Il tour mondiale di Bad Bunny ha toccato il Tottenham Hotspur Stadium di Londra (leggi qui la recensione di Rockol della data di Arnhem). Se la cronaca si esaurisce nello stupore per l'ospitata a sorpresa di Damon Albarn al pianoforte, l'esecuzione congiunta di Clint Eastwood nasconde in realtà una stratificazione di significati che va ben oltre la semplice trovata a favore di smartphone.
La prima, evidente, frattura con il passato risiede nei rapporti di forza. Per decenni la discografia ci ha abituati al crossover latino: l'artista ispanofono che, per accedere al gotha del mainstream globale, deve necessariamente appoggiarsi al featuring con la stella angloamericana di turno. A Londra, ieri sera, è accaduto tutt'altro. Bad Bunny, che domina le classifiche mondiali cantando rigorosamente in spagnolo, non ha bisogno dei Gorillaz per legittimare il proprio status; invita i Gorillaz sul palco semplicemente perché Clint Eastwood è «una delle mie canzoni preferite di tutti i tempi», oltre che per suonare insieme Tormenta.
L'aspetto più affascinante dell'esibizione, tuttavia, si è consumato sul piano testuale. Sul giro di piano di Clint Eastwood, Bad Bunny ha regalato una strofa inedita dal peso specifico notevole:
C'è un'ironia sottile e potentissima in questi versi, cantati proprio accanto al fondatore della band virtuale per eccellenza. I Gorillaz nacquero all'alba del millennio come geniale artificio a cartoni animati, un ologramma postmoderno ideato per criticare la superficialità e la finzione dell'era di MTV. Bad Bunny entra in questo universo di finzione d'autore per contrapporvi la sua parabola iperrealista, rivendicando un percorso che dalle corsie del supermercato in cui lavorava lo ha portato sul tetto del mondo.
In quella data citata nel freestyle – il 2014 – risiede l'ultimo, fondamentale punto di contatto tra due artisti solo apparentemente distanti. Nel 2001 Clint Eastwood scardinava le regole, fondendo l'incomunicabilità del rock alternativo con le ritmiche hip-hop. Nel 2014, un giovanissimo Bad Bunny iniziava a caricare i suoi primi brani su SoundCloud, ibridando la trap e il reggaeton con l'urgenza malinconica che avrebbe poi fatto scuola. Entrambi, a 13 anni di distanza l'uno dall'altro, si sono mossi come schegge impazzite in un'industria che faticava a etichettarli, partendo come outsider inclassificabili per poi imporre, di fatto, i nuovi standard del pop. Quello andato in scena a Londra, quindi, oltre che un duetto a sorpresa è anche un passaggio di consegne ideale tra chi ha decostruito le regole del mercato all'inizio del millennio e chi, oggi, sta riscrivendo quelle stesse regole.
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