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Coez, sui tetti verso una dimensione "più suonata"

19.05.2026 Scritto da Elena Palmieri

Piano sequenza, senza stacchi, mentre la telecamera scivola tra i musicisti, mette a fuoco Coez, si sposta su un terzetto d’archi, indugia sulla batteria e sui sintetizzatori, svela Colombre e poi torna indietro. Sullo sfondo c’è Firenze, con la Cupola di Santa Maria del Fiore, e la canzone che si ascolta è “Niente da nascondere”, uno degli inediti di “From the Rooftop 3”, in arrivo il prossimo 22 maggio. Si tratta del nuovo capitolo del progetto inaugurato dal cantante nel 2016, pochi mesi prima dell’esplosione di “Faccio un casino”, presente proprio nel disco in uscita in una nuova veste, e tornato poi nel 2022 con un secondo volume che ha sviluppato ulteriormente il format. Questa volta il progetto vuole spingersi ancora più avanti, sia nella costruzione delle immagini che nella ricerca sonora. “Parla piano / You Are My Lady”, reinterpretata insieme a California, cambia completamente registro e gioca con controcampi, cambi di messa a fuoco e riprese aeree, mentre “Le parole più grandi” riporta tutto a terra, sul tetto del Grand Hotel Baglioni di Firenze. Si aggiunge così un nuovo capitolo al lavoro che tiene insieme linguaggi diversi, ma con la stessa intenzione. Nessun riferimento diretto, assicura Coez, alla leggendaria esibizione dei Beatles sul tetto della Apple Corps, anche se il cantante si presenta all’incontro con i media all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano indossando una maglietta interamente ricoperta dalla copertina di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. Del resto, chi è che non finisce per citare i Fab Four? Più esplicita invece è la citazione che attraversa “Niente da nascondere”, dove un verso richiama apertamente “La donna cannone” di Francesco De Gregori, inserendo anche dentro il nuovo inedito quel dialogo continuo tra canzone d’autore, scrittura rap e linguaggio pop che attraversa l’intero discorso di “From the Rooftop”.

All'origine, uno spazio di diffusione

Dal primo capitolo “From the Rooftop” rappresenta il lato più parallelo e intimo del mondo di Coez, nato come progetto quasi artigianale in un momento in cui YouTube rappresentava ancora il principale spazio di diffusione per certa musica che non passava dalle radio. “All’inizio ero io con il mio chitarrista e una loopstation sopra un tetto”, racconta il cantautore romano, spiegando come l’idea fosse quella di spogliare le canzoni dalla loro veste di studio per riportarle a una forma più scarna e, spesso, più emotiva. Da allora il format è cresciuto, si è strutturato, è diventato persino un album, ma non ha mai perso quella natura da progetto “B-side” che continua a esistere accanto alla produzione principale.

Anche per questo Coez rifiuta l’idea che “From the Rooftop” possa essere considerato semplicemente un set acustico. Dentro ci sono archi, pianoforti, sintetizzatori, basso synth, chitarre elettriche e perfino l’808 utilizzato nel secondo capitolo. “Non è un MTV Unplugged”, precisa Silvano Albanese - questo il nome all'anagrafe del cantautore e rapper: "Perché lì si parla davvero di acustico”. Piuttosto è un esercizio continuo di rilettura, che ogni volta prova a spostare le canzoni verso una dimensione diversa senza svuotarle della loro identità.

Con il tempo, il format si è dato delle regole sempre più precise. “Mi sono dato io delle regole e ora devo rispettarle", spiega Coez, ricordando come dalla seconda edizione in poi siano arrivati anche gli inediti e le collaborazioni: "Dentro c’è sempre un pezzo rap, una canzone più legata al mio mondo indie e almeno due cover”. È un equilibrio delicato, perché non tutto quello che nasce in studio riesce davvero a funzionare in questa veste. “Magari tiriamo fuori sette o otto canzoni, ma non è detto che poi io riesca a interpretarle bene in una forma così scarna”, fa sapere l'artista. Per il terzo capitolo, che contiene in totale otto canzoniil lavoro di selezione è stato ancora più lungo. Coez e Colombre, che ha prodotto e arrangiato il progetto insieme, ci hanno lavorato per quasi un anno, scartando molti brani e lasciando indietro anche altre collaborazioni, semplicemente perché certe canzoni non trovavano la giusta dimensione una volta riportate sul tetto. Alla fine, la tracklist definitiva include l'inedito "Niente da nascondere", una nuova versione di "Faccio un casino", "Blatte" di e con Colombre, "Cielo di sabbia", "Parla piano / You Are My Lady" con California", "Quelli come me", l'ultimo singolo "Ci vuole una laurea" per la nuova serie di Zerocalcare e "Le parole più grandi".

"Mi sto spostando verso il mondo più suonato"

Dentro la ricerca di "From the Rooftop 3" c’è anche un cambiamento più ampio che riguarda il percorso artistico di Coez. Guardando alla propria discografia recente, il cantautore riconosce di essersi progressivamente spostato:

“Credo che in generale io stia andando verso questo tipo di approccio”, ammette quindi Silvano, sottolineando come la scelta di lavorare con Colombre sia legata anche alla sua capacità di improvvisare e di non fare mai due take identiche. È proprio la presa diretta, musicale e visiva, a restare il cuore del progetto. Ogni performance viene registrata senza stacchi, senza possibilità di errore, e questo obbliga tutti a un livello di concentrazione assoluto. “Se sbaglia una persona rischia di saltare tutto”, racconta Coez, spiegando come quella tensione finisca poi per creare il clima giusto e spingere tutti a lavorare meglio. Sul piano tecnico il format è cresciuto enormemente rispetto al primo capitolo, nato quasi senza mezzi e con playback girati dopo aver registrato i provini in studio. Eppure l’intento è rimasto identico. “L’obiettivo è ancora emozionare con le canzoni e farle arrivare in modo più intimo”, ci tiene a ribadire l'artista.

In questo senso “From the Rooftop” diventa quasi il contrario della dimensione da palazzetto. Coez paragona il progetto al rapporto tra arena e teatro, spiegando che nei grandi spazi la musica deve essere più impattante, mentre qui tutto si gioca sui dettagli, sulla voce, sul basso, sul piano che respirano insieme. Da Roma, dove sono stati realizzati i primi due capitoli, il progetto è approdato a Firenze, la stessa città che ospiterà la partenza del nuovo tour "Coez Live 2026 - From the Rooftop",  che porterà il formato nella dimensione live.

Per Coez, inoltre, ogni progetto riesce sempre ad aprire una porta verso il successivo. "Non vedo mai un progetto come la fine di qualcosa, ma anzi spesso vedo che è un passo successivo verso qualcosa di nuovo", riflette il cantautore rispondendo alla domanda se "From the Rooftop 3" sta già gettando le basi per un nuovo lavoro discografico. L'artista spiega poi:

Crescendo, sostiene infatti Coez, cambia il modo in cui ci si relaziona alla musica e alle proprie canzoni, e non si tratta più soltanto di scegliere una direzione precisa, ma di capire come una determinata musica faccia sentire nel momento in cui la si sta vivendo. “A volte continuiamo a fare delle cose per inerzia”, osserva Silvano: "Poi a un certo punto scopriamo che non ci appartengono più”.

Le collaborazioni

Tra gli ospiti del nuovo capitolo c’è California, già voce femminile dei Coma Cose, in "From the Rooftop 3" coinvolta in “Parla piano / You Are My Lady”. La collaborazione, racconta Coez, è nata quasi per caso, durante la ricerca di qualcuno che riuscisse a entrare davvero dentro quel tipo di rap anni Novanta e quelle particolari cadenze. “Avevo in mente questo pezzo, che risale al 1998, ma ero un po’ in crisi perché non sapevo chi chiamare per fare un duetto”, narra l'artista: "Poi California si è fatta sentire, mi ha chiamato lei per un altro motivo, e io l’ho colto come un segno del destino”. Nasce così spontanea la curiosità se il contatto da parte di Francesca Mesiano - questo il nome all'anagrafe della cantante - potesse essere legato a Sanremo 2026, visto che il nome di California aveva circolato a lungo tra i possibili partecipanti al Festival. "Io e California ci siamo sentiti dopo Sanremo", taglia subito Coez.

Più naturale ancora è invece il legame con Zerocalcare e "From the Rooftop 3", che include il singolo già edito “Ci vuole una laurea”, inserita nel trailer e nella colonna sonora della nuova serie animata “Due spicci”.

Coez e Zerocalcare, al secolo Michele Rech, si conoscono da anni e il dialogo tra i due esiste da tempo, ben prima delle produzioni Netflix del fumettista romano. "Io e Zerocalcare ci conosciamo da tanto. Anni fa gli chiesi se era addirittura disposto a farmi un minuto di cartone animato, molto prima che iniziasse a imparare a farli", racconta il cantautore, ricordando poi che Zerocalcare, pur legando parte della sua crescita alla scena hardcore punk, è un "super fan degli 883 e di tanto pop italiano”. Coez aggiunge: "Tempo fa gli feci ascoltare un mio pezzo dell’album '1998' perché mi aveva fatto pensare alla sua prima serie. Lui schietto mi ha detto che ormai non ci faceva più niente perché la serie era uscita. Successivamente ci siamo incontrati e mi ha parlato della nuova serie su cui stava lavorando. Così gli ho fatto ascoltare ‘Ci vuole una laurea’, che per me ha delle vibe anni Novanta e un po’ 883, che si sposavano bene con la sua idea. Infatti poi lui l’ha scelta". 


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