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Beach Boys: “Pet sounds”, una pietra miliare del pop-rock

16.05.2026 Scritto da Aldo Pedron

Aldo Pedron, giornalista musicale di lungo corso, è autore di "Good vibrations. La storia dei Beach Boys" (Arcana, 2018)
 

I Beach Boys sono nati ufficialmente con il loro primo concerto il 31 dicembre 1961, ma già nel 1964 pubblicavano ben tre LP di cui il natalizio Christmas Album (novembre 1964).

I temi ricorrenti delle canzoni dal 1961 al 1964/1965 erano prevalentemente il surf, il sole, le spiagge, la spensieratezza di estati infinite, le ragazze, il divertimento (“Fun Fun Fun”) e le auto sportive. Il successo era stato immediato, e Mike Love (il cantante) e i suoi compagni erano d’accordo nel mantenere questa linea guida.

Di avviso ben diverso era Brian Wilson, che nel 1966 aveva lavorato per sei mesi (da febbraio a settembre) ad una singola canzone, “Good Vibrations” incidendola in 4 studi di registrazione differenti per un costo fenomenale di circa 75.000 dollari di allora, utilizzando 90 ore di nastro in ben 17 date e sedute di registrazione separate con i migliori session-men di Los Angeles - per una canzone di 3 minuti e 36 secondi!

Al nuovo album Brian dedicherà giorno e notte, anima e corpo; “Pet Sounds è l’undicesimo album dei Beach Boys: arrangiato, prodotto e composto prevalentemente dal solo Brian. In quanto ai testi, Brian Wilson sentì il bisogno di essere affiancato da qualcuno che eccellesse nel trasporre in parole quelle stesse emozioni che egli esprimeva tramite le note, e preferì affidarsi al giovane talentuoso Tony Asher.

All’inizio del 1966, mentre i Beach Boys erano in tournée nelle Hawaii e in Giappone, Brian era in studio a Los Angeles a mixare i vari brani. Tony Asher ogni mattina si recava a casa di Brian Wilson, aspettandolo pazientemente fino ad oltre mezzogiorno per poi nel primo pomeriggio mostrargli i testi da lui scritti o ascoltando le nuove idee o le nuove tematiche suggerite da Brian anche per le liriche. Brian si sedeva al piano e mostrava a Tony Asher i pezzi da lui pensati e completati o le strutture armoniche dei brani stessi.

 

Il risultato è una raccolta di canzoni straordinariamente complesse e dolorosamente evocative dedicate all’amore perduto e alla fine dell’innocenza.

 

 

Quando Brian Wilson incomincia a “creare” l’album ha soltanto 23 anni e si è ritirato dall’attività concertistica per dedicarsi esclusivamente alla composizione, lasciando ai compagni il compito di portare la propria musica in giro per il mondo. “Pet Sounds” è dunque ed effettivamente quasi un album solista, concepito in modo più simile a un’opera classica che a un consueto disco rock. Brian ne è infatti non soltanto il compositore delle musiche ma anche l’arrangiatore e il produttore, disponendo del totale controllo su ogni aspetto del disco, dall’inizio al prodotto finito.

L’album fu inciso nel luglio, settembre e ottobre 1965 e nel gennaio, febbraio e marzo 1966.

Brian aveva a disposizione uno studio di registrazione con una vera e propria orchestra, e scelse di utilizzare alcuni talentuosi musicisti e session-men appartenenti al “clan” di Phil Spector, già progressivamente sperimentati nei dischi precedenti dei Beach Boys. Una sorta di orchestra, che vedeva schierati violini, ottoni, clavicembalo, pianoforte, armonica, fisarmonica, chitarre, batteria, triangolo, timpani, marimba, tamburello, theremin, sassofono, flauto, clarinetto, a cui si aggiungono due bassi (uno elettrico e uno non).

Vero punto di forza del disco è l’arrangiamento orchestrale, che è formidabile, giocato su toni pacati e ispirato all’orchestra di Nelson Riddle o ai lavori di personaggi come Jack Nitzsche, Phil Spector e Van Dyke Parks.

“Pet Sounds” chiude per sempre il sipario di quell’estate infinita (“endless summer”) che Brian stesso aveva creato, ed è una sorta di lettera d’amore spirituale

Con “Pet Sounds” si compie una rivoluzione. Per la prima volta nella storia del rock un album non è concepito più solo come una raccolta di 45 giri, come accadeva quasi sempre all’epoca, bensì come un progetto coerente in cui sonorità e canzoni sono disegnate e composte con il preciso intento di creare un “discorso sonoro”, un filo rosso che leghi i brani tra di loro.

E’ chiaro che Brian Wilson vuole chiudere con il passato, cercando di togliere di dosso al gruppo l’ingombrante nomea di “band surf” grazie a musiche più attuali e a un progetto artistico elegante e complesso.

Uno dei motivi di incomprensione e divisione tra Brian Wilson e Mike Love è la droga.

Wilson concepisce “Pet Sounds” sotto gli effetti di dosi massicce di LSD, cosa che disturba gli altri del gruppo e fa loro detestare il disco, che viene pubblicato in tutta fretta dalla Capitol Records - che non vi include il vero capolavoro di Wilson, “Good Vibrations”, anche se la canzone era pressoché ultimata, néLet’s Go Away For Awhile”, presente solo in versione strumentale.

 

La copertina ritrae i Beach Boys allo zoo di San Diego: Al Jardine e i tre fratelli Wilson stanno dando dei pezzetti di mela alle capre, mentre Mike Love assiste alla scena da dietro.

L’album costò alla Capitol Records, 70 mila dollari, una somma spropositata per il periodo, un vero azzardo se consideriamo che l’etichetta discografica aveva dovuto, suo malgrado, lasciare l’ideazione dell’intero progetto, l’arrangiamento e la produzione nelle mani di Brian Wilson. Ma, a dispetto dello scarso appoggio della Capitol, i Beach Boys centrano ugualmente l’obbiettivo con il singolo “Sloop John B” (arrivato in Usa al terzo posto), il brano più simile al classico sound dei Beach Boys, mentre “Wouldn’It Be Nice” e “God Only Knows” (forse in assoluto la più bella canzone dei Beach Boys e tra le più ispirate del rock degli anni Sessanta) arrivano rispettivamente all’8°e al 39° posto. “Caroline No”, edita a 45 giri a nome del solo Brian Wilson, arriva invece al 32° posto nelle classifiche di vendita in USA.

La Capitol non crede molto nell’album ed inspiegabilmente mette in circolazione, solo otto settimane dopo l’uscita di “Pet Sounds”, una raccolta, “The Best Of The Beach Boys”, che rimane per ben 78 settimane (18 mesi) nelle classifiche di “Billboard” riscuotendo grande successo ma scoraggiando ogni pubblicità e sforzo promozionale intorno a “Pet Sounds”, che verrà rivalutato da critica e pubblico soltanto negli anni a venire: quello che oggi è da moltissimi ritenuto un lavoro ai massimi vertici della musica pop, quando uscì risultò un disco troppo complesso e profondo per l’ascoltatore medio dei tempi.

 

Qual è dunque il contenuto di "Pet Sounds"? Innanzitutto, si può dire che esso contenga una "storia", ed è per questo motivo che viene da molti considerato come il primo vero e proprio "concept album". Ma, allo stesso tempo, è anche qualcosa di più. Non soltanto contiene una storia, ma mette in scena la storia delle storie: la "fabula dell'iniziazione", ossia una trama così antica e universale che per alcuni semiologi costituisce il nucleo profondo di qualsiasi narrazione. Si tratta, cioè della vicenda interiore di ciascun individuo, della dolorosa separazione da una condizione d'innocenza originaria per intraprendere, attraverso una serie di esperienze in cui centrale è il rapporto con l'altro sesso, il cammino della vita. “Pet Sounds” è il racconto del passaggio dall'adolescenza alla maturità: fu concepito come una tragedia sulla fine della giovinezza e sull'inevitabile caducità della bellezza, e il suo eroe tragico era il giovane dagli occhi tristi che siede timidamente al pianoforte nel retro di copertina.

Chamber music (musica da camera), psichedelia, pop, rock, soft-rock, jazz, in questo album c’è tutto, basta saperlo ascoltare.

Folle e geniale, Brian Wilson con “Pet Sounds” ha disegnato un affresco musicale senza precedenti. E’ il primo tentativo nella storia della musica pop di creare un disco adulto, fuori dai canoni delle solite canzonette. Il risultato è esaltante e affascinante, un’autentica sinfonia pop.

Oggi, 60 anni dopo la sua uscita, è considerato da alcuni come l’album più influente di tutti i tempi nell’ambito della musica pop-rock.

Nel 2000, spiazzando critica e pubblico, Brian Wilson riprese l’attività concertistica, con un entusiasmo sempre crescente: fino a qualche anno prima sembrava qualcosa di assolutamente inconcepibile. Brian maturò anche la decisione di portare tutto “Pet Sounds” in tour con un gruppo di musicisti assai preparati e meravigliosamente affiatati: chi l’ha vista dal vivo ha riferito di un’esperienza irripetibile e quasi mistica. Da quel tour nasce “Pet Sounds Live”, pubblicato dalla Brimel Records /Sanctuary nel 2002, e dove tutti e 13 i brani originali sono nuovamente riarrangiati.

 

HANNO DETTO DI “PET SOUNDS” 

Jimmy Webb: E’ il più grande disco del ventesimo secolo, poteva esistere ed è esistito soltanto una volta.

Paul McCartney considera “Pet Sounds” un vero e autentico capolavoro, che ha influenzato fortemente i Beatles di “Sgt. Pepper’s”: “Nessuno può dirsi educato musicalmente finché non ha ascoltato ‘Pet Sounds’, ho regalato una copia del disco a tutti i miei figli! EGod Only Knows’ è la migliore canzone mai scritta, è una delle poche canzoni che mi fa piangere ogni volta che la ascolto”.

Eric Clapton: “Lo considero uno degli album pop più belli mai scritti. Racchiude tutto ciò che ho sempre adorato, e tutto riunito in un solo disco. Brian è senza dubbio un genio del pop”.

 

Elton John: E’ un album epocale. Dire che ne sono rimasto affascinato sarebbe un eufemismo. Non avevo mai sentito suoni così magici, registrati in modo così straordinario. Ha senza dubbio cambiato il modo in cui io, e innumerevoli altri, ci siamo approcciati alla registrazione. È una registrazione senza tempo e straordinaria, di incredibile genialità e bellezza”.

Elvis Costello: “E’ un disco incredibile. È come la musica classica. Composizioni meravigliose, cantate in modo splendido. Credo che le composizioni siano all'altezza di qualsiasi tipo di interpretazione. Ho sentito ‘Put Your Head On My Shoulder’ suonata al violoncello e sembra un brano musicale che ci accompagna da centinaia e centinaia di anni. Sembra che sia sempre stata lì. E penso che forse tra cento anni la gente suonerà queste canzoni al pianoforte cercando di capire da dove provengono.

Burt Bacharach: Brian Wilson è uno dei più grandi innovatori del mio decennio o di qualsiasi decennio”.

Bono: “La genialità della sua musica sta nella gioia che trasmette. So che Brian crede negli angeli. Anch'io. Ma basta ascoltare l'arrangiamento per archi di ‘God Only Knows’ per avere la prova concreta dell'esistenza degli angeli”.

George Martin: “‘Sgt. Pepper’s’ fu un tentativo di eguagliare ‘Pet Sounds’. Se dovessi eleggere un genio del pop, sceglierei Brian Wilson”.


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