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Come un giornale universitario salvò la carriera di Springsteen

16.09.2025 Scritto da Paolo Panzeri

Con i se e con i ma non si va da nessuna parte, però, a volte, può essere interessante considerare alcuni fatti. Dopo i suoi primi due album, "Greetings from Asbury Park, N.J." (leggi qui la recensione) e "The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle" (leggi qui la recensione), pubblicati entrambi nel 1973, Bruce Springsteen e la sua E Street Band erano un set di culto lungo la costa orientale, ovvero New Jersey e luoghi limitrofi, grazie a una intensa attività dal vivo ma, commercialmente parlando, i dischi che avevano pubblicato non erano stati esattamente dei successi.

Springsteen a quel punto sapeva che il suo rapporto con la Columbia Records si stava indebolendo sempre più. Dopo il cambio di gestione dell'etichetta discografica, il Boss era ancora più incerto su come sarebbe stato il suo futuro come musicista. Nel 2005 parlando al Sunday Morning del suo rapporto con la CBS raccontò: "Erano due dischi. Due errori, tre errori, e sei fuori. Poi, torni al punto di partenza, o peggio, ti ritrovi ancora più indebitato."

Qui entrò in gioco il destino. Il nuovo capo della CBS Records Division, Irwin Segelstein, aveva un figlio che frequentava l'università. Il giornale dell'università pubblicò un articolo in cui veniva criticata la CBS perché voleva tagliare Bruce Springsteen in favore di altri artisti di maggiore successo come Billy Joel. Spiegò Springsteen: "Lui portò la notizia a casa, suo padre era ora a capo della CBS Records. Gli disse: 'Papà, che mi dici di questo tizio?'. Incredibilmente, ascoltò suo figlio. Ci chiamò e disse: 'Sai, mio figlio'. E ciò ci fece rientrare."

L'etichetta discografica accettò di finanziare un altro disco di Springsteen a condizione che, se non avesse avuto successo, avrebbe interrotto il rapporto con lui. Bruce accettò e si mise al lavoro su quella che sarebbe diventata la title track del suo terzo album, "Born to Run" (leggi qui la recensione). Per primo giunse il titolo dell'album: 'Born to Run'. "Mi piaceva perché suggeriva un dramma cinematografico che pensavo si sarebbe adattato alla musica che sentivo nella mia testa. La canzone è una liberazione. È un'espressione della monotonia, dell'esistenza quotidiana da cui si evade", disse in seguito il rocker del New Jersey. "Questo fu il punto di svolta. Si rivelò la chiave per la scrittura del resto del disco". Sappiamo tutti come è andata la storia.

 

 

 

(Articolo originale su Rockol.it)

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