Un piano sequenza da tredici minuti in scena al Levi's Stadium di Santa Clara, in California, e davanti a oltre 100milioni di spettatori. Bad Bunny entra nella storia con il suo Super Bowl halftime show, primo artista latino a esserne protagonista, celebra le radici multiculturali dell’America, fa ballare in un clima di festa, e riesce anche a irritare il presidente Donald Trump che, nonostante avesse detto che non avrebbe visto lo spettacolo, twitta: "Uno spettacolo terribile. Nessuno capisce una parola e il ballo è disgustoso". Il significato dello show raggiunge l’apice nella parte finale, dopo le performance con ospiti Lady Gaga e Ricky Martin, con la parata gioiosa di bandiere degli Stati latino-americani, insieme a quelle degli Stati Uniti e del Canada, i saluti multilingue e la frase "L'unica cosa più potente dell'odio è l'amore", che compare alle spalle dell’artista. Un messaggio di unione, “Together we are America” come inciso sul pallone a forma di ellisse, in un momento storico di frammentazione, intolleranza e di divisione.
Anche nella selezione della scaletta ci sono delle scelte precise: “Nuevayol” è un tributo dal sapore latino a New York City proprio dove gli esiliati di Porto Rico realizzarono la “bandiera azzurra”, simbolo di indipendenza, e racconta quanto l’America più pura e libera nasca dall’incontro, dai viaggi oltre confine e dallo scambio culturale. Reduce dalle tre vittorie ai Grammy tra cui quello per Best Album con “DeBÍ Tirar Más Fotos”, il disco che lo ha fatto passare da star del reggaeton ad artista di punta capace di interpretare questo periodo storico-sociale, in una cerimonia in cui ha anche preso posizione contro l’ICE, la superstar portoricana ha portato una performance ricca di ritmo, cultura e messaggi di unità. In total white ha inaugurato la sua esibizione con “Tití Me Preguntó”, attraversando scenografie che evocavano la vita portoricana tra un mare di canne da zucchero: contadini con i tradizionali cappelli pava, giocatori di domino, commercianti e pugili. Queste ambientazioni, che colorano tutto lo show, hanno anche degli easter eggs: dalla vera coppia di sposi, si tratta di due giovani che hanno chiesto sui social a Bad Bunny di sposarsi durante lo show, al cameo di Cardi B, Karol G, Jessica Alba e di altri ospiti a sorpresa. Spazio a “Voy a Llevarte Pa’ PR”, “EoO”, con lo svelamento dello stage della "casita", tipica abitazione portoricana, dove trova posto anche l’esecuzione di “Gasolina” di Daddy Yankee, e di altri scatenati successi.
La sorpresa più grande è l’arrivo di Lady Gaga, che esegue una versione salsa di "Die With a Smile". Eccolo qui, di nuovo, il fulcro: la contaminazione, l’abbraccio tra mondi, l’abbattimento dei muri e dei generi. Dietro di lei, la band di Bad Bunny, Los Pleneros de la Cresta, supporta il nuovo arrangiamento. E poi le radici, l’orgoglio: ecco spuntare Ricky Martin, prima del gran finale con “DtMF”, il corteo di sbandieratori e i fuochi d’artificio. Ci sono altri due momenti topici e ricchi di significato, avvenuti durante lo show, che meritano di essere raccontati. Il primo è il finto blackout, che vuole ricordare i blackout reali, comuni, che avvengono a Porto Rico. Quella di Bad Bunny è una denuncia. Alcuni di questi blackout, ancora ultimamente, tra il 2024 e il 2025, hanno lasciato oltre 1,4 milioni di persone senza elettricità. Questi eventi fotografano la fragilità della rete dell’isola, cronicamente instabile dopo l'uragano Maria del 2017. Da tempo si chiedono al governo americano aiuti e interventi strutturali per la popolazione: Bad Bunny, ancora una volta, accende il megafono su queste rivendicazioni.
Va ricordato che la sua lunga residenza di spettacoli al Coliseo de Puerto Rico, in sostituzione di un tour internazionale, ha portato milioni di dollari nell'economia dell'isola. Il secondo momento è quando consegna, simbolicamente, un Grammy a un bambino seduto davanti alla tv e gli dice di credere nei sogni. È un dialogo tra il sé adulto e il sé piccolino: figlio di un camionista e di un'insegnante, Benito Antonio Martìnez Ocasio nel 2016 lavorava in un supermercato, impacchettando la spesa dei clienti. Oggi è l’artista che più di tutti, lontano da ideologie stantie, riesce, con quello che rappresenta e con le sue canzoni, a essere un simbolo per la musica contemporanea. Senza sermoni e autoreferenzialità, ma con la forza delle idee e con un sound contaminato, è l’artista più politico del momento.
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