Nato a Londra nel 1971, Baxter Dury porta nel suo patrimonio genetico e artistico un’eredità ingombrante: è figlio di Ian Dury, il carismatico frontman di Ian Dury and the Blockheads e figura di culto del rock inglese anni Settanta e Ottanta (fra i suoi successi "Sex & drugs & rock'n'roll", “Hit me with your rhythm stick” e “Billericay Dickie”), scomparso nel 2000 a soli 58 anni.
Il rapporto con il padre ha avuto una doppia influenza sulla sua carriera. Da un lato, l’ambiente creativo in cui è cresciuto ha alimentato la sua inclinazione per la performance e la narrazione; dall’altro, Baxter ha lavorato a lungo per distinguere la propria voce da quella paterna, scegliendo un approccio molto più asciutto, ironico e introspettivo rispetto all’energia esplosiva del padre.
Il suo debutto solista nel 2002 con “Len Parrot’s Memorial Lift” lo ha introdotto al pubblico come outsider: un disco lo-fi, parlato, letterario, seguito tre anni dopo da “Floor show”. Per anni Dury è rimasto un artista di culto finché, con “Happy Soup” (2011), non ha consolidato una base di fan più ampia. Nei lavori successivi (“it’s a pleasure”, 2014; “Prince of Tears”, 2017; “The night chancers”, 2020 e “I Thought I Was Better Than You” (2023), ha proseguito la sua strada espressiva con brani che mescolano la gradevolezza dell’ascolto con osservazioni sociali ironiche e pungenti.
Nell’autunno del 2025 Dury ha pubblicato “Allbarone”, il suo nono album in studio, sempre con l’etichetta Heavenly Recordings e con la produzione di Paul Epworth.
L’album comprende nove brani in cui Dury racconta scene di vita notturna, relazioni complicate, personaggi metropolitani con la sua tipica ironia ma con una inedita vivacità.
Ecco due brani di “Allbarone”, la title track e “Schadenfreude”, come assaggio dell’album.
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