Molte ballad classiche, un po' di pop nostalfgico, quale brano reggaeton o ballabile, e molti artisti che arrivano da TikTok, che puntano al meme. Benvenuti a Sanremo 2026: al primo ascolto delle canzoni, rimane l’impressione di un cast tutt’altro che memorabile e di un sanremo molto tradizionalista, con poche sorprese.
Verò è, come ricordiamo sempre, che se una canzone funziona lo si capisce quando la si vede in TV, sul palco dell’Ariston. Per ora, però, ci hanno colpito pochi brani: Nayt, che non cerca particolari compromessi sanremesi, ma anche l’elettronica intelligente di Ditonellapiaga e il rap ben arrangiato di Tredici Pietro. Il rock un po’ retrò di Chiello (con lo zampino di Tommaso Ottomano, il chitarrista di Lucio Corsi), il pop ritmato di Colombre & Maria Antonietta e Malika Ayane, il cantautorato di Fulminacci. Molti inevitabilmente, più che alla sorpresa, portano proposte coerenti con la propria storia, come Tommaso Paradiso (che in un cast come questo svetta). Ecco le canzoni, raccontate una per unaArisa – “Magica favola”
(Galeffi, Carlo Frigerio, Fabio Dalè, Giuseppe Anastasi, Arisa)
L’autofiction che diventa canzone: la struttura ripercorre in prima persona le fasi della vita (10 anni, 14 anni, 30 anni, 40 anni), con strofe quasi sussurrate e un approccio tutto sommato minimale (siamo pur sempre a Sanremo, la casa del massimalismo pop e dell’enfasi). Il ritornello: “C’era una volta l’oceano/lo navigavo con te/C’era la luna nel cielo/Una notte che non ho paura nemmeno di me”. Da riascoltare sul palco e in TV.Malika Ayane – “Animali notturni”
(Malika Ayane, Edwyn Roberts, Stefano Marletta, Luca Faraone, Merk & Kremont)
Malika punta sul ritmo, con chitarrine funky e una buona produzione di Merk & Kremont. Una dimensione un po’ retrò e nostalgica, anche nel testo: “ma non è male questa nostalgia lo sai”. “La strada è una giungla/Puntiamo alla luna/Come animali notturni”, recita il ritornello.Bambole di pezza – “Resta con me”
(Andrea Spigaroli, Caterina Alessandra Dolci, Daniela Piccirillo, Federica Rossi, Nesli, Lisa Cerri, Martina Ungarelli, Simone Borrelli)
Uno dei pochissimi pezzi con chitarre elettriche, ma più che rock siamo tra i Coldplay e i Modà. Sul palco hanno presenza scenica: rimandate all’Ariston, perché ascoltata così la canzone non lascia il segno. Il ritornello: “Resta con me in questi tempi di odio/Tu resta con me/Anche se tutto questo ci cambierà/Adesso sono io/A dirti che ho bisogno/A dirti in questo posto sembra tutto una follia”.Michele Bravi – “Prima o poi”
(Michele Bravi, Rondine, Gianmarco Grande)
File under: piano, orchestra, crescendo, riflessività, amore: “Scorrere le foto fino all’infinito/E ridere da solo/Pensa tu che scemo/E in fondo ancora ci spero/Che prima o poi/Smetterai”.Serena Brancale – “Qui con me”
(Alfredo Bruno, Carlo Avarello, Fabio Barnaba, Noemi Bruno, Salvatore Mineo, Serena Brancale, Flavio Barnaba)
Prima di ascoltare la canzone, avrei scommesso che Serena Brancale avrebbe provato a smarcarsi dalle canzoni-meme e da TikTok (che hanno rilanciato la sua carriera). Per quel che vale, ho vinto la scommessa con me stesso: riscopre le sue radici r’n’b con una ballata potente che gioca con i riferimenti classici del genere e vocalizzi alla Giorgia: “E se ti portassi via da quelle stelle/per cancellare il tuo addio dalla mia pelle/scalerei la terra e il cielo/anche l’universo intero/per averti ancora qui con me”.Eddie Brock – “Avvoltoi”
(Eddie Brock, Vincenzo Leone, Lorenzo Laschi)
L’approccio è quello del cantautorato romano, tanto che la si potrebbe scambiare per una canzone di Tommaso Paradiso, soprattutto nel ritornello: “Ma se lo sai/Che scegli sempre quello che ti farà male/E resti sola dentro un letto da rifare/Perché è più facile per te farti spogliare”. Contiene un assolone di chitarra e un po’ di “Na na na na na na”, ma è decisamente rivedibile.Chiello – “Ti penso sempre”
(Chiello, Tommaso Ottomano, Fausto Cigarini, Saverio Cigarini, Matteo Pigoni)
Un bel giro di chitarra elettrica (Tommaso Ottomano) per un pezzo dritto che sembra rifarsi un po’ al rock alternativo degli anni ’90 o dei primi anni zero (con le dovute proporzioni) e che si distingue per suono e approccio dal resto, almeno musicalmente: “Ti penso sempre/Voglio disinnamorarmi/E non è rimasto niente/Solo una scheggia di noi due”.Colombre & Maria Antonietta – “La felicità e basta”
(Colombre, Maria Antonietta, Francesco Catitti)
L’inizio mi ha ricordato quello di una canzone degli Abba: pop di buona qualità con un bell’intreccio vocale e narrativo, con strofe alternate e ritornello corale: “Baby, facciamo insieme una rapina, baby/per riprenderci tutta la nostra vita/Che cosa credi?/Credo che la felicità ce la prendiamo e basta”. È uno schema che sul palco è già stato portato dai Coma_Cose, la canzone funziona.Dargen D’Amico – “Al Al”
(Edwyn Roberts, Gianluigi Fazio, Dargen D’Amico)
Alla sua terza partecipazione a Sanremo, Dargen non è più una sorpresa, però è sempre intelligente nella scrittura musicale (un uptempo un po’ nostalgico) e nel testo che evoca i temi dell’intelligenza artificiale. Ma alla fine l’AI è più un vocalizzo melodico e ritmico: “Ho letto sul giornale/Che certe cose non puoi ancora farle con l’AI/La pelle dà un effetto eccezionale/Mi hai fatto stare proprio bene, me lo rifai/Ai Ai”.Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
(Sal Da Vinci, Francesco Da Vinci, Alessandro La Cava, Eugenio Maimone, Federica Abbate, Merk & Kremont)
Il neomelodico-meme è ormai un genere: Sal Da Vinci torna a Sanremo grazie a TikTok con una canzone pronta a diventare virale, con il suo giuramento di eterno amore di fronte all’eterno (“Davanti a Dio/Saremo io e te/Sì, soltanto sì”) declamato con uno stacco alla “Se bruciasse la città”. In realtà la canzone sta più tra Nile Rodgers e Gigi D’Alessio, con chitarrine disco e l’inevitabile strofa finale in napoletano: “Accussì/Sarà pe semp si”.Ditonellapiaga – “Che fastidio”
(Ditonellapiaga)
Un’altra canzone pronta per diventare un meme, ma con sostanza: bella produzione elettronica e un testo che prende di mira un po’ tutto ciò che le genera fastidio, Milano e Roma, giornalisti e politici, inno nazionale e spam e F24 e i tronisti. “Nonostante i corsi di meditazione/di respirazione/non posso sopportare/gli arrivisti e i giornalisti perbenisti/che fastidio!/e poi i tronisti presentati come artisti/che fastidio!/oppure l’inno nazionale al piano bar/gli F24, lo spam/Che fastidio! Che fastidio. Tra le più interessanti di un mazzo di canzoni/fiori dai colori particolarmente vivaci.Fedez & Marco Masini – “Male necessario”
(Alessandro La Cava, Antonio Iammarino, Federica Abbate, Fedez, Marco Masini, Nicola Lazzarin)
Fedez gioca ancora la carta della vulnerabilità e della riflessione (“Non ho più spazio per dipingermi d’inchiostro/Lo ammetto però/Per altre cicatrici trovo sempre un posto” e poi ancora “Dovrei separare l’ego dall’io/Ma non siamo fatti per essere fragili”) assieme alle solite critiche a chi lo critica (“La gente pudica giudica/Che brutta gente che frequenta Fedez”), ma a reggere la canzone è il ritornello di Masini, interpretato con la sua grinta e voce graffiante. Scritta per vincere, e si sente.Fulminacci – “Stupida sfortuna”
(Fulminacci)
La quota cantautorato indie, con una canzone nel suo genere molto classica e molto bella: menzione d’onore per la strofa “E passeranno classifiche e Sanremi”, ma anche il ritornello è notevole: “Stupida stupida stupida sfortuna/Che ci penso anche se non ci penso/Gelida gelida gelida paura/Ogni volta che non mi addormento”.Leo Gassmann – “Naturale”
(Alessandro Casali, Francesco Savini, Leo Gassmann, Mattia Davi)
Oh, per una volta non c’è il classico piano. Nel senso che c’è, ma è un piano elettrico che dà calore e colore strumentale alla classica ballata in crescendo, interpretata con intensità. Mi ricorda quelle canzoni che senti come colonna sonora di una serie Rai, ma è da vedere se è un bene o un male: lo capiremo sul palco. “Ma non vale se ora mi guardi/Con quegli occhi lucidi e mi manchi/La felpa con il nero dell’eyeliner/Tu che sei più bella al naturale”.J-Ax – “Italia Starter Pack”
(J-Ax, Andrea Bonomo, Lorenzo Buso)
Conti aveva promesso il country, e arriva da J-Ax: violini e stomp alla Lumineers. Non c’è “hey ho!”, ma c’è un più italiano “pa pa parappa”, con l’approccio ironico/sociologico di J-Ax: “Ci dicono che siamo disonesti, furbetti, tutti dei gran figli di mammà/Di leggi sbagliate e di caffè corretti, ma abbiamo pure dei difetti (…) Serve una brutta canzone che fa… pa pa parappa/Mollare tutto a metà/Qui per campare serve un po’ di culo sempre/È vietato ma fa niente, ti passo la canna del gas/Italia starter pack”.LDA & Aka 7even – “Poesie clandestine”
(LDA, Aka 7even, Alessandro Caiazza, Vito Petrozzino, Riccardo Romito, Francesco D’Alessio)
Reggaeton napoletano, nel ritmo e nel testo: “Bella da farmi mancare l’aria/Tu sei Napoli sotterranea/Questa musica sale nel sangue carnale/D’amore si muore soltanto con te”. Non serve aggiungere altro, se non che probabilmente anche questa canzone diventerà virale in un amen.Levante – “Sei tu”
(Levante)
Dimenticatevi la Levante da ballare o con piglio rock: qua arriva con una canzone dall’arrangiamento minimale, con una prova vocale notevole, che sul palco dell’Ariston richiederà una grande interpretazione. È quasi jamesbondiana nell’arrangiamento e nel suo genere svetta “Ah, se potessi vederti coi miei occhi/Lacrimeresti tutto il mio stupore/Ah, se potessi vestire la mia pelle/Vibrare del mio suono/Sapresti perché non ho mai trovato il modo/Per spiegare che cos’è l’amore/Per me se l’amore sei tu”.Luchè – “Labirinto”
(Davide Petrella, Luchè, Zef, Rosario Castagnola)
Anche i rapper soffrono, e quando vanno a Sanremo cercano un approccio pop: una canzone con una bella produzione (Zef), una buona alternanza tra barre e melodia, in cui si sente l’esperienza di Luchè. Poi si torna sempre lì, all’amore: “E quello che so di te/È che sei bella come una bugia/Detta per non piangere/Non piangere/Non dormirò più tra le braccia tue”.Elettra Lamborghini – “Voilà”
(Andrea Bonomo, Edwyn Roberts, Pietro Celona)
Sì, tranquilli, c’è il tag: le prime parole che si sentono sono “Elettra Lamborghini”, anche se sono sussurrate. Ma non c’è il reggaeton: è una canzone con la cassa dritta che non avrebbe sfigurato nel repertorio recente dei Kolors – con cui condivide il riferimento alla Carrà – o in un Sanremo di qualche anno fa. Anche qua, qualche chitarra funky, ma non basta: “Dai comincia tu/love you/E allora viva viva viva la Carrà/Ballare e poi finire giù per terra/Viva l’amore amore amore che si fa (…) Così chic/Così hard/Vieni qui/Voilà”. Più che Voilà, mah.Ermal Meta – “Stella stellina”
(Dario Faini, Ermal Meta, Gianni Pollex)
Pure Ermal Meta si dà al reggaeton, anche se la produzione di Dardust fa la differenza rispetto alle concorrenti in questo genere, mischiandola con suoni mediorientali. La dimensione etnica però è inserita nel contesto di una canzone che racconta ben altro, e che per una volta si discosta dall’amore. È la storia di una bambina palestinese: “Ho pensato anche di scappare/Da una terra che non ci vuole/Ma non so dove andare/Tra muri e mare non posso restare/Stella stellina/La notte si avvicina”.Nayt – “Prima che”
(Zef, Nayt)
Un rapper che – a differenza dei colleghi in gara – rimane più fedele alle sue origini e fa meno concessioni al pop: bella produzione minimale di Zef e un non-ritornello notevole: “Finché sai cosa prendi/non lo sai cosa perdi/forse è tardi dicevi/ce la fai? non lo so/la realtà non si vede/finché io non ti vedo/finché tu non ci vedi me”. Uno dei pezzi più notevoli e non banali in gara quest’anno.Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare”
(Enrico Nigiotti, Fabiano Pagnozzi, Pacifico)
Una ballata nostalgica e riflessiva sul tempo, tra passato (“La prima volta che ho fatto l’amore avevo 15 anni/Sopra un vecchio materasso tenevamo chiusi gli occhi”) e presente (“E mentre fuori scoppia un altro inferno/Da qualche parte adesso è già domani/Qualcuno è pronto e qualcun altro è perso”). Contiene qualche “oooh” e l’inevitabile crescendo enfatico che sul palco sfrutterà l’orchestra, ma ha un arrangiamento non banale.Tommaso Paradiso – “I romantici”
(Davide Petrella, Davide Simonetta, Tommaso Paradiso)
Con questo titolo si capisce che è un inno all’amore e a un certo tipo di approccio alla vita, declinato sull’amore paterno: “Io non farò come ha fatto mio padre/gelido/non so come si fa/ti darò sempre un bacio prima di partire”. Musicalmente molto classica, con piano in primo piano (perdonate il gioco di parole), melodie e arrangiamento paradisiaci – nel senso che sono tipici del suo autore e dei suoi riferimenti, tra Venditti e il cantautorato classico degli anni ’70 e ’80.Patty Pravo – “Opera”
(Giovanni Caccamo)
Luoghi comuni (“Siamo santi e peccatori, naviganti e sognatori”) e immagini più originali e ambiziose (“filosofi del niente”, “Cantami ancora il presente nella vanità, io sono Musa, colore tagliente e poi Opera”), per una Patty Pravo che fa la Patty Pravo, senza sorprendere. Una canzone ricca di enfasi: la scrittura di Caccamo è lineare, forse troppo, e qua più che mai la differenza la farà l’interpretazione sul palco dell’Ariston, con il suo carisma.Raf – “Ora e per sempre”
(Raf, Samuele Riefoli)
Una certezza. Un pezzo non rivoluzionario – una ballata – ma una canzone di classe nella scrittura e nell’arrangiamento: “Ora e per sempre resterai/ci sarai anche se mai più ti rivedrò/sei nell’anima e lì ti cercherò/quando mi mancherai/ora e per sempre sarai”.Francesco Renga – “Il meglio di me”
(Antonio Caputo, Francesco Renga, Mattia Davi, Simone Reo, Steve Tarta, Davide Sartore)
Un arrangiamento e una struttura che provano qualche variazione sul tema della canzone sanremese, alternando vuoti e pieni. Poi si ritorna al momento in cui Renga dispiega l’artiglieria vocale, la sua forza: “Ma a volte capita/che sorrida anche una lacrima/perdona il peggio di me, il peggio di me, il peggio di me/lascialo in macchina”.Samurai Jay – “Ossessione”
(Samurai Jay, Salvatore Sellitti, Luca Stocco, Vittorio Coppola)
Spoiler: la canzone “Andale”, “Una noche de sexo”. Avrete intuito che si tratta di un reaggaeton: “Per un’ora ti sento mia, non è amore è una malattia/questo maledetto feeling”. Un intermezzo cubano prova a salvare la canzone, ma non basta: “Per un’ora ti sento mia/non è amore è una malattia/questo maledetto feeling”.Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”
(Mara Sattei, thasup, Enrico Brun, Alessandro Donadei)
C’è la mano del fratello ThaSup, ma siamo in territorio molto sanremese e molto classico: voce, piano, orchestra in crescendo. Il ritornello: “Lo vorrei/Solo parlarti d’amore/Nel silenzio di ciò che non dico/Mentre mi perdo nel tuo sorriso/Per sempre”.Sayf – “Tu mi piaci tanto”
(Sayf, Giorgio De Lauri, Luca Di Blasi)
Una canzone ritmata, in crescendo, con un ritornello con tocco di autotune, pronta per diventare virale: “Tu mi piaci/Tu mi piaci/Tu mi piaci tanto”. Poi il testo prova a prendere una piega parasociologica, mettendo assieme Mussolini, Berlusconi e i Mondiali del 2006, Tenco e le manifestazioni in piazza. Un po’ troppo, persino per una canzone di Sanremo: “L’Italia per me è quella grande azione di Cannavaro/L’Italia è tristemente nota/per qualche fatto ma minimizziamo/Il cielo è azzurro, e il pomeriggio/Se ci armate, noi non partiamo/E come ha detto un imprenditore/“L’Italia è il paese che amo” e poi ancora “Tenco è morto qui vicino/Non temere, amore mio”.Tredici Pietro – “Uomo che cade”
(Dimartino, Marco Spaggiari, Tredici Pietro)
“Oh, oh, yeah, yeah” sono le prime parole che si sentono nel brano: Tredici Pietro inizia rappando con il suo stile, poi nel ritornello si dà al pop: “Chiudimi la porta in faccia/Se rivedermi piangere un po’ ti rilassa/Dimmi che hai troppe cose da dire/cose da fare, fogli bruciare/Per rimanere fermo a guardare/Un uomo che cade, l’uomo che cade”.
Cosa colpisce della canzone è l’arrangiamento, quasi cinematografico, e le voci armonizzate: non sarà semplice da rendere sul palco, ma è uno dei brani più interessanti.
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