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Califano sta ai rapper italiani come James Brown agli americani

11.02.2026 Scritto da Mattia Marzi

L’ultimo omaggio, in ordine di tempo, è arrivato da Big Fish, tra i produttori che negli ultimi vent’anni hanno dato forma e suono all’hip hop e all’urban italiano in maniera più importante. Nel suo nuovo singolo “Amore disonesto”, appena uscito e realizzato insieme a Jake La Furia e Carl Brave, Big Fish ha deciso di portare avanti quella che da qualche tempo a questa parte sembra essere una tendenza della scena: recuperare, e in un certo senso “riabilitare”, Franco Califano. Lo ha fatto pescando a mani basse da un classico assoluto del cantautore romano scomparso nel 2013, campionando la sua “Io non piango”, tra i brani più popolari e riconoscibili del Califfo, datato 1977. «Con “Amore disonesto” ho voluto raccontare un pezzo di storia della musica italiana utilizzando sia la voce che la musica di “Io non piango” del maestro Franco Califano; un brano che non conoscevo e che, al primo ascolto, mi ha colpito per la sua crudezza e la sua poesia - ha spiegato Big Fish - ho voluto quindi riprendere alcune parti importanti e renderle più attuali, con un linguaggio che mi appartiene. Da lì ho chiamato Jake La Furia, mio amico storico e partner di mille battaglie, che ha dato un tocco narrativo forte e autentico al racconto. Ho poi condiviso questo racconto insieme a un esponente romano della canzone italiana come Carl Brave. Da qui è nato questo connubio azzeccato che ha portato alla realizzazione di “Amore disonesto”».

Califano è da tempo una specie di riferimento trasversale per i rapper italiani e gli esponenti della scena urban più in generale. Il motivo è molto semplice: è uno dei pochi cantautori italiani che ha sempre parlato la lingua che oggi il rap considera sacra, quella della strada. E così se James Brown, negli anni, è diventato una sorta di antenato dei rapper americani, miniera infinita di break di batteria, groove e melodie, Califano è diventato un santo protettore non ufficiale di quelli italiani. Più di tanti altri cantautori celebrati e istituzionalizzati, il Califfo è stato davvero un artista di frontiera, una sorta di rapper ante-litteram non solo per il modo in cui riuscì a intrecciare vicende giudiziarie e arte, ma anche per aver idolatrato la strada come fonte di ispirazione e come maestra di vita decenni prima di Sfera Ebbasta e compagni. Era il 1988 e in “Io per le strade di quartiere” cantava: «Io, che andavo per le strade di quartiere / Io, con un penale tutto da pulire / Io, che non la davo vinta neanche morto / Io, che mi hanno sempre tolto il passaporto». Versi che oggi potrebbero tranquillamente finire in una strofa rap.

Nel 2019 un altro produttore centrale nella scena rap italiana, Don Joe, recuperò un brano inedito del Califfo, “Cos’è l’amore”, completandolo insieme a Franco126 e Ketama. Nel singolo, ricavato da quello che fu definito come una sorta di «testamento artistico» di Califano, composto insieme al suo autore di fiducia Alberto Laurenti (con lui co-firmò “Un tempo piccolo”), alcuni versi della canzone inedita facevano da ideale epigrafe alle strofe di Franco126 e di Ketama, con la voce di Califano che sembrava quasi sorvegliare dall'alto due dei tanti nuovi autori italiani, consapevoli di avere un debito artistico nei confronti del maestro: «Adesso cantano l'amore / adesso scrivono l'amore / non c'è argomento oltre l'amore / non c'è nient'altro da cantare / ma pochi sanno il suo valore». Restando a Roma, l’anno scorso Tony Effe ha deciso di ricantare al Festival di Sanremo, nella serata delle cover, “Tutto il resto è noia”. Un omaggio dovuto, considerando che la sua canzone in gara, “Damme na mano”, citava esplicitamente il Califfo. Pazienza che la resa del duetto con Noemi non sia stata all’altezza della bellezza del brano: l’importante è averci provato. È venuta invece meglio la cover di “Un tempo piccolo” proposta sempre al Festival da WIllie Peyote con Ditonellapiaga e Federico Zampaglione dei Tiromancino, deus ex machina, quest’ultimo, dell’ultima (commovente) partecipazione di Califano a Sanremo, quella del 2005 con “Non escludo il ritorno”.

Piccola curiosità. Califano era attentissimo alle novità musicali e incuriosito dal rap, che all’epoca non era ancora un genere mainstream, nel 1999 accettò di incidere un pezzo con La Comitiva, il gruppo hip hop romano - oggi considerato di culto - formato da Riccardo Sinigallia, Francesco Zampaglione dei Tiromancino, Ice One (all’epoca nei Colle der Fomento), David Nerattini e Dj Stile. La canzone si intitolava “Malavita”, faceva parte dell’album “Medicina buona” del collettivo e a riascoltarla oggi mette i brividi: «Malavita mia è una strada che va via, vita amara che sei cura e malattia».


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