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A Porto Rubino si pensa, si balla, si canta: il reportage

19.07.2026 Scritto da Giorgia Lodato

Che Porto Rubino sia nato quando Renzo Rubino suonava praticamente in modo clandestino nei porticcioli pugliesi con la sua barchetta è, probabilmente, storia nota. Quello che in pochi conoscono, invece, è la direzione – o la rotta, per usare un termine nautico – verso cui il festival che ogni anno attraversa la Puglia vuole continuare a navigare.
“Mi piace avere sempre nuovi stimoli che possano far crescere Porto Rubino e dargli un giorno la possibilità di andare avanti anche senza di me”, racconta Renzo Rubino, che da perfetto padrone di casa accoglie il pubblico, presenta gli artisti e poi lascia a loro il palco e l'affetto delle persone. “L'obiettivo iniziale era quello di far vedere delle esibizioni in barca o in location inusuali. Oggi il desiderio è ritrovarsi in un'estate qualsiasi in Puglia e trovarci Porto Rubino: il festival che era nella mia testa e nei miei sogni”.

Un sogno che quest'anno ha fatto tappa a Taranto, Savelletri e Otranto, trasformando barche sospese su un prato e caicchi circondati dal mare in palcoscenici per musica, poesia, incontri e una sana voglia di stare insieme.
Ad aprire il viaggio è stata ‘Porto Rubino pensa’, che ha acceso il porto di Taranto con le voci di artisti che hanno fatto del pensiero la propria cifra stilistica: Carmen Consoli, Angelica Bove, Concita De Gregorio – protagonista di un intervento dedicato alla realtà di Taranto e del Sud, con uno sguardo rivolto alle sue contraddizioni ma anche alle sue potenzialità – accompagnata da Erica Mou, mentre Franco Arminio ha intervallato gli spettacoli leggendo alcune delle sue poesie.

Con ‘Porto Rubino balla’ il festival ha cambiato ritmo, portando a Savelletri i dj set di Dardust, Acid Arab, Jolly Mare e Frenetik. Il viaggio si è poi concluso a Otranto con ‘Porto Rubino canta’, affidato alle esibizioni di Ditonellapiaga, Venerus, Nico Arezzo, Vale LP e al piano bar firmato dallo stesso Renzo Rubino.
“Dietro la scelta degli artisti c'è un gusto personale e una buona dose di ricerca artistica che non strizzi per forza l'occhio al mainstream”, spiega Rubino. “Proprio come un porto che accoglie, mi piace l'idea che convivano generi musicali diversi. Do un titolo a una serata, traccio le coordinate segnando alcuni nomi sul mio quadernino e poi ci lavoro”.

Una filosofia che non dimentica gli artisti emergenti. Nelle settimane precedenti al festival, infatti, un contest ha selezionato Sirlene, Rox Mere e Dduma, protagoniste delle tre serate pugliesi.
“Porto Rubino più che un porto che accoglie sta diventando sempre di più una barca che solca i mari della musica, tra le difficoltà che incontra un festival e le bellezze di un'esperienza che ti porta a conoscere gente gentile e rispettosa e grandi artisti che si ritrovano a condividere una bella avventura”.

E mentre l'ottava edizione si è appena conclusa, Renzo Rubino ci regala uno spoiler per l’anno prossimo. “Ho già delle idee. Non mancheranno i cantautori e vorrei una serata dedicata ai ‘Lupi di mare’, con artisti della vecchia guardia della musica italiana”.

Il focus, oltre la musica, resta la Puglia. “Il ruolo di un festival è quello di restituire qualcosa al territorio e alle persone che lo vivono. La Puglia non è un grande resort di lusso che deve funzionare in un determinato periodo dell’anno, ma un luogo che deve essere vissuto da tutti. E i festival, come tutti gli eventi culturali, giocano un ruolo fondamentale in questo senso”. 


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