta e abbiamo affrontato i brani uno dopo l’altro, tutti e cinque in questo studio retrò pieno di chitarre e tastiere vintage. So che oggi molte registrazioni vengono fatte a distanza, con partecipanti magari su continenti diversi, ma i Damned preferiscono farlo alla vecchia maniera, tutti insieme in una grande stanza vecchia e rumorosa. Penso che nel disco si sentano l’entusiasmo e il divertimento di quelle sessioni”.
“Not like everybody else” è una sorta di viaggio dentro gli ascolti formativi dei Damned, con cover di Kinks, Rolling Stones, Creation, Lollipop Shoppe, Stooges e Pink Floyd dell’era Syd Barrett. “L’unica cosa su cui siamo tutti d’accordo musicalmente sono le garage band degli anni ’60”, ha affermato Sensible nella chiacchierata per il “Guardian”: “Facevano di tutto per suonare al meglio, ma con più passione e meno tecnica hanno creato questo suono meraviglioso”. Sulla scelta dei brani da rileggere, a “Punknews” Captain Sensible ha raccontato: “La metà degli anni ’70 non era un gran periodo per la musica. Il glam era diventato stantio e i grandi gruppi prog stavano annoiando a morte il pubblico con virtuosismi chitarristici inutili e assoli di batteria di dieci minuti. Per non parlare dei testi terribili di band come Yes e Genesis, con tutte quelle fandonie su maghi e proiezioni astrali. Quella era la roba mainstream del periodo, ma c’erano band più interessanti che suonavano in club e pub più piccoli: i Groundhogs, gli Stray e i meravigliosi Pink Fairies (che mi diedero il nome Sensible!). Mentre negli Stati Uniti c’erano gli Stooges e gli MC5”. Alla domanda su qual è l’importanza dei Pink Floyd per i Damned, ricordando che la band per il secondo album voleva Syd Barrett come produttore prima di finire a lavorare con Nick Mason, Sensible ha continuato: "Per quanto possa sembrare improbabile, avevamo lo stesso editore dei Pink Floyd e credo che, persino nel ’77, fossero ancora un po’ imbarazzati dal fatto che la band fosse diventata una megastar mentre il loro ex leader era a casa a Cambridge a dipingere quadri per poi distruggerli. Così, quando chiedemmo se Syd potesse produrre il nostro secondo album, colsero la palla al balzo per cercare di riportarlo alla musica. E incredibilmente lui accettò, ma quando arrivò il momento delle sessioni non riuscì a presentarsi, per un motivo o per un altro”.
“Not like everybody else” si muove come una mappa sentimentale. Si parte dall’energia soul e nervosa di “There’s a ghost in my house” di R. Dean Taylor, trasformata in un’apertura tesa e immediata, per poi tuffarsi nell’immaginario urbano di “Summer in the city” dei Loving Spoonful e nel beat mod di “Making time” dei Creation. Il lato più ruvido emerge con “Gimme danger” degli Stooges, che riafferma il legame profondo della band con il proto-punk americano, mentre la psichedelia inglese trova spazio nella rilettura di “See Emily play”, omaggio ai Pink Floyd del genio Syd Barrett.
La title track, “I’m not like everybody else” dei Kinks, diventa una dichiarazione identitaria perfettamente aderente allo spirito dei Damned, affiancata dalla tensione blues di “Heart full of soul” degli Yardbirds e dal garage rock psichedelico di “You must be a witch” dei Lollipop Shoppe. Con “When I was young” degli Animals il disco assume un tono più riflessivo e malinconico, prima di chiudersi con “The last time” dei Rolling Stones in una registrazione dal vivo all’Hammersmith Apollo del 29 ottobre 2022, con la partecipazione di Brian James, carica di un valore simbolico fortissimo, che suona come un addio ma anche come una celebrazione collettiva.
50 anni di Damned
All’epoca della nascita dei Damned, il termine “punk” non era ancora entrato nell’uso comune del vocabolario musicale. Alla metà degli anni Settanta, Brian James, Dave Vanian, Rat Scabies e Captain Sensible facevano parte di quella minuscola costellazione di musicisti che si ritrovavano passando da una band embrionale all’altra, prima ancora che il movimento avesse un nome e una forma riconoscibile. Anche gli pseudonimi adottati dai componenti del gruppo raccontano quell’attitudine istintiva e anti-identitaria, con Brian Robertson che diventò Brian James per evitare omonimie, David Lett si trasformò in Dave Vanian, ispirandosi all’immaginario transilvano, Chris Millar prese il nome di Rat Scabies e Ray Burns scelse Captain Sensible, ironicamente, perché non lo era affatto. Fin dall’inizio, l’identità dei Damned non fu mai monolitica, ma il risultato di una tensione creativa continua che, come racconta Vanian nell’intervista al “Guardian”, rendeva inevitabile il cambiamento: "Non c’è un solo autore, quindi il sapore della band è destinato a cambiare continuamente”. Ha aggiunto: “Captain Sensible è un grande fan del pop zuccheroso, del prog e del glam rock. Quindi la sua scrittura è molto pop, melodica e davvero splendida. La mia è più melodrammatica, più teatrale. E Rat Scabies era un mod che amava davvero band come gli Who. Quel crogiolo o non avrebbe funzionato affatto, oppure sarebbe stato un petardo”.
Questo equilibrio instabile ha prodotto una traiettoria unica, ma anche una storia interna tutt’altro che lineare. I Damned si sono sciolti e riformati più volte, attraversando fratture alla fine degli anni Settanta, poi ancora negli anni Ottanta e all’inizio dei Novanta. Captain Sensible e Rat Scabies sono usciti e rientrati dalla band in momenti diversi, con quest’ultimo che è tornato a collaborare stabilmente solo nel 2022, dopo ventisette anni di distanza. Come ammette Vanian sempre al Guardian, “la frattura era soprattutto tra lui e Captain”, anche se, a rotazione, ciascuno dei protagonisti ha vissuto una propria “fine di relazione” con gli altri. Eppure, nonostante i conflitti, oggi il nucleo storico è di nuovo insieme, pronto a celebrare mezzo secolo di attività con un nuovo disco, “Not like everybody else” - appunto, e un grande concerto alla Wembley Arena il prossimo 11 aprile.
All’esterno, questa complessità ha spesso giocato contro di loro. Se il racconto dei Sex Pistols o dei Clash è diventato un mito compatto e facilmente decifrabile, quello dei Damned è rimasto più sfuggente. Nell’ottobre del 1976 questi ultimi pubblicarono il loro primo singolo, “New rose”. Il brano, ancora oggi spesso ricordato come il primo singolo in assoluto pubblicato da una punk band inglese, venne poi incluso nell’album di debutto “Damned Damned Damned” del febbraio 1977, dando il via a una traiettoria che avrebbe portato il gruppo ben oltre i confini del genere che avevano contribuito a fondare. Seppur riconosciuti come i primi a pubblicare un singolo riconosciuto come punk britannico, i Damned deviarono presto verso il pop psichedelico, fino a essere percepiti da molti come una delle band goth definitive. La discografia del gruppo non ha mai avuto una narrazione ordinata o un programma di ristampe coerente, come ci si aspetterebbe da un gruppo della loro importanza. Anche questo fa parte del loro destino.
Eppure, proprio questa libertà ha permesso ai Damned di spingersi ben oltre i confini del punk già alla fine degli anni Settanta. Dopo “Machine gun etiquette” del 1979, che ampliava radicalmente il loro raggio d’azione, arrivarono esperimenti sempre più audaci, tra cui “The black album” del 1980 come quella suite prog-psichedelica di diciassette minuti che ancora oggi chiude molti concerti, intitolata “Curtain call”. Mentre negli anni Ottanta la band firmava successi gotico-psichedelici come “Grimly fiendish” da "Phantasmagoria" del 1985 e il singolo “Eloise” dell’anno successivo.
Fare le cose a modo loro è stato spesso caotico, ma ha garantito che restassero i Damned, e non una rock band nostalgica intenta a replicare se stessa. “Siamo partiti per un’avventura musicale", ha raccontato Sensible al “Guardian”, mentre Scabies ha aggiunto: “Non c’erano regole. Era un gruppo di ragazzini che si divertivano. E probabilmente gran parte del nostro pubblico si riconosceva nel fatto che eravamo piuttosto sconnessi: tutti provenivamo, in un modo o nell’altro, da contesti un po’ disastrati. Penso che molti giovani disfunzionali si identificassero nel fatto che non eravamo confezionati. Non vestivamo tutti uguale. Non avevamo un logo aziendale né un contratto con una major”.
A cinquant’anni dall’inizio, i Damned non celebrano solo una carriera, ma un’idea di band come spazio di libertà assoluta: imperfetta, contraddittoria, ma ancora capace di suonare necessaria. "Not Like Everybody Else” nasce proprio da questo spirito, ma guarda indietro con lucidità e rispetto.
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