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5 curiosità rarissime su “Purple Rain”, il capolavoro di Prince

14.01.2026 Scritto da Mattia Marzi

È stato riscoperto dai giovanissimi grazie a “Stranger Things”, che ha (ri)portato “When doves cry” e “Purple rain” in testa alle classifiche con milioni di streams a livello mondiale. Ma “Purple rain”, l’album capolavoro di Prince, non è mai stato davvero solo un disco del passato: è da oltre quarant’anni uno dei dischi più amati e venerati del repertorio del folletto di Minneapolis, scomparso nel 2016. Pubblicato nel 1984 come colonna sonora dell’omonimo film, “Purple rain” ha ridefinito i confini tra pop, rock, funk e soul, vendendo oltre 25 milioni di copie a livello mondiale e consacrando Prince come un’icona generazionale. Eppure a distanza di quarantadue anni dalla sua uscita l’album continua ad essere avvolto da una serie di misteri: scelte radicali, ripensamenti, versioni cancellate, significati mai spiegati davvero. Ecco allora cinque curiosità rarissime - di quelle che quasi nessuno racconta - che si nascondono dietro alla genesi di “Purple rain” e al mito di Prince.

“When doves cry” è “monca” per scelta (e per ribellione)

When doves cry”, che nell’episodio conclusivo di “Stranger things” apre la sequenza che porta al finale della serie, non ha una linea di basso. Prince optò per una scelta radicale. Il basso fu registrato, ma il folletto di Minneapolis lo cancellò dopo aver ascoltato il mix finale. Motivo? «Appesantisce l’emozione», spiegò l’artista ai suoi collaboratori. Per Prince il brano doveva suonare vuoto, nervoso, spoglio. Decenni dopo l’uscita di “Purple rain”, il tecnico del suono di fiducia di Prince, Peggy “Mac” McCrear, raccontò: «Prince deprodusse il brano. Mi disse: “Nessuno crederà a quello che sto per fare”. E l’ha fatto». Eliminare il basso da un brano funk era quasi un sacrilegio. Ma Prince se ne fregò. In un’intervista a Bass Player nel 2005 spiegò: «“When doves cry” fu l’ultima canzone di “Purple rain” ad essere mixata, ma non suonava bene: era troppo convenzionale, come tutte le altre canzoni con batteria, basso e tastiere. Così dissi: “Se potessi fare a modo mio, suonerebbe così”. A volte il cervello si divide in due: il tuo ego ti dice una cosa e il resto di te ne dice un’altra. Devi andare con ciò che sai essere giusto». La versione di “When doves cry” con la linea di basso non è mai uscita ufficialmente né su singolo, né su album, né su ristampe deluxe o cofanetti postumi di Prince. Circolano bootleg non ufficiali e ricostruzioni moderne (fatte da fan o musicisti che “aggiungono” un basso ipotetico), ma non provengono dai master originali e non sono mai state autorizzate. Nemmeno nelle versioni deluxe delle ristampe di “Purple rain è mai apparsa una take completa con basso, segno che o Prince non volle mai che quella versione vedesse la luce o il basso fu cancellato così presto da non essere conservato come master alternativo completo.

“Purple rain” nasce in uno stadio, come demo lungo nove minuti

Il primo embrione di “Purple rain” fu inciso dal vivo al First Avenue di Minneapolis, lo stadio della città. Avvenne il 3 agosto 1983, durante un concerto che Prince organizzò, senza promuoverlo, con uno scopo molto preciso: testare dal vivo nuovo materiale davanti a un pubblico in carne ed ossa e registrare lo show per usarlo come base del film che di lì a poco avrebbe girato. Al live assistettero 1.500 persone. In quell’occasione Prince e i The Revolution eseguirono per la prima volta una versione embrionale di “Purple rain” più lunga, meno definita e con parti strumentali e vocali che sarebbero state poi eliminate da quella poi inclusa nell’album. Anche la versione originale di “Purple rain”, proprio come quella di “When doves cry” con la linea di basso, non è mai stata pubblicata ufficialmente. Esistono registrazioni non ufficiali di buona qualità, perché il concerto fu registrato multitraccia, ma la loro pubblicazione non è mai stata autorizzata.

L’album doveva essere un progetto collettivo

Secondo i progetti iniziali di Prince, “Purple rain” non era pensato come un classico album solista. Prince stava infatti valutando di lavorare a un triplo progetto incrociato, un piccolo kolossal discografico: un disco suo, uno degli Apollonia 6, uno dei The Time. Alcuni brani che finirono su “Purple rain” nacquero in quelle sessioni “ibride”. "Purpler rain" è il risultato di un ridimensionamento, non di un’espansione. Prince si rese conto che stava concentrando troppo materiale emotivo in un solo luogo. E decise di tenerselo tutto.

Il suono sporco delle chitarre fu una scelta anti-perfezione

Le chitarre delle canzoni contenute in “Purple rain” hanno un suono sporco, grezzo. Fu una scelta voluta di Prince. Mentre negli Anni ’80 gli artisti puntavano su produzioni lucidissime, plasticose, lui fece l’opposto: lasciò volutamente imperfezioni, rumori di fondo e saturazioni. In “Purple rain” molte chitarre non sono ri-registrazioni pulite ma take emotive tenute anche se tecnicamente discutibili. Una filosofia raramente dichiarata: Prince voleva che il disco invecchiasse come un vinile consumato.

Prince non spiegò il significato del testo di “Purple rain” neppure ai discografici

Ma perché la pioggia, nella canzone di Prince, è viola? Ah, saperlo. Prince si è sempre rifiutato di dare una spiegazione definitiva sul testo del suo capolavoro. Non volle darla neppure ai discografici della Warner, che pubblicarono il disco. Sappiamo solo che per Prince il viola era un colore centrale: nasce dall’unione del blu, associato alla tristezza e al dolore, e del rosso, legato alla passione e all’amore. In questo senso rappresenta un’emozione intensa e profonda, quasi sacra. La pioggia, invece, rappresenta da sempre un’immagine di cambiamento e purificazione, il segno di una fine che può portare a una trasformazione. Prince spiegò che la “purple rain” arriva come metafora di un momento estremo, persino della fine del mondo, non in senso letterale ma emotivo, quando «ciò che resta davvero importante è l’amore». All’interno della canzone, la pioggia viola accompagna il dolore di una relazione che si sta spezzando, il rimpianto e il desiderio di essere compresi.


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