A qualcuno il suo nome potrebbe dire qualcosa, a qualcun altro no. Era il 2020 quando Casadilego, vero nome Elisa Coclite, vinse a soli 17 anni la quattordicesima edizione di X Factor. Entrò nel talent show di Sky da vincitrice annunciata, dopo aver commosso la giuria, Manuel Agnelli compreso, con una cover di “A case of you” di Joni Mitchell. A portarla al trionfo su il suo coach Hell Raton: all’indomani della vittoria, l’11 dicembre 2020, Sony Music - all’epoca partner discografica di X Factor, prima del subentro di Warner - fece uscire l’omonimo Ep, contenente l’inedito presentata proprio sul palco del talent, “Vittoria”, arrivato al Disco d’oro. L’Ep è rimasto per sei anni l’unico progetto pubblicato da Casadilego, che in questi sei anni si è presa una lunga pausa dalla discografia, «ma non dalla musica». Un Silenzio dal quale la cantautrice abruzzese riemerge ora con un album, il primo di inediti, che si intitola proprio così, “Silenzio”: contiene nove canzoni che mescolano folk americano, britannico e irlandese con elettronica analogica, dando forma a un pop alternativo, intimo e personale. «Per me è la vittoria dell’intelligenza artigianale delle cose, in un tempo nel quale la coolness sembra stare nell’esatto contrario», dice lei.
Cosa vuoi dire esattamente?
«Sono cresciuta con gli strumenti acustici, ho studiato pianoforte. Oltre che ignorante, non sono neanche fan di tutto quello che ha a che fare con l’elettronica. Sono felice di essere riuscita a produrre questo progetto nel modo in cui sono capace di farlo io: analogico in tutto e per tutto, organico, caldo, vero, oggi che invece la musica è artefatta».Che titolo è “Silenzio”?
«C’entra l’omonima canzone. La scrissi molti anni fa e inizialmente parlava di tutt’altro, di un amore infantile non corrisposto, di una persona che spariva portandosi dietro tutti i pezzi di me. Col tempo ha preso un significato diverso, più profondo. È diventato la descrizione di un lutto, ma figurato: il tempo che passa, la nostalgia. E anche della me che scrisse la canzone».Per caso questo lutto aveva ha a che fare anche con quella che molti ritenevano una morte artistica di Casadilego, dopo il talent?
«No, il contrario. Ho scelto di stare in silenzio piuttosto che condividere musica che non mi rendeva soddisfatta e felice. Ma non ho mai smesso di farla, la musica. Semplicemente, mi sono presa del tempo per lavorare a un progetto musicale che fosse valido. Ho studiato, ho lavorato molto a teatro (nel 2023 ha recitato accanto a Manuel Agnelli nella versione italiana di “Lazarus”, il musical al quale lavorò David Bowie prima di morire, portato in scena da Walter Malosti, per un totale di oltre cinquanta repliche, ndr) e mi sono preparata psicologicamente ed emotivamente a un momento di condivisione vera, come questo».In che modo hai gestito pressioni e aspettative, dopo la vittoria a “X Factor”?
«È stato molto utile avere una reale preparazione musicale e una reale esperienza, grazie ai miei genitori, entrambi musicisti. Prima di entrare nel programma e nella discografia avevo già un’idea di cosa fosse il mestiere del musicista. A me è sempre interessato quello, più che la fama o quello che consegue un’esperienza del genere. Mi ha aiutato a non cadere nel tranello del fallimento. Sparire non è stato doloroso, ma salvifico. Incontrare persone che hanno la mia stessa visione della musica ha fatto la differenza».Chi sono queste persone?
«Olte al mio attuale staff (è entrata nel roster di Otr, l’agenzia romana che è la casa del cantautorato italiano degli ultimi trent’anni, da Carmen Consoli a Max Gazzè, da Diodato a Daniele Silvestri, passando per La Nina, ndr), i musicisti che hanno materialmente lavorato al disco: Donato Di Trapani, Carmelo Drago, Davide Savaresem Samuele Barracco e Dani Castelar, già braccio destro di Paolo Nutini, produttore artistico dell’intero progetto. Dani ha rivoluzionato dei brani che davo per spacciati».In che modo?
«Dando un’altra vita a queste canzoni che si sono accumulate nel tempo e che come tali si erano . Come incartapecorite».Scusa?
«Erano talmente antiche e raccontavano cose talmente giovani che faticavo a vederle sotto un’altra veste, più attuale. Con lui ci sono riuscita».“Sono stata sfruttata in modo sbagliato dall’industria musicale, volevano trasformarmi in qualcosa che non volevo essere”, hai detto. Sono accuse pesanti.
«È vero, ma per quanto mi riguarda sono profondamente sincere. Non voglio demonizzare i discografici di cui parlo. Il business funziona così. Semplicemente io ero molto piccola e il progetto che è stato tentato di cucirrmi addosso era sbagliato. Si è sentito nel risultato: a me non piaceva la loro visione, a loro non piaceva la mia. Ho rescisso il contratto (con Sony, ndr). Ci siamo resi conto che era un matrimonio destinato a fallire prima di essere celebrato».Mai avuto crolli psicologici, in questi sei anni, come quelli che hanno colpito Sangiovanni e Angelina Mango? Oppure il “Silenzio” è stato uno scudo?
«Il silenzio è stato uno scudo. Non ho avuto la stessa pressione mediatica e fisica di sangiovanni e Angelina, che stimo profondamente. Lavorare subito dopo in teatro accanto a Manuel Agnelli ha fatto la differenza: mi ha aiutata essere parte di un gruppo di lavoro e non essere io da sola sul palco. Non ero io la protagonista, ma la musica».Se tornassi indietro, parteciperesti di nuovo al talent, oppure cercheresti un’altra strada per la tua musica?
«Difficile rispondere. Se non fosse stato per il talent io ora sarei una pianista classica. Mi sarei risparmiata volentieri i tre anni successivi al programma, che sono stati un incubo. Ma se non avessi mai partecipato ora non starei qui a parlare del mio disco».Cosa c’è nel futuro di Casadilego?
«Tanti concerti, spero. Intanto abbiamo annunciato le prime due date: l’11 aprile sarò al Parco della Musica di Roma, il 18 al Circo Arci Bellezza di Milano. I due appuntamenti sono l’anticipazione di un tour estivo più ampio. Farò entrare gli spettatori nello studio meraviglioso dove abbiamo registrato il disco e sentiranno tutta l’energia del collettivo».
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