“I think the dance floor is dead / So now we’re making rock music”: quella proposta dal singolo "Rock music" è una provocazione semplice, che diventa presto uno slogan e il biglietto da visita dell’era successiva a "Brat". Charli xcx non sceglie le mezze misure per inaugurare il suo nuovo capitolo discografico, che nel suo caso coincide anche con un nuovo immaginario, una nuova attitudine e una diversa strategia promozionale. Dopo tutto, è la stessa artista a riassumere chi vorrebbe essere adesso, una volta superata l’onda globale color verde acido, quando in “Wink wink” canta: “I’m not a bad girl anymore”. Il fatto che chiuda subito la frase con un ironico occhiolino rende naturalmente poco credibile la dichiarazione e chiarisce il gioco al centro di "Music, fashion, film", in uscita oggi - 24 luglio. Charli xcx prova a liberarsi dai personaggi che gli altri le hanno costruito addosso, ma sa che anche il gesto di rinnegarli può diventare una nuova performance. Per questo, il settimo album della cantautrice britannica parla di creatività, immagine, paura, amicizia e identità senza separare mai davvero questi elementi. Fare musica significa essere guardata, recitare significa poter diventare qualcun altro e vestirsi permette di inventare una storia personale, almeno finché la carta di credito non viene rifiutata. In poco più di trenta minuti, tra chitarre distorte, batterie elettroniche contenute e voci elaborate meno vistosamente rispetto al passato, la 33enne artista inglese cerca un’alternativa alla pista da ballo senza abbandonare del tutto il linguaggio pop che l’ha resa riconoscibile. Il risultato non è una rivoluzione rock, quanto il ritratto inquieto di un’artista che ha ottenuto quasi tutto ciò che desiderava e ora prova a capire se dentro quel successo riesca ancora a riconoscersi.
Addio verde acido
Dare un seguito a "Brat" significava confrontarsi con un disco che aveva smesso quasi subito di essere soltanto un insieme di canzoni. Il verde acido della copertina, il carattere tipografico volutamente sgraziato, i remix trasformati in conversazioni pubbliche e private, il balletto di “Apple”, la riconciliazione con Lorde in “Girl, So Confusing” e persino l’ingresso del concetto di brat nella comunicazione politica avevano prodotto un caso di studio capace di coinvolgere musica, moda, social network e marketing. Charli non poteva replicare la stessa operazione senza ridurla a una formula e ha scelto quindi di fare l’opposto, sostituendo il colore più riconoscibile del 2024 con una scala di grigi apparentemente severa. La copertina di "Music, fashion, film", che propone semplicemente uno scatto in bianco e nero del 30enne fotografo scozzese Aidan Zamiri, ritrae John Cale, Marc Jacobs e Martin Scorsese in una cucina scelta quasi casualmente. Sono tre uomini celebrati come pionieri nei rispettivi campi, tre presenze che rappresentano letteralmente le parole del titolo e che spostano immediatamente il discorso dal fenomeno pop alla costruzione di un’eredità culturale. Anche questa semplicità, naturalmente, è studiata. Se l'artwork di "Brat" chiedeva di essere copiato nell'epoca della "iper-riproducibilità" tecnica (per rievocare Benjamin nell'era digitale), modificato e trasformato in qualsiasi prodotto e contesto, la nuova copertina impone allo spettatore di riconoscere dei riferimenti e sembra quasi voler rimettere in ordine una gerarchia culturale. È un’immagine meno immediata e più consapevolmente adulta, ma non meno costruita. Persino il richiamo a un’estetica da tumblr dei primi anni Dieci, fatta di fotografie in bianco e nero, sigarette, città attraversate di notte e pose studiatamente spontanee, riporta Charli a un ambiente visivo che lei stessa aveva sperimentato e indossato prima della fama globale. "Music, Fashion, Film" non è quindi l’anti-brat, perché conserva la stessa attenzione ossessiva alla presentazione, ma ne rappresenta il negativo fotografico. Dove prima tutto era fluorescente, collettivo e immediatamente riproducibile, adesso prevalgono l’ombra, l’autorialità e il tentativo di sottrarsi almeno in parte alla conversazione online.
È l’era del bianco e nero
"Music, fashion, film" è stato presentato in anticipo di due settimane ad alcuni fan selezionati attraverso un form promosso sui canali social di Charli, nell’ambito di una proiezione globale organizzata per un solo giorno in diversi cinema indipendenti. A Milano l’ascolto si è tenuto il 10 luglio all’Anteo Palazzo del Cinema e si è trasformato fin dall’inizio in qualcosa di diverso dalla semplice riproduzione di un album. Ogni canzone era preceduta da una breve introduzione dell’artista e accompagnata da videoclip, riprese in studio, materiali dietro le quinte e filmati realizzati dagli amici più stretti, interamente in bianco e nero - fatta eccezione per il video di "Camera".
In una lettera consegnata ai fortunati fan, che Charli chiama i suoi "angels", il disco viene presentato dall'artista come "un’ode al processo creativo, all’amore per l’arte e al piacere di creare". La cantate ha quindi scritto: "Parla degli alti e bassi della creatività e delle diverse difficoltà che ne derivano. Soprattutto, parla dell’essere fedeli a se stessi, della gioia di divertirsi esplorando le profondità della creatività insieme ai miei migliori amici e di quanto mi senta fortunata ad avere la possibilità di farlo. È una celebrazione dell’onestà e della sincerità, che a volte possono essere sciocche e divertenti, ma altre volte dolorose e tristi, e anche del vivere un po’ meno online". È un concetto che ritorna nelle immagini girate tra le sfilate della Settimana della moda parigina e le sessioni notturne ai Rue Boyer Studios, dove ha lavorato per dieci giorni con A. G. Cook e Finn Keane. Nei vari filmati si vede Charli parlare poco e ridurre le spiegazioni all’essenziale, mentre la narrazione passa agli sguardi, ai vestiti e alle pose.
“Rock music” apre il disco con chitarre distorte e power chord che sembrano promettere una svolta più radicale di quella che effettivamente arriverà, ma sotto la provocazione sulla morte della pista da ballo rimane una canzone sincera sul bisogno di continuare a creare e trovare nuovi stimoli. “SS26” trasferisce la stessa tensione sulle passerelle, muovendosi tra linee di chitarra controllate, sintetizzatori pulsanti e riferimenti sarcastici alle polemiche online ("I was hacked, it got taken out of context, obviously", recita un passaggio del testo), alle dichiarazioni estrapolate dal contesto e alla possibilità di utilizzare persino le proprie idee politiche come strategia promozionale. “Card declined” trasforma invece il materialismo in una fantasia identitaria: “Let's go shopping, I'll buy a handbag / I'll buy some shoes, I'll buy a smile / I'll buy some jewelry, a personality / A whole backstory, card declined”, canta con disinvoltura e sarcasmo Charli nei primi versi, prima che il rifiuto della carta faccia crollare l’illusione. È uno dei brani in cui l’impostazione rock più ruvida funziona meglio, perché accompagna un testo divertente e amaro senza sovrastarlo.
Il centro concettuale dell’album arriva quindi con “Camera”, introdotta da Charli attraverso il rapporto tra performance e vulnerabilità davanti all’obiettivo. “I can be anything that I wanna be / And I can feel the things I don't normally feel / Yeah, I can finally be totally honest”, è la rivelazione che arriva alla fine della canzone, prima che tutto venga ribaltato di nuovo dall’ultimo verso: “And maybe this is it, maybe it's what I need / 'Cause it's the only way to feel like I'm not actually me”. Non è casuale che durante l’anteprima proprio questa canzone fosse accompagnata dall’unico filmato interamente a colori, come se la possibilità di interpretare un’altra persona rappresentasse anche l’unico spazio in cui riaccendere l’immagine. Il videoclip ufficiale, pubblicato insieme al singolo due giorni prima dell’uscita dell’album, compie invece il percorso opposto e torna al bianco e nero, affidando il ruolo di protagonista a Vincent Cassel.
“2007” spezza ulteriormente la continuità del disco con sintetizzatori acidi, loop elettronici e un collage di video da TikTok proposti come accompagnamento. Discostandosi musicalmente dai precedenti pezzi, la quinta traccia dell'album sembra riassumere tutte le diverse incarnazioni pop attraversate da Charli nel corso degli anni, avvicinandosi più a hit come “Boom Clap”. È anche la canzone con il potenziale più evidente per trasformarsi in un audio virale per TikTok, mentre guarda alla ragazza che sognava la fama nella propria camera poco prima che la sua carriera cominciasse davvero.
Il limite di questa prima parte è che il filone musicale inaugurato da “Rock Music” raramente si apre o acquista maggiore intensità. Le chitarre rimangono presenti, ma non esplodono, e l’impianto sonoro procede spesso su una linea piatta che rende necessario il supporto delle immagini per far comprendere pienamente il bisogno di rottura con "Brat".
Quando la festa finisce, resta Charli xcx
È nei momenti più introspettivi che "Music, fashion, film" trova le proprie canzoni migliori e mostra una Charli xcx meno interessata a creare un nuovo fenomeno collettivo che a raccontare ciò che succede quando le luci si abbassano. “I’m afraid”, introdotta dalla stessa cantautrice semplicemente come “una canzone triste”, è una ballata dolceamara costruita su corde pizzicate, chitarre acustiche e una linea elettrica abbassata, dentro la quale malinconia e felicità diventano qualcosa da proteggere, ma anche una fonte di paura. “Happiness came in a box / Never meant that much before”, recitano i primi versi, prima delle confessioni dolorose del ritornello: “I'm a wife, I'm a kid / I'm destroyed, I'm a bitch / I'm too drunk, I can't sleep / I can't feel anything / I'm afraid, I'm afraid / I'm nothing without him / What if I ruin it?”.
“Yeah” rialza i toni ma dietro il divertimento rock and roll resta la riflessione su quanto sia facile trasformarsi in una persona pronta a dire sempre di sì al pubblico e all’industria. Il testo segue lo stile caratteristico di Charli e la narrazione si costruisce attorno alla ripetizione di poche parole, che poco alla volta compongono il concetto principale: “I don’t wan to wait”. “Wink wink” porta questa contraddizione in un territorio pop rock e trasforma “I’m not a bad girl anymore” nel secondo grande slogan del disco, una promessa di cambiamento alla quale la cantante stessa non sembra credere. In “Persona”, il testo non ricorre più alla ripetitività di termini fugaci, ma lascia spazio alla scrittura più narrativa di Charli, in cui i concetti sono dilatati ed espressi per intero. “You like the sound of your voice, and I like the sound of mine / Every day you're suffering, but you say you're doing fine / I love the stories you tell, but I can tell when you lie”, canta l'artista nel ritornello creando una connessione universale parlando a tutti e allargando il discorso a chiunque abbia imparato a interpretare una versione socialmente accettabile di sé.
Verso il finale arriva poi “Magic Metal Montana”, una dichiarazione d’affetto per A. G. Cook, il collaboratore di lunga data che Charli presenta semplicemente come il suo migliore amico. La canzone corre veloce, leggera e piena di ritmo, costruita come un pop brillante che rallenta soltanto nel finale, quando lascia spazio al ringraziamento più diretto: “Thank you so much, I’m lucky, ’cause, oh / Oh, you make it easy for me”. La dedica assume un peso ulteriore pensando a SOPHIE, alla quale Charli non ha potuto dire le stesse cose di persona prima della scomparsa nel 2021, pur dedicandole la canzone "So I" di "Brat".
“No one lasts forever” chiude infine il disco con distorsioni, una voce spinta in primo piano e la partecipazione di David Cronenberg, che riflette sulla vita che le opere continuano ad avere senza i propri autori. La traccia, una sperimentazione elettronica di suoni e vivacità, ruota attorno al concetto di eternità e all’idea che, considerando la brevità della vita, tanto vale viverla pienamente nel presente invece di guardarla scivolare via. Mentre nel ritorno ripete "nothing's gonna last forever", nella seconda strofa Charli xcx decide di raccontare qualcosa in più: "Everyone thinks I've got a problem / Since everyone knows my name / That I'm irresponsible and rude / That I'll put thе drugs in my veins". Nei suoi quasi sei minuti di lunghezza, il brano cambia forma e voce a metà, lasciando spazio al discorso del regista che trasforma la finitezza in una forma di consolazione e nella ragione per vivere prima che tutto scivoli via. “They are dead, they are gone, no one lasts forever”, ripete Cronenberg fino alla fine dell'album.
"Music, fashion, film" finisce così, prendendosi il merito di non tentare una replica di "Brat", ma di mostrare una Charli impaurita, ironica e affettuosa. Le undici canzoni del disco restano talvolta allo stato di schizzi, unite da un suono coerente fino a diventare monotono. La musica, da sola, non sempre basta a sostenere il nuovo immaginario e la proiezione cinematografica finisce per rivelarsi parte integrante del progetto, non soltanto un’aggiunta promozionale. Se il nuovo album non trascina più sulla pista da ballo e lascia definitivamente alle spalle i toni alti e frizzanti di "Brat", sarà interessante osservare come verrà accolto. La risposta, almeno per ora, sembra essere già arrivata dai fan presenti all’anteprima, che si sono mostrati emozionati davanti alle camere degli smartphone, accese per raccogliere reazioni immediate. Charli, si è sentito dire da alcuni, è "cresciuta ed evoluta", ma "è sempre lei, e ha sempre il suo modo di entrare nella nostra anima". Sarà questo, più di qualsiasi nuova estetica, a stabilire se le canzoni di "Music, fashion, film" riusciranno ancora ad accompagnare le giornate e le serate del pubblico.
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