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Courtney Love: "Io e Kurt eravamo due capri espiatori designati"

01.02.2026 Scritto da Paolo Panzeri

La proiezione di un nuovo documentario su Courtney Love ha suscitato scalpore al Sundance Film Festival. "Antiheroine", questo il titolo del film di Edward Lovelace e James Hall che ripercorre la sua vita e la sua carriera.

Il documentario, come riporta il quotidiano britannico The Guardian, vede la 61enne Love a casa sua a Londra, dove si è trasferita più di cinque anni fa per poter condurre una vita più tranquilla, come spiega nel film: "Ero sobria da due anni e mezzo. Sono venuta qui con un guardaroba invernale e un cane. Mi sono isolata da tutti". Di sè inoltre dice: "Non ho mai pensato alla simpatia. La simpatia non era un fattore determinante".

Nel film compaiono colleghi musicisti quali il frontman dei R.E.M. Michael Stipe, Melissa Auf der Maur, Eric Erlandson, Billie Joe Armstrong, Patty Schemel e Butch Walker.

In "Antiheroine" Courtney Love racconta la sua storia partendo dall'inizio. Partendo dalla sua malandata famiglia. Il padre, Hank Harrison, le diede dell'LSD quando aveva quattro anni. Bevve il suo primo drink a 10 anni, sostenendo che il suo patrigno, David, la fece ubriacare gravemente. Mentre la madre, Linda Carroll, dice utilizzava la figlia come capro espiatorio per i suoi problemi.

Dopo che la madre si trasferì all'estero, Courtney trascorse del tempo in affidamento e in riformatorio. Attribuisce a Patti Smith il merito di averle salvato la vita, mostrandole cosa poteva essere una donna nel rock. Determinata a diventare una rock star, si trasferì a Liverpool, in Inghilterra, per infiltrarsi nella scena punk della città, anche se spiega che non era una groupie: "Io non volevo scopare con quei ragazzi, volevo essere loro".

Da Liverpool si spostò a Los Angeles, dove lavorò come spogliarellista e si esibì come cantante solista in una band punk composta per il resto da soli uomini, i cui membri, dice, le si rivoltarono contro. Pubblicò quindi un annuncio sul giornale per sole musiciste. Ricorda la sua ambizione sfrenata nel tentativo di sfondare nella scena musicale di Los Angeles degli anni '80: condividendo uno studio con i Red Hot Chili Peppers, seguendo diete, limitandosi all'eroina due volte al mese, sviluppando il suo urlo distintivo, esercitandosi sei o sette giorni a settimana, trasformando un'esperienza terrificante in cui fu ammanettata e quasi violentata nella canzone "Retard Girl".

Chiaramente in "Antiheroine" non poteva mancare il racconto della sua storia d'amore con il frontman dei Nirvana Kurt Cobain. "Era davvero bello. Aveva un senso dell'umorismo bizzarro. Eravamo due capri espiatori designati, rifiutati dalle nostre madri e dai nostri padri. Ci siamo ritrovati e siamo tornati a casa. È stato davvero istantaneo. Quella fase da luna di miele è durata quello che è sembrato un tempo lunghissimo, perché era davvero intensa".

Love e Cobain si sposarono nel 1992 e nell'agosto di quell'anno nacque la figlia Frances Bean Cobain che non ha partecipato a questo documentario. Della figlia Courtney dice: "Non sono stata certo una madre facile, questa è la verità. Non riuscivo proprio a concentrarmi su di lei". Ad occupare un posto di rilievo nel film è l'eroina, così come la forte reazione mediatica, in particolare dopo il suicidio di Cobain nell'aprile del 1994. La stessa settimana della morte di Cobain, uscì il secondo album delle Hole, "Live Through This", e la band partì per un tour. Il film include numerose clip di fan ed esperti che ipotizzano che la Love fosse responsabile della morte di Cobain. Tanto che a un concerto delle Hole, una persona del pubblico le piazzò delle cartucce di un fucile sul palco, scatenandole un crollo emotivo. Trent'anni dopo, la Love appare ancora emozionata sia per il suo legame con Cobain, sia per l'inevitabile tumulto che seguì la sua morte. "Kurt Cobain entra nella fottuta stanza prima di Courtney", dice nel film. "Questa sarà la mia vita."

L'ultima canzone che ha composto per il suo nuovo album parla di Frances. L'album non ha ancora una data di uscita né un titolo, ma, secondo quanto riportato nel film, vedrà la collaborazione dell'ex compagna di band Melissa Auf der Maur e di Michael Stipe. "Puoi chiamarlo 'il disco della ripresa' o 'il disco del fottuto quasi morto' o 'il disco a cui è stata concessa una possibilità di vita'. Devo rimanere viva... Più scrivo queste canzoni, più mi allontano dalla merda. Una canzone può cambiare tutto. Se non ci credo, allora non credo in niente."


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