Che mondo sarebbe senza Robert Fripp? Per rispondere alla domanda, bisognerebbe prima capire chi è Robert Fripp. E non è mica facile. A seconda del periodo preso in esame, Fripp può essere un rivoluzionario del prog, un filosofo, un pioniere dell'elettronica, un massimalista, un minimalista, un fustigatore di costumi discografici; più spesso è tutto questo insieme, contemporaneamente, perché i geni sono dei mutaforma - e se è vero che "genio" è un appellativo un po' troppo abusato, è altrettanto vero che il fondatore dei King Crimson se lo merita tutto. Non servono certo queste righe a dimostrarlo, ma cogliamo l'occasione del suo 80° compleanno per ricordarlo.
Il Big Bang
C'è un prima e un dopo In the Court of the Crimson King. Nel 1969, i King Crimson regalano alla storia uno dei migliori debutti discografici di sempre. Mentre il mondo guardava ancora all'estro libero di Woodstock, Fripp e compagni imponevano una disciplina quasi marziale, fondendo jazz, musica colta e una distorsione chitarristica che non aveva eguali per precisione chirurgica.
Da quel momento - soprattutto dopo l'addio di Greg Lake, nel 1970 - la storia dei King Crimson è stata la storia delle "metamorfosi frippiane": i primi anni di sperimentazioni jazz rock (il cui apice è, per chi scrive, Islands, ma pure Larks' Tongues in Aspic e Red non scherzano); la reinvenzione new wave degli anni '80 con Discipline, influenzata dal gamelan (tradizionale ensemble orchestrale indonesiano) e dal minimalismo di Steve Reich; il "double trio" degli anni '90 e le formazioni a tre batterie del nuovo millennio (il mostro poliritmico a tre teste composto da Pat Mastelotto, Gavin Harrison e Bill Rieflin, dove "mostro" sta per "mostruosamente eccezionale").
Un visionario
Robert Fripp ha espanso i confini fisici (e non solo fisici) della chitarra. Dalla collaborazione con Brian Eno negli anni '70 nacquero i Frippertronics, un sistema di loop basato su due registratori a nastro che permetteva di creare stratificazioni orchestrali in tempo reale. Questa tecnica si è evoluta negli anni '90 nei Soundscapes, flussi di coscienza digitali dove la chitarra cessa di essere uno strumento a corde per diventare un generatore di cattedrali sonore. È qui che emerge il Fripp più spirituale, quello che cerca altro oltre il rumore.
Sebbene tutto questo possa indurre a considerarlo un nerd (nell'accezione più positiva del termine), non bisogna farsi ingannare dai suoi funambolici e iperstratificati prodigi progressivi: Fripp sapeva come essere iconico e immediato su larga scala. Un esempio su tutti? Il feedback lacerante e malinconico che sostiene Heroes di David Bowie, registrato a Berlino in una sessione leggendaria. Ma ha prestato il suo genio anche a tanti altri, tra cui Peter Gabriel, Talking Heads, Blondie e Daryl Hall, forte di un eclettismo che lo rende impossibile da incasellare.
Uscire dagli schemi, letteralmente
Negli ultimi anni, l'immagine del "freddo geometra del prog rock" è stata inaspettatamente addolcita dai video della serie "Sunday Lunch" con la moglie Toyah Willcox: vedere il maestro del rigore accennare buffi passi di danza o mimare riff dei Metallica a cappella con cravatte improbabili ha rivelato un lato umano e ironico che i fan più integralisti non avevano mai osato immaginare.
Questo perché a Fripp, geniale mutaforma, piace stupire, come del resto insegna a chi vuole seguire le sue orme. Attraverso la sua accademia, la Guitar Craft (ora Guitar Circle), ha formato generazioni di musicisti basandosi su una disciplina che unisce la postura fisica alla presenza mentale, tradotta nella New Standard Tuning, un'accordatura da lui inventata per rompere gli schemi mentali dei chitarristi. La sensazione è che oggi, a 80 anni, non abbia ancora finito di cambiare pelle - ed è l'augurio più bello che si possa fargli: continuare a vivere da camaleonte matto.
Disclaimer:
Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.
Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.
Immagini e diritti
Rockol:
- utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
- impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
- accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
- pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright
Segnalazioni
Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link