News

Bring Me The Horizon e quel metal ancora divisivo, vent’anni dopo

14.07.2026 Scritto da Elena Palmieri

“Abbiamo fatto tutti i classici errori di chi non ha la più pallida idea di come si faccia musica!”. A dirlo oggi è Oli Sykes in un'intervista per "Metal Hammer", ripensando agli inizi dei Bring Me The Horizon e a quel momento in cui una band di ragazzi di Sheffield, ancora lontana dalle arene, dai festival da headliner e dalle svolte sonore che ne avrebbero cambiato il profilo, registrava demo sporchi, voci in bagno e canzoni pensate prima di tutto per far muovere gli amici sotto il palco. Poi, quasi senza che loro stessi se ne rendessero conto, quella musica ha iniziato a viaggiare nel mondo.

Il punto di partenza è "Count your blessings", l'album di debutto originariamente pubblicato da Oli Sykes e soci il 30 ottobre 2006. Seppur diventato nel tempo molto più di un documento acerbo degli inizi, due decenni fa il disco consacrò il gruppo come la band più divisiva del metal. È il lavoro con cui i Bring Me The Horizon hanno fotografato una stagione precisa dell'estensione più estrema del genere, quando il deathcore stava uscendo dai circuiti più sotterranei e trovava su MySpace una piattaforma nuova, immediata, capace di trasformare band giovani e divisive in fenomeni generazionali. Vent’anni dopo, il gruppo è tornato su quelle canzoni con "Count your blessings | Repented", una nuova registrazione pubblicata il 10 luglio per celebrare l’anniversario dell’album. Passati dall'Italia per una data lo scorso 2 luglio da Ferrara, i BMTH hanno celebrato il loro primo progetto anche dal vivo, con due concerti speciali alla B.E.C. Arena di Manchester.

MySpace e "Count your blessings"

Per capire perché "Count your blessings" ha contato così tanto bisogna tornare a un momento in cui il metal viveva ancora una frattura netta tra vecchia guardia e nuove scene digitali. I Bring Me The Horizon arrivavano da Sheffield con cinture borchiate, frange laccate, jeans stretti e una miscela sonora che univa deathcore, melodic death metal, metalcore, hardcore americano e screamo. Per chi era cresciuto dentro un’idea più tradizionale di heavy metal erano quasi un corpo estraneo. Per una generazione che scopriva le band attraverso MySpace, invece, erano una scossa immediata.

Per una band come i Bring Me The Horizon, che all’epoca suonava soprattutto nei locali della propria zona, MySpace rappresentò una vetrina completamente nuova. La piattaforma, ancora lontana dall’immagine più ordinata e patinata che avrebbero poi avuto social come Facebook, era un universo disordinato di pagine personalizzate, sfondi vistosi e brani che partivano in automatico. Proprio quella libertà, però, la rese fondamentale per la scena alternativa, perché permetteva agli artisti di caricare facilmente le proprie demo e farle arrivare a chiunque, ovunque. “Ero un mago con il codice HTML”, ha di recente raccontato il frontman a "Metal Hammer" ripensando agli inizio: “Mi occupavo io di tutta la parte MySpace dei BMTH. Imparavo rubando i codici da altre band o altri artisti e poi cambiavo le immagini, quindi ero davvero un piccolo nerd. Ero proprio preso da quella cosa”.

Dopo aver firmato con l’etichetta britannica Visible Noise, il gruppo si mise al lavoro su quello che sarebbe diventato il suo primo album esattamente due decenni fa. Nel 2006, i Bring Me The Horizon entrarono ai DEP International Studios di Birmingham con il produttore Dan Sprigg, già al lavoro con Napalm Death e Cradle Of Filth. A definire il suono del progetto, poi pubblicato con il titolo "Count your blessings", fu l’incontro tra immaginari diversi, con Oli Sykes legato all’hardcore e allo screamo statunitense, mentre i chitarristi Lee Malia e Curtis Ward guardavano soprattutto al death metal, al thrash e al metal più classico. "Non avevamo grandi ambizioni oltre al voler fare un album per cui i nostri amici venissero ai concerti e pogassero", ha ricordato il frontman nella recente intervista a "Metal Hammer". "Abbiamo fatto fatica a mettere insieme 10 canzoni in quel disco. È per questo che ci sono due interludi". 

Anche sul piano dei testi, all’epoca i Bring Me The Horizon si muovevano in modo istintivo, senza troppe mediazioni e con il gusto dell’eccesso che attraversava una parte della scena estrema di quegli anni. "Credo che all’epoca fossimo ispirati da band come Cannibal Corpse e Suffocation. Semplicemente seguivamo il pensiero: ‘Qual è la cosa più malvagia e fuori di testa che possiamo dire?’", ha spiegato Sykes, rileggendo oggi quelle parole da una prospettiva diversa. "Ma, tornando a visitarli per 'Repented', ho iniziato a rendermi conto che potesse esserci comunque un messaggio", ha affermato il cantante: "Riuscivo a vedere che sono canzoni sullo stare in tour troppo a lungo e sul sentire la mancanza della famiglia e delle persone amate. Alcune possono essere interpretate come misogine. Non è un sentimento che oggi metterei nella mia musica".

"Count your blessings" non era un disco rifinito, e probabilmente non voleva esserlo, mantenendo il suo essere ruvido, impulsivo, spesso scomposto, costruito su riff taglienti, breakdown continui e growl esasperati per restituire un senso di eccesso che oggi racconta molto bene l’età dei suoi autori. Oli Sykes aveva appena 19 anni e la band non ragionava ancora in termini di carriera, immagine complessiva o direzione artistica. L’obiettivo era fare un album abbastanza pesante per far esplodere il pubblico ai concerti.

L'album nasceva da influenze evidenti, con un’attitudine che guardava al death metal e al melodic death metal ma passava attraverso l’energia più scomposta del metalcore di metà anni Duemila. Non c’era ancora la visione ampia che avrebbe portato la band a "Sempiternal", "That’s the Spirit", "Amo" e alla saga "Post Human". C’era però una fame che rendeva quelle canzoni riconoscibili anche quando sembravano voler distruggere tutto.  Il paradosso è che "Count your blessings"  è stato per anni il disco da cui i Bring Me The Horizon hanno cercato di prendere le distanze. Non perché ne negassero l’importanza, ma perché il risultato sonoro non aveva mai coinciso con l’idea che avevano in testa. La registrazione originale era figlia di limiti di tempo, budget e inesperienza. La band stessa ha raccontato di aver faticato a mettere insieme dieci brani e di aver inserito due interludi anche per completare la scaletta. Eppure proprio quel disco imperfetto è diventato un riferimento per una comunità di fan. In vent’anni i Bring Me The Horizon sono passati dall’essere una delle band più odiate e discusse del metal britannico a diventare uno dei gruppi più influenti della propria generazione. Hanno attraversato il metalcore, l’alternative metal, il rock elettronico, il pop, l’iperpop e la musica da arena senza perdere del tutto il legame con la brutalità degli inizi.

Vent’anni dopo, "Count your blessings | Repented"

"Count your blessings | Repented" nasce dall’esigenza precisa di non riscrivere la storia, ma realizzare il disco che i Bring Me The Horizon avrebbero voluto ascoltare già nel 2006. Sykes lo ha spiegato con chiarezza dicendo che molti hanno pensato che la band odiasse quell’album o se ne vergognasse, quando in realtà la delusione riguardava soprattutto il suono. La nuova versione non cancella l’originale e non prova a sostituirlo, ma rimette a fuoco quel capitolo con mezzi, esperienza e consapevolezza che allora il gruppo non aveva. "It’s 3.18, mouth tastes like the corpse of every pregnant teen", è uno dei versi più controversi di un brano come "Stevie Wonder’s Eyes Only (Braille)". Un passaggio di un altro pezzo, intitolato "(I Used To Make Out With) Medusa", trovava Oli cantare: "Oh, your beauty is no, no more / So why don’t you just fuck yourself, you stupid fucking whore?".

La nuova registrazione è stata realizzata con il produttore e tecnico del suono Buster Odeholm, già noto per il lavoro con Orbit Culture e per la sua attività con Humanity’s Last Breath e Vildhjarta. Il suo intervento dà ai brani un peso diverso, più netto e più controllato, senza togliere al materiale la sua natura deathcore. “Pray for Plagues”, “Black & Blue”, “Off the Heezay”, “For Stevie Wonder’s Eyes Only”, “A Lot Like Vegas” e “Dragon Slaying”, già conosciuta come “Liquor & Love Lost”, tornano con un suono più massiccio, meno confuso e più vicino agli standard produttivi a cui la band ha abituato il pubblico negli ultimi anni.

Il momento simbolico di questa operazione è arrivato quando Oli Sykes ha condiviso un video in studio mentre registrava di nuovo i growl di "Pray for Plagues". Nella didascalia spiegava che gli era servito un momento per ricordare come fare di nuovo certe cose. La reazione dei social è stata immediata, con commenti sulla tecnica vocale e discussioni su un linguaggio che appartiene a un’altra fase della sua vita. Anche questo racconta bene il senso di "Repented". Non è soltanto una nuova versione di vecchie canzoni, ma il ritorno di un adulto dentro la voce, le parole e la rabbia del proprio sé adolescente.

Il nodo più delicato resta quello dei testi, con alcuni passaggi di "Count your blessings" che sono stati spesso considerati misogini, violenti o ingenui. Riconoscendo che oggi non scriverebbe certe cose nello stesso modo, Sykes ha infatti fatto sapere che la band ha seriamente valutato se cambiare alcune parole, ma ha scelto di lasciarle intatte. La decisione non le assolve e non le rende meno problematiche, collocandole invece dentro una capsula temporale, dentro un disco nato da ragazzi che cercavano la frase più estrema possibile perché quella era la grammatica di una parte della scena in cui si muovevano.

A dare una prospettiva diversa al progetto è arrivato lo scorso 25 giugno "Dehumanized", l’unico brano inedito scritto appositamente per questa nuova era di "Count your blessings". Musicalmente resta dentro il territorio del disco, con una brutalità frontale e una costruzione più sofisticata, ma guarda al presente e alla distanza percorsa dalla band. È il ponte più esplicito tra i Bring Me The Horizon di allora e quelli di oggi, tra la ferocia istintiva degli inizi e una scrittura capace di interrogarsi sul mondo, sulla sofferenza e sulla perdita di umanità.

Il contesto intorno a "Repented" è cambiato quanto la band. Nel 2006 il deathcore era ancora una scena divisiva, spesso guardata con diffidenza da chi difendeva confini più tradizionali del metal. Nel 2026 il genere vive invece una nuova stagione di popolarità, con gruppi come Lorna Shore e Slaughter To Prevail capaci di portare musica estrema a un pubblico molto più ampio. In questo senso il ritorno dei Bring Me The Horizon al loro primo album non è soltanto un anniversario. È anche il riconoscimento di quanto quel linguaggio, un tempo liquidato come moda di MySpace, sia diventato parte stabile della storia recente della musica pesante.

Dal vivo, tutto d’un fiato

La celebrazione è diventata fisica a Manchester, dove i Bring Me The Horizon hanno suonato "Count your blessings | Repented" per intero in due concerti senza barriere alla B.E.C. Arena. Non era mai successo prima che la band eseguisse tutto l’album dall’inizio alla fine, e questo ha trasformato le serate in qualcosa di più di un evento per fan storici. Era un rito di passaggio, un modo per mettere nello stesso spazio chi aveva vissuto quella stagione su MySpace e chi l’ha scoperta dopo, quando i Bring Me erano già una band globale.

Il cartellone costruito intorno alla serata era già una dichiarazione di appartenenza. Still In Love, Showing Teeth, Car Underwater, Dying Wish, Heriot, Static Dress e Rolo Tomassi hanno composto un percorso dentro forme diverse di heavy contemporaneo, dal metalcore più fisico alle derive emo, dal caos hardcore alla pesantezza più atmosferica. Quando poi i Bring Me The Horizon sono saliti sul palco, il concerto è iniziato senza grandi teatralità, quasi lasciando che fosse il boato del pubblico a introdurre il momento. Come testimoniato dai video condivisi in rete dai presenti, appena è partita "Pray For Plagues", l’album è tornato a essere una cosa viva, non più un oggetto da rivalutare o correggere. Wall of death, stage diving, cori e una tensione continua hanno trasformato la prima parte dello show in una scarica collettiva. Addirittura brani come “Tell Slater Not To Wash His Dick”, “Black & Blue”, “A Lot Like Vegas”, “Slow Dance” e “Off The Heezay”, assenti dalle scalette da anni o addirittura da più di un decennio, hanno ritrovato spazio.

Dopo l’esecuzione integrale di "Repented", la band ha ripreso alcuni capitoli della sua storia successiva, da “Suicide Season” a “Blessed With A Curse”, fino a “Diamonds Aren’t Forever”, mostrando la continuità tra ciò che erano e ciò che sono diventati. Dai demo registrati in bagno ai palchi delle arene, dalla diffidenza della vecchia guardia metal alla consacrazione internazionale, i Bring Me The Horizon hanno costruito una carriera sul rifiuto di restare fermi.


Disclaimer:

Questo articolo è stato realizzato e pubblicato da Rockol.it ed i suoi contenuti sono integralmente forniti da Rockol, che ne assume ogni responsabilità editoriale. Il presente sito si limita a ospitare il contenuto in modalità non indicizzata e non è in alcun modo coinvolto nella produzione, redazione o approvazione dei materiali pubblicati.

Rock Online Italia (Rockol) è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996.

Immagini e diritti

Rockol:

  • utilizza esclusivamente immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali ("for press use") da case discografiche, management artistici e uffici stampa /P.R;
  • impiega le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, e solo a corredo dei propri contenuti informativi;
  • accetta unicamente fotografie non esclusive, destinate alla pubblicazione su testate giornalistiche, e comunque libere da vincoli di utilizzo;
  • pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse da fotografi dei quali viene indicato il copyright

Segnalazioni

Eventuali segnalazioni relative a immagini non conformi a quanto sopra descritto possono essere inviate a webmaster@rockol.it
Provvederemo a effettuare una rapida valutazione e, ove necessario, alla tempestiva rimozione del materiale.

Per consultare l'articolo nella sua versione originale, visita questo link

(Articolo originale su Rockol.it)

condividi