C’è chi sceglie di stemperare l’attesa facendo ascoltare al pubblico canzoni di altri artisti diffuse dagli altoparlanti. E poi c’è Bruno Mars, che decide di scaldare San Siro direttamente con una delle canzoni che lo hanno lanciato nel firmamento del pop, “Nothin’ on You”, brano del 2010 in cui figurava come ospite del rapper statunitense B.o.B. L’effetto karaoke è immediato, così come il boato dei presenti, anche se il concerto non è ancora davvero iniziato. A segnare l’avvio dello show è l’accensione dei maxischermi ai lati del palco. Bruno Mars appare in video, inginocchiato in preghiera dentro una chiesa dalle vetrate colorate. “Dio, ti ringrazio per avermi dato un altro giorno per fare ciò che amo”, dice: “Tutto quello che ti chiedo è di proteggere ogni persona presente tra il pubblico, proteggere tutti quelli che sono su questo palco. Dai a me e alla mia band la forza e l’energia per regalare a questa città uno spettacolo che non dimenticherà mai. Amen”. Quello che sta per vivere il pubblico, però, è tutt’altro che una messa o una liturgia. È una festa, un’esplosione di suoni, colori e stati d’animo. Lo show può cominciare.
“Questa sera è una celebrazione dell’amore”
Il “The Romantic Tour” arriva a Milano con due date a San Siro, il 14 e il 15 luglio, e segna il ritorno di Bruno Mars in Italia a nove anni dal precedente passaggio del 2017. Per l’artista statunitense è anche il debutto al Meazza, dopo i concerti italiani nei palazzetti, dal Forum di Assago all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno. L'occasione che riporta l'artista statunitense dalle nostre parti è il tour a supporto di “The Romantic” (qui la nostra recensione), il suo primo album solista in quasi dieci anni, un disco che ha spostato l’asse del suo immaginario verso ballate soul, arrangiamenti rétro e caldi accenti latini. Se il “24K Magic World Tour” era una festa funk continua e scintillante, questa nuova produzione gioca su contrasti più morbidi e dai toni vintage. Da una parte c’è Bruno Mars come intrattenitore e showman totale, quello capace di far muovere uno stadio con un gesto del braccio. Dall’altra c’è un crooner che si avvicina al pubblico con una teatralità più confidenziale, tra romanticismo vecchia scuola e soul da grande orchestra pop.
A scaldare la prima delle due date di San Siro, in un caldo martedì di metà luglio a Milano, ci pensano Anderson .Paak, in qualità di dj sotto lo pseudonimo di DJ Pee .Wee, e Victoria Monét, una delle nuove voci più interessanti dell’r&b contemporaneo. Il pubblico del Meazza è quello dei grandi eventi, quando un concerto si trasforma in un appuntamento da non perdere e l’assenza pesa quasi quanto la presenza. Anche chi non appartiene al nucleo più fedele dei fan sembra esserci soprattutto per portare a casa almeno un contenuto da postare sui social di uno show capace di andare sold out pochi secondi dopo l’apertura delle vendite. Il tratto distintivo è la bandana rosa in fronte, scelta dai fan per riconoscersi e sfoggiata anche da Mars appena mette piede sul palco. Prima dell’inizio dello show, tra un’attesa e l’altra, sono proprio i suoi seguaci a prendersi la scena attraverso i selfie inviati in tempo reale e proiettati sugli schermi dello stadio. Qualcuno annuncia un fidanzamento, qualcuno dichiara il proprio amore per Bruno, qualcun altro si ricorda di essere a San Siro e svela la propria fede calcistica, scatenando applausi o fischi a seconda della squadra nominata.
Quando la scena si apre davvero e la sezione fiati comincia a suonare, è il momento di scatenarsi. Mars sceglie “Risk It All” per aprire le danze, trasformando la rumba d’ingresso del nuovo disco in un’introduzione ampia e solenne, prima di lasciare che “Cha Cha Cha” porti sul palco un gusto vintage fatto di archi, fiati e ritmo latino. L’artista si sposta alle percussioni, rafforzando il brano con le congas, mentre la band dilata l’arrangiamento e sposta per la prima volta l’attenzione dalla semplice esecuzione del singolo alla costruzione di una vera performance dal vivo. Per tutto lo show i colori sono saturi, le luci sfavillano e il palco brilla come se San Siro fosse stato trasformato in uno studio televisivo di fine anni Sessanta, trasmesso in technicolor dentro un vecchio televisore catodico.
“On My Soul” fa esplodere i fuochi d’artificio, poi “24K Magic” e “Treasure” diventano un coro unico, senza bisogno di pause o spiegazioni. “Questa sera è una celebrazione dell’amore”, dice a un certo punto Bruno Mars salutando Milano e introducendo “God Was Showing Off”, prima di giocare nuovamente con i presenti grazie al momento “Angel Baby Cam”, che inquadra le prime file e proietta alcuni dei presenti sugli schermi, mentre lui imita i loro saluti e le loro reazioni.
Uno show alla portata di tutti
La scaletta si costruisce attorno a canzoni pensate per scatenare una reazione fisica immediata, ma dal vivo mostrano anche il modo in cui Bruno Mars ha fatto del citazionismo la propria grammatica pop. “Treasure” guarda al Michael Jackson di “Off the Wall”, alla disco-funk elegante di “Rock with You”, alle linee di basso elastiche e agli interventi di synth che rendono leggero anche ciò che è suonato con precisione chirurgica. “Perm”, più avanti, è invece il suo omaggio più dichiarato a James Brown, tra fiati serrati, chitarre sincopate, grida, stop improvvisi e quella fisicità funk che pretende disciplina prima ancora che entusiasmo. “Locked Out of Heaven”, nel finale, porta invece dentro lo stadio l’eco dei Police e della new wave anni Ottanta, mentre “When I Was Your Man”, nel medley al pianoforte, lascia intravedere quella linea più scarna e vulnerabile che rimanda al Prince più emotivo.
È qui che si capisce perché Mars sia uno showman alla portata di tutti, ma non nel senso di semplice o generico, riuscendo a trasformare riferimenti musicali precisi in un linguaggio accessibile, immediato, cantabile. Chi vuole ballare trova il funk, chi cerca la ballata trova il pianoforte, chi ama il pop da stadio trova ritornelli enormi, chi ascolta con più attenzione trova Motown, Philly Sound, soul anni Settanta, r&b, Latin rock e arrangiamenti curati al dettaglio. La differenza la fa anche la band, con gli Hooligans affiancati da musicisti come Enrique Sanchez, Daniel Rodriguez, Chris Payton, Marcus Paul e Quintin Gulledge. Ogni musicista non completa un semplice supporto, ma costituisce il motore dello spettacolo.
“I Just Might”, singolo principale dell’ultimo album, trasforma di nuovo San Siro in una pista da ballo, poi “Why You Wanna Fight?” riporta l’atmosfera dentro la sfera romantica evocata dal titolo del tour. Il punto più efficace della prima parte è però “That’s What I Like”, dove la scrittura pop di Mars incontra il gusto r&b più levigato e il pubblico risponde come se il brano fosse uscito ieri.
In mezzo a questa festa pop e funk, la parte centrale è riservata ai Silk Sonic. Una navicella spaziale appare sul maxischermo al centro del palco e la prima immagine proiettata è quella di Anderson .Paak, con cui Mars ha formato il superduo responsabile di “An Evening with Silk Sonic”. Non è una parentesi improvvisa, ma un blocco vero e proprio di sei brani, costruito come un concerto nel concerto. Prima Anderson .Paak è alla batteria per duettare e accompagnare Mars alla chitarra, poi i due scendono dalla pedana rialzata e avanzano insieme verso il pubblico, cantando e ballando all’unisono. “777” e “Fly as Me” spingono sul lato più libero, teatrale e divertito del progetto, tra funk psichedelico, soul da casinò di Las Vegas e spirito da jam band. “Smokin Out the Window” prepara il terreno a “Leave the Door Open”, che si allarga in una sfida vocale giocosa tra i due. Arriva anche il saluto caricaturale all’Italia, con .Paak che impugna un bicchiere gigante di Spritz e Mars che compare su una mini Vespa con una sciarpa della Nazionale al collo. È una gag rapida, perché il concerto deve continuare e il ritmo non può spezzarsi troppo.
Da qui in avanti lo show entra nella sua zona più popolare. “Marry You” riaccende il singalong, “Die With a Smile” conferma la forza melodica della collaborazione con Lady Gaga e regala uno dei momenti più eleganti della serata. Nel mezzo della canzone, Bruno Mars sparisce in una botola e riappare al pianoforte per cantarne l’ultimo ritornello, mentre gli schermi lo portano insieme al pubblico in uno spazio sospeso tra stelle e pianeti. Il medley con “It Will Rain”, “Talking to the Moon” e “When I Was Your Man” è il momento in cui San Siro smette di ballare e canta compatto, lasciando che la voce dell’artista torni al centro senza bisogno di troppi effetti. Poi l’ultima parte è un tripudio di hit. “Locked Out of Heaven”, “Just the Way You Are” e “Uptown Funk” chiudono il cerchio di uno spettacolo pensato per non lasciare fuori nessuno. Il bis con “Dance With Me” riporta il concerto sulle coordinate calde e romantiche del nuovo album, prima che la corsa verso la metro possa trasformarsi, ancora per qualche minuto, in una danza collettiva.
La scaletta
Risk It All
Cha Cha Cha
On My Soul
24K Magic
Treasure
God Was Showing Off
I Just Might
Perm
Why You Wanna Fight?
Oh Girl / I Miss You / You Are Everything / I Want to Be Your Man
That’s What I Like
Something SeriousSilk Sonic
Blast Off
Silk Sonic Intro
777
Fly as Me
Smokin Out the Window
Leave the Door OpenSecondo set
Marry You
Die With a Smile
It Will Rain / Talking to the Moon / When I Was Your Man
Versace on the Floor (Instrumentale)
Locked Out of Heaven
Just the Way You Are
Uptown FunkBis
Dance With Me
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