«Voglio che i dj vengano pagati per trasmettere i brani in radio. Voglio che vengano utilizzati dei bot per far crescere i numeri sulle piattaforme di streaming. Voglio la riproduzione automatica, numeri gonfiati, “mi piace” truccati, pubblicità non skippabili, premi comprati e critici pagati. Sono stufo di giocare», ha scritto un fan di Madonna su X, commentando la notizia del grande ritorno in pista di Lady Ciccone. È solo una delle tante reazioni, cariche di entusiasmo, alle quali si sono lasciati andare in questi giorni sui social i sudditi della Regina del Pop dopo aver appreso che Madonna sta lavorando a un sequel di “Confessions on a dance floor”. Le aspettative sono altissime ed è facile capire perché: quello del 2005 rimane l’ultimo, grande album pubblicato dalla Material Girl, prima di dematerializzarsi a livello discografico. Già, perché è opinione comune, anche tra i madonnari, che dopo quel disco la popstar non sia più riuscita a produrre nulla di particolarmente significativo, se si esclude il successivo “Hard Candy”, che di “Confessions on a dance floor” fu una sorta di appendice. Lei che per anni aveva indicato la strada alle altre - con con la “Isla bonita” nel 1987 anticipò di vent’anni il latin pop di Jennifer Lopez e Shakira, con “Don’t tell me” nel 2000 fu una delle star del pop d’alta classifica a riscoprire il country - una volta archiviata l’era di “Confessions on a dance floor” cominciò a percorrere strade che ora erano altre ad indicare, rendendosi protagonista di operazioni francamente discutibili: i duetti con il trapper Quavo o con la superstar colombiana del reggae Maluma gridano ancora vendetta. Ma un “Confessions on a dance floor 2”, vent’anni dopo, è davvero una mosta giusta discograficamente e artisticamente per Madonna?
I rischi dell'operazione
L’operazione è più rischiosa di quanto non si pensi. Da parte di Madonna, riproporre “Confessions” potrebbe sembrare una mossa derivativa, più legata al revival che a una reale spinta innovativa: da una che è sempre stata pioniera non ci si aspetta del revivalismo. Poi c’è un discorso da fare sull’età, e pazienza se non suonerà gentile: quando nel 2005 uscì “Confessions on a dance floor” Madonna Louise Veronica Ciccone aveva 47 anni ed era ancora una Regina con la corona ben salda sulla testa. Andate a rivedere il video della storica esibizione del 2006 al Coachella, durante il tour legato proprio al disco di “Sorry” e “Hung up”: le immagini mostrano una popstar nel pieno del suo potere e delle sue potenzialità, non certo la «bambola rotta», parole sue, costretta a fare i conti, oggi che ha 67 anni, con non pochi problemi fisici. Rimanendo invece più focalizzati su un discorso artistico, uno dei più grandi rischi che Madonna corre con “Confessions on a dance floor 2” è quello di pubblicare un sequel che potrebbe non reggere il confronto con l’originale, che complici hit come “Hung up”, “Sorry”, “Get together” e “Jump” si rivelò un successo enorme, finendo in classifica in quaranta paesi diversi, entrando nel Guinness dei Primati come “Album con più numeri uno in classifica del mondo”, vendendo oltre 10 milioni di copie a livello mondiale e vincendo pure un Grammy come “Best Electronic/Dance Album” nel 2007.
Il ritorno di Stuart Price
A garantire sulla qualità artistica di “Confessions on a dance floor 2” ci pensa il ritorno in cabina di produzione di Stuart Price, lo stesso produttore che contribuì a rendere l’originale “Confessions on a dance floor” un capolavoro della pop music degli Anni Duemila. All’epoca di “Confessions on a dance floor” Price aveva 28 anni. Madonna lo aveva pescato due anni prima nella scena clubbing londinese, quando gli aveva fatto produrre “X-Static process”, uno dei brani contenuti in “American life”, il disco precedente a quello del 2005. Ma fu solo con “Confessions” che gli spalancò le porte del pop. Il sodalizio tra Madonna e Stuart Price si è rinnovato nel 2023, a distanza di diciotto anni dalle sessions di “Confessions on a dance floor”, quando la Regina del Pop gli ha affidato la direzione musicale del suo monumentale “Celebration tour”: «Darò ai miei fan lo spettacolo che stavano aspettando», promise la popstar. E con lo show, un kolossal di due ore e mezza con il quale ripercorse tutte le ere della sua carriera, dagli esordi con “Holiday” ai tempi recenti, non li deluse, conquistando anche la critica che negli ultimi anni l’aveva definita sostanzialmente una regina senza più la sua corona, anche a causa delle sue uscite di dubbio gusto (dall’ospitata del 2022 fa da Jimmy Fallon, quando mostrò le mutande alle telecamere, alle provocazioni social). Oggi Stuart Price ha 48 anni, ma guai a considerarlo un bollito: nel 2020 ha prodotto quattro pezzi di “Future nostalgia” di Dua Lipa, di cui tre - “Hallucinate”, “Levitating” e “Love again” - sono stati estratti come singoli. Nel 2022 ha lavorato con Rina Sawayama a “Catch me in the air” e lo scorso anno con “Strong” di Romy ha ottenuto da produttore una candidatura ai Grammy come “Best Dance/Electronic Recording”. A proposito di Dua Lipa: due anni fa per il video di "Houdini", singolo apripista del suo ultimo album "Radical optimism", la popstar di origini kosovare si è ispirata esplicitamente a quello, iconico, di "Hung up", a sottolineare come l'impatto di "Confessions on a dance floor" sul pop non sia mai tramontato.
La Regina è pronta per servire, di nuovo?
Una curiosità che riguarda il background storico e culturale. “Confessions on a dance floor”, modellato sugli esempi delle produzioni di Giorgio Moroder, Marc Cerrone, gli Chic, i Bee Gees e gli stessi Abba (campionati in “Hung up”), e concepito come un dj set senza interruzioni tra un pezzo e l’altro, aveva un significato a suo modo politico: «Non era solo una reazione a ciò che stavo facendo sul lavoro, ma anche a quanto succedeva nel mondo. Desideravo solo un po’ di sollievo», raccontò Madonna. Dopo l’11 settembre molti governi avevano bandito i rave legali temendo che potessero diventare un bersaglio per azioni terroristiche. La scelta di fare un album interamente dance, continuo come un dj set, era per la Regina del Pop un atto di resistenza culturale. «Con questo disco volevo sollevare il morale a me stessa e agli altri», spiegò. A distanza di vent’anni dall’uscita di “Confessions on a dance floor”, il mondo sembra essere precipitato in una nuova spirale di paura e terrore, tra crisi geopolitiche, polarizzazione politica e ansie legate al futuro. Un “Confessions on a dance floor 2”, dunque, non suonerebbe solamente come il riscatto personale - e artistico - di Madonna stessa, ma anche come un atto politico: “ballare” come risposta alla paura, la pista come spazio di libertà. La Regina è pronta per servire, di nuovo.