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Com'è la colonna sonora del nuovo prequel del "Trono di Spade"?

25.01.2026 Scritto da Lucia Mora

Mentre i draghi di "House of the Dragon" hanno infiammato le classifiche con i loro ottoni roboanti, la colonna sonora di "A Knight of the Seven Kingdoms" cambia atmosfera. Sia rispetto ad "HoD" sia rispetto al "Trono di Spade", di cui questa serie è uno spin-off. Per i racconti di Dunk ed Egg, Bear McCreary preferisce una rivoluzione sonora: meno orchestra imperiale, più folk medievale.

Cambia la trama, cambia la musica

Il nuovo prequel di "Game of Thrones" racconta Westeros da una prospettiva più intima, seguendo le avventure di Dunk ed Egg in un’epoca segnata dal declino dei draghi e dall’ascesa dei Targaryen. L'idea di fondo è riportare gli spettatori nei Sette Regni con un racconto probabilmente epico nei numeri ma, idealmente, più profondo nei temi. Più che di grandi battaglie, "A Knight of the Seven Kingdoms" (tratta dal libro "Il cavaliere dei sette regni" del mitico George R.R. Martin) vuole mettere in scena l’avventura, l’amicizia e la crescita personale, in un continente, Westeros, che sta ancora cercando di ritrovare un equilibrio.

Al centro della storia troviamo una coppia inedita per l’universo televisivo di Westeros: Ser Duncan l’Alto, detto Dunk, un cavaliere errante di umili origini, privo di un grande casato alle spalle e guidato da un’idea quasi idealistica dell’onore cavalleresco; accanto a lui c’è Egg, il suo giovane scudiero, un ragazzo apparentemente comune, che nasconde però un segreto destinato a cambiare il corso della storia dei Sette Regni.

È importante capire i cambiamenti nella trama, perché da qui nascono poi i cambiamenti nella colonna sonora. Dal punto di vista narrativo, "A Knight of the Seven Kingdoms" ha un tono più luminoso rispetto ai suoi predecessori: punta molto sul rapporto tra i personaggi, lasciando spazio a dialoghi e silenzi.

Il folk medievale di McCreary

Per anni, il suono dei Sette Regni è stato indissolubilmente legato al violoncello di Ramin Djawadi. Le sue trame melodiche, fatte di temi circolari e crescendi epici, hanno definito un’era della musica per immagini. Ma con questo spin-off, anche la musica cambia radicalmente. Se il "Trono di Spade" era una sinfonia di potere e "House of the Dragon" un’opera tragica, questo nuovo capitolo è un album folk "sporco", registrato tra il fango di un torneo e il legno di una locanda.

Già autore delle iconiche colonne sonore di "Battlestar Galactica", "God of War" e "The Rings of Power", Bear McCreary preferisce strumenti rari e una scrittura che affonda le radici nell'etnomusicologia. Per le avventure di Sir Duncan l'Alto e del suo scudiero Egg, sentiamo una partitura dominata da ghironda e liuto, flauto, percussioni e voci soliste che richiamano la tradizione orale delle ballate di Westeros.

Non c'è più bisogno di temi complessi per venti personaggi diversi: qui la musica deve seguire il respiro di due soli protagonisti. Il passaggio da un'estetica "wagneriana" a una più vicina al revival folk britannico (tipo, mutatis mutandis, Fairport Convention o i Jethro Tull più acustici) permette alla serie di distinguersi dagli altri capitoli dell'universo di Martin.


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