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CSI, la reunion: “Le cose accadono al di là dei pensieri”

24.01.2026 Scritto da Claudio Cabona

Ciò che deve accadere, accade”. Nella Casa della Cultura e della Memoria di Marzabotto, teatro di una tristemente nota strage nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, oggi luogo intriso di ricordi, dolore e sacralità, tra le rocce dell’Appennino e l’acqua gelida del Reno, viene riavvolto il nastro di quasi trent’anni: è qui che i CSI annunciano il loro ritorno. Sui pannelli che svelano la reunion solo due parole: “In viaggio”, il titolo di una loro canzone e di uno stato d’animo. Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Giorgio Canali, Francesco Magnelli e Ginevra Di Marco, figli di quelle terre tra l’Emilia-Romagna e la Toscana, “cresciuti sulla Linea Gotica” come ripete Ferretti, si guardano negli occhi con stupore.

Forse neppure loro stessi, a quasi trent’anni da “Tabula rasa elettrificata”, il loro ultimo album del 1997, che raggiunse un primo posto in classifica leggendario per un gruppo rock italiano, credono davvero di essersi ritrovati. Corsi e ricorsi storici: dopo la rinascita dei CCCP, arriva quella del Consorzio Suonatori Indipendenti, che sorse proprio dalle ceneri del gruppo punk: qui la tournée 2026. Poche e ricercate date, in luoghi simbolo per la formazione. Questa sarà anche l’occasione per girare un film sulla storia dei CSI, un’idea nata da Valerio Mastandrea: il progetto, prevedendo una colonna sonora, potrebbe spingere il gruppo a realizzare nuova musica.

L’introduzione alla presentazione del tour di reunion non può che essere affidata a Stefano Senardi, “è lui che ha creato i CSI”, dice Ferretti, che nel 1997, quando era presidente della Polygram Italia fu anche il discografico-artefice del loro primato in classifica: “I CSI ci stanno regalando un tuffo nel futuro. Il mio incontro con loro avvenne nel 1993. Appena li ho visti e incontrati in Polygram ho capito che erano davvero indipendenti, anche uno dall’altro, differenti in tanti aspetti, musicali, umani e politici. Loro e Franco Battiato hanno donato un senso di qualità alla mia vita professionale. Hanno scritto canzoni uniche. La bellezza dei CSI è sempre stata nell’unione tra le individualità. E la loro forza è sempre stata quella di azzerare e di azzerarsi. Eccoli qua, di nuovo, alle porte di un nuovo viaggio”.

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Da dove parte questa reunion?
Ferretti
: L’essenziale è composto dalle cose che accadono. In molti si chiedevano: ma se tornano i CCCP, torneranno anche i CSI? Io pensavo fosse un abominio solo immaginarlo. L’ultimo concerto nel 2025 dei CCCP è stato a Taormina e lì mi sono posto il problema e ho mandato un messaggio ai miei compari dei CSI: “vediamoci, io se volete ci sono”. Ci siamo incontrati a pranzo, ci legava un profondo senso di riconoscenza. Maroccolo a quel punto prende la parola: “Mastandrea dice che se i CSI tornano, dobbiamo fare un documentario”. Zamboni pochi giorni dopo mi chiama, ci vediamo al bar e mi comunica che è arrivata una richiesta di suonare a un festival in Mongolia, una terra a cui i CSI sono indissolubilmente legati.

Li avete colti come segni del destino?
Ferretti: Le cose accadono al di là dei pensieri. I CSI oggi tornano come sono nati: siamo andati, oggi come allora, da Senardi senza avere nulla in mano e lui ci ha aiutato. Maroccolo ci ha mandato un’idea di scaletta che partiva con “In viaggio”, un pezzo che io ho detestato: quando ascoltai solo la musica dissi “questa datela a Baglioni o a non so chi”. Trovate le parole, scritto il testo, mi sono poi reso conto che sul palco si trasformava in una grande canzone. A Pasqua di quest’anno, dopo aver bocciato l’idea di inizio scaletta a Maroccolo, ho sentito il papa dire che “siamo in cammino”. E così “In viaggio” oggi è un tour, è un film ed è anche la prima canzone che ascolterete in scaletta.

Prevedete nuova musica?
Ferretti: Il tour non sarà nelle grandi città, ma in posti sui generis, legati a noi. Dato che c’è un film in programma e visto che dovremo fare la colonna sonora chissà che non spunti qualche cosa di nuovo, qualche canzone nuova, chissà….

Le vostre canzoni hanno saputo raccontare in modo lucido un mondo di rovine. Oggi hanno la stessa forza comunicativa?
Ferretti: Noi abbiamo sempre raccontato le difficoltà del vivere, senza ideologie. “Cupe vampe” racconta la distruzione della biblioteca di Sarajevo durante la guerra di quegli anni, raccontavamo le cose intorno a noi. Non so come sarà fare un pezzo come quello, oggi, ma quella profonda tristezza è rimasta, il mondo non è cambiato, anzi forse è peggiorato.
Zamboni: Siamo andati alle rovine di Monte Sole per fare le foto di rito per questo ritorno. Proprio lì dove ci fu un terribile eccidio, ma non le abbiamo fatte. Siamo rimasti in silenzio e siamo andati via. Ha vinto giustamente il silenzio. Il mondo non va raccontato, si racconta.

Sentite una sorta di responsabilità?
Ferretti: Noi abbiamo cantato “Non fare di me un idolo, mi brucerò. Se divento un megafono, m'incepperò”. Non si può chiedere a un gruppo di indicare come va il mondo, valiamo quanto chi sta dall’altra parte. Io l’unica cosa che voglio è non avvilire il mistero della vita, è la sola responsabilità che sento.

Chi sono stati i CSI e perché si sono sciolti?
Maroccolo: Sono stati più di un gruppo musicale, sono riusciti ad avere un linguaggio più universale e a parlare del contemporaneo in modo speciale. I CCCP avevano una forte componente iconografica, sono stati anche fraintesi per questo, sono stati considerati “solo un gruppo di sinistra”, ma non era così. I CSI sono andati oltre le ideologie. Ma non si sono sciolti per il primo famoso posto del 1997, ma perché eravamo consunti.  
Magnelli: Il tour nei palazzetti, quello dei “grandi numeri” fu complesso. Alcuni mi fermavano e mi dicevano: “che live pazzesco”. Ma non era vero, molte strutture avevano delle acustiche terribili e questo ha influito sul nostro umore. Detto ciò non c’è “un motivo” per lo scioglimento, fu una concatenazione di eventi.

Come dovranno essere i concerti dei CSI in questo 2026?
Ferretti: I concerti dovranno essere un muro di suono da cui dovranno emergere delle voci e delle parole. Non abbiamo ancora lavorato alla scaletta, sappiamo solo che “In viaggio” sarà il primo brano perché siamo tutti letteralmente in viaggio.
Di Marco: Mi interessa il luogo che sanno creare i CSI. Su quel palco si creerà uno spazio non ripetibile. I concerti avranno un prezzo giusto, non si andrà oltre i 48 euro compresi diritti di prevendita. OTR ha fatto un grande lavoro, un bel gesto verso di noi e verso la gente. I live non devono essere eventi elitari.

I CSI facevano parte di una vera scena rock e hanno spinto diverse band tra cui Marlene Kuntz, Üstmamò e Disciplinatha. Oggi cosa resta di quel mondo?
Ferretti: Siamo dei reduci. Adesso la musica è un sottofondo, ha perso la sua sacralità. La musica ai tempi aveva un altro valore, eravamo un consorzio, c’era una scena, è vero, ma ora è cambiato tutto. Senardi era il presidente di una major, c’erano figure giuste nei posti giusti. Ora la gente ascolta la musica dai telefonini. Io non ascolto musica, non ho strumenti per ascoltarla, mi interessano i CSI e so cosa sanno fare.
Maroccolo: L’ultimo disco l’ho prodotto tre anni fa, un lavoro di Edda. Le mutazioni vanno comprese, oggi non ho più la forza per mettere in piedi una factory e deve ancora arrivare una nuova dirompente avanguardia capace di creare una scossa. Ma non vuol dire che non ci sia musica interessante: mi piacciono molto Iosonouncane e il gruppo Stato Brado.

Ferretti, c’è ancora chi non ha digerito la conversione e le prese di posizione politiche vicine alla destra. Questo avrà un peso nel riproporre certi brani?
Ferretti: La mia è una vita vissuta, io vedo linearità in tutto quello che ho fatto e detto, sempre consapevole che “non si resta uguali”, si cresce, si cambia. Io non vedo rotture clamorose, la mia conversione, per esempio, era la cosa più ovvia che potesse succedere perché io sono cresciuto in un ambiente cristiano, poi me ne sono allontanato e infine ho fatto ritorno. Non posso accontentare tutti, il fraintendimento non lo voglio con le persone che amo, con gli altri lo metto in conto.

Perché è giusto oggi essere qui, insieme?
Zamboni: Mi sono interrogato sul fatto che questo tour potesse allontanarmi dai miei dischi e dai miei libri, ma questa storia fa parte di me. Pensavo fosse un incubo una reunion, figurati quando sento parlare di “musica nuova” (sorride, ndr). Vi dico già che sarà difficile, non lascerò che sia facile realizzarla perché ho una mia idea precisa su tutto questo.
Canali: Io ho fatto musica diversa in tutti questi anni, ho fatto musica che allontanasse proprio i fan dei CSI, volevo fosse così. Ma quando mi sono reso conto che chi mi consigliava di non partecipare a una reunion dei CSI, facendo leva sulla partecipazione di Giovanni ad Atreju o altro, faceva in realtà parte di un gruppo di haters, ho detto “vaffanculo, dico sì ai CSI”. 


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