News

C’era una volta il Cantastampa. Ce lo racconta Michele Bovi

17.10.2025 Scritto da Franco Zanetti

Meglio Mogol o Sandro Ciotti? Franco Migliacci o Gianni Minà? Sergio Bardotti o Maurizio Costanzo? Giorgio Calabrese o Emilio Fede? C’è stata un’epoca in cui i giornalisti tentarono di sostituire i parolieri nella confezione dei brani mirati a scalare l’hit parade dei dischi più venduti. Erano aiutati da compositori come Giovanni D’Anzi, Ennio Morricone, Luis Bacalov, Renato Rascel, Stelvio Cipriani, Pino Donaggio e dalle voci di Gianni Morandi, Giorgio Gaber, Sergio Endrigo, Mia Martini, Gino Paoli, Iva Zanicchi, Edoardo Vianello, Riccardo Cocciante, solo per citare qualche nome. E c’era la televisione, con la prima e la seconda rete, con i presentatori Corrado, Enrico Simonetti, Isabella Biagini, con ospiti internazionali di rango come Françoise Hardy e Shirley Bassey. Era un esperimento lanciato dal giornalista Sandro delli Ponti e dal manager Gianni Ravera con il nome di Cantastampa: cinque leggendarie edizioni dal 1963 al 1972. Leggendarie perché - inconcepibilmente - non esiste più documento di quella manifestazione: la Rai ha smarrito i filmati delle serate, le case discografiche non hanno pubblicato le canzoni (tranne qualche eccezione come “Che mondo strano” discreto successo del gruppo inglese The Rokes) e alla Società italiana degli autori ed editori quasi tutti i depositi risultano contraffatti.

A raccontare la storia di quel “festival fantasma” è il libro “C’era una volta il Cantastampa: quando i giornalisti spodestarono i parolieri” (Coniglio editore) confezionato dal giornalista Michele Bovi e dallo scrittore e paroliere Pasquale Panella che hanno ritrovato i materiali esclusivi di quelle cinque edizioni.

Ho incontrato via Zoom Michele Bovi per parlare di tutto questo. E sotto i video trovate i giornalisti di oggi che leggono i testi dei giornalisti di ieri.

 

Parte 1:

 

Parte 2:

 

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi