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CSI, Bluvertigo, Litfiba: ma il rock italiano sa guardare avanti?

04.02.2026 Scritto da Claudio Cabona / Mattia Marzi

Prima i Litfiba, poi i Bluvertigo e infine i CSI. Il 2026 è appena cominciato, ma già si individua quella che sarà una delle principali tendenze della stagione in ambito musicale: il ritorno delle rock band più iconiche della scena, tra nostalgia e revival. Il filone è partito già lo scorso anno, con le reunion dei CCCP (la tournée che ha segnato il ritorno del gruppo di “Io sto bene” era partita già nel 2024), de Il Teatro degli Orrori e degli Afterhours, mentre nel Regno Unito quella degli Oasis, puntando proprio sulla nostalgia, sbancava al botteghino. Gli ultimi ad annunciare il loro ritorno, in ordine cronologico, sono stati i CSI. Ufficializzando una notizia che era nell’aria già da mesi, e di cui si vociferava durante le ultime date del tour della reunion dei CCCP, Giovanni Lindo Ferretti e compagni hanno confermato che la band di “Tabula rasa elettrificata” si riformerà la prossima estate per una serie di concerti, un documentario e, forse, anche nuova musica. Ferretti, Giorgio Canali, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli e Ginevra Di Marco non suonavano insieme dal 2002.

Poche ore prima i Bluvertigo avevano annunciato a sorpresa lo scongelamento del marchio per un concerto-evento in programma il 14 aprile all’Alcatraz di Milano. I fan li aspettavano già l’anno scorso: cadeva il trentennale del loro album d’esordio, “Acidi e basi”. Morgan, Andrea “Andy” Fumagalli, Livio Magnini e Sergio Carnevale non erano riusciti a mettersi d’accordo per tempo: meglio tardi che mai, in fondo. I Litfiba, intanto, per il tour del quarantennale di “17 re”, che vedrà Piero Pelù e Ghigo Renzulli tornare a suonare con Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo, gli altri due membri fondatori del gruppo icona della scena rock e alternativa italiana degli Anni ’80 e ’90 (entrambi lasciarono la band nel 1989, per divergenze artistiche), fanno sapere di aver già venduto 50 mila biglietti: praticamente uno stadio, o quasi. 

La Gen Z deve accontentarsi 

Rispetto al 2002, quando i CSI si sciolsero, per il rock italiano sembrano essere passati millenni. All’epoca Ferretti e soci facevano parte di un microcosmo. Oggi somigliano a una navicella che naviga nel vuoto: «Sono curioso di vedere avanguardie che entrano a gamba tesa sul mercato per cambiare le cose», dice Maroccolo, 65 anni, che quando i Måneskin vinsero il Festival di Sanremo nel 2021 con “Zitti e buoni”, facendo poi il bis all’Eurovision, fu tra i rocker di vecchia generazione a esultare per il trionfo di Damiano David e soci, investiti – dai media, più che dal pubblico – del compito di riportare il rock al centro del villaggio. «E ora rosicate e tacete fighettini alternativi benpensanti finti rockers esperti critici puzzoni con puzzetta sotto al naso snob… Che niente avviene a caso! Che vi piaccia o meno, questi hanno talento e sono bravi», scrisse il bassista sui social.

Diversa l’opinione di Giovanni Lindo Ferretti, che oggi ha 72 anni e da tempo vive da asceta, insieme ai suoi cavalli, a Cerreto Alpi, sull’Appennino reggiano: «Ho l’impressione che esperienze come la loro, durino poco perché, sotto sotto, non c’è niente», disse. Dopo il grande exploit, la band ha fatto perdere le sue tracce, prendendosi una pausa a tempo indeterminato (mentre il cantante Damiano David, 27 anni, con il suo progetto solista si è riposizionato più da popstar che da rockstar), e lasciando di fatto le nuove generazioni senza un punto di riferimento mainstream simile. Fa dunque un certo effetto realizzare che per ritrovare un po’ di sano rock un giovane debba aspettare le reunion di gruppi dalle storie gloriose, ma i cui componenti hanno più di cinquant’anni.

La generazione di mezzo, che resiste

È pur vero, però, che se da una parte il rock italiano vive oggi una stagione segnata dalle grandi reunion, dall’altra esiste una fascia di band, alcune storiche, altre emerse negli ultimi quindici o vent’anni, che continua a portare avanti questo linguaggio. Pubblicano dischi, spesso solidi e a volte anche molto riusciti, suonano con continuità e mantengono un rapporto forte con il pubblico. Non sono però più band di rottura: non aprono nuovi immaginari, non inaugurano scene, non spostano davvero in avanti l’asse del discorso. Tengono in piedi un mondo, lo fanno evolvere quel tanto che basta, senza però trasformarlo. Tra le formazioni più attive degli ultimi anni vanno citati senza dubbio Zen Circus, I Ministri, Negrita e Tre Allegri Ragazzi Morti e Sick Tamburo, anche se quest'ultimo è più il progetto di Gian Maria Accusani. Appino (47 anni) e compagni l’anno scorso hanno pubblicato un disco come "Il male", i Negrita di Paolo “Pau” Bruni (58 anni) “Canzoni per anni spietati” mentre i Ministri (Federico Dragogna ha 44 anni) sono tornati con "Aurora popolare": lavori diversi per suono e approccio, ma accomunati da una forte identità e da una centralità del live che resta decisiva.

Sono band che macinano date in tutta Italia, con un seguito costruito nel tempo, e che rappresentano una spina dorsale del rock italiano contemporaneo. Attorno all’universo rock, pur senza potervi essere ricondotte in senso stretto, gravitano anche formazioni fondamentali come Baustelle e Subsonica. Entrambe hanno avuto e rivendicato, in momenti diversi, una matrice rock: i Baustelle lo hanno fatto apertamente in dischi come "Elvis", mentre i Subsonica hanno sempre dialogato con quel mondo pur muovendosi su coordinate elettroniche. Sono due nomi centrali nella musica italiana, ma non rappresentano una spinta propriamente rock.

Un discorso diverso riguarda i Marlene Kuntz di Cristiano Godano (59 anni), nome storico che oggi appare più esplicitamente legato alla dimensione della memoria. Il tour dedicato a "Catartica", album d’esordio e punto di riferimento generazionale, e quello che arriverà su “Il vile” raccontano questa fase. Impossibile non citare i Verdena dei fratelli Alberto e Luca Ferrari (47 anni il primo, 44 il secondo), una delle poche formazioni italiane che, nel corso degli anni, ha davvero inciso sul linguaggio del rock, firmando dischi capaci di segnare una frattura e mantenendo sempre una forte riconoscibilità. Oggi però il futuro del gruppo è avvolto da più di un interrogativo: l’uscita di Roberta Sammarelli (46 anni) apre un nuovo ciclo incerto per una band che ha sempre fatto della compattezza uno dei suoi tratti distintivi. Sammarelli è entrata nei Si! Boom! Voilà!, un progetto interessante ma non del tutto “nuovo”, nasce dall’incontro di musicisti con una lunga storia alle spalle, tra cui Giulio Ragno Favero, già nei Teatro degli Orrori. Più che una nuova scena, una ricombinazione di percorsi già esistenti.

Una band che invece ha portato una ventata di freschezza, pur collocandosi anch’essa in una sorta di “generazione di mezzo”, sono i Fast Animals and Slow Kids. Più giovani rispetto a molte delle formazioni citate, hanno costruito un percorso credibile, parlato a un pubblico nuovo e dimostrato che una band rock può ancora crescere senza rifugiarsi subito nella nostalgia. In sintesi, tutte queste band tengono in piedi il linguaggio del rock italiano: lo mantengono riconoscibile, lo aggiornano parzialmente, ma non aprono davvero a una fase nuova. Manca soprattutto una scena giovane capace di raccogliere questa eredità e portarla altroveNon ci sono riusciti neppure gli stessi Måneskin, nonostante il successo internazionale: la loro parabola non ha generato un movimento né una nuova ondata di band.

Qualcosa si muove (nel sottosopra)

Eppure qualcosa si muove. Tolti gli interessantissimi Neoprimitivi, tra le realtà più giovani che oggi portano avanti una visione personale e coerente vanno segnalati i Post Nebbia (Carlo Corbellini ha 27 anni), gli Elephant Brain (32-34 anni) e i Tamango. Un discorso a parte meritano le Bambole di Pezza, unica band rock tutta al femminile a godere di una reale visibilità mainstream, visto che approderanno sul palco di Sanremo. Non si tratta però di una formazione nuova: il progetto è attivo da anni e si è rinnovato soprattutto con l’ingresso della frontwoman Cleo (30 anni). Se nel Regno Unito e negli Stati Uniti il rock sembra attraversare una fase di nuovo fermento, con band e traiettorie ancora aperte, in Italia tutto questo continua a fare fatica: «La musica ai nostri tempi aveva un altro valore, eravamo un consorzio, c’era una scena, è vero, ma ora è cambiato tutto. Anche nelle case discografiche c’erano figure giuste nei posti giusti. Ora la gente ascolta la musica dai telefonini», si rammarica Giovanni Lindo Ferretti. Insomma, la sensazione è che oggi il rock sembri più impegnato a resistere che a immaginare il proprio futuro.


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