Riff ipnotici, groove fuori dal comune, incroci di chitarre che danno vita a un suono garage-rock riconoscibilissimo: i Queens of the Stone Age sono come una macchina che sfreccia per il deserto californiano. Joshua Homme è al volante dal 1996 e da allora ha guidato la band per le strade labirintiche dello stoner rock, quel sottogenere dell’heavy metal caratterizzato dalla commistione di influenze e generi che vanno dal doom metal al blues, dal punk al rock psichedelico. Una tempesta di suoni che il gruppo cavalca ancora oggi, dopo 25 anni di carriera, senza dare segnali di sosta definitiva.
Anzi, a luglio torneranno in Italia da headliner in tre dei festival più importanti dell’estate: in ordine di data, Roma Summer Fest nella capitale (4 luglio), AMA Music Festival a Vicenza (5 luglio) e I-Days a Milano (6 luglio, preceduti dai Royal Blood).
Tre contesti che anche quest’anno vantano un cartellone molto vario per ospiti, stili e generi, perfettamente in linea, dunque, con la struttura di una band che nel tempo ha attraversato (e abbracciato) cambiamenti di formazione e sonorità. Pensiamo, per esempio, a Songs for the Deaf, forse l’album più celebrato dei QOTSA, senza dubbio il primo successo commerciale. Erano i primi 2000, con il mondo ancora scosso dall’attentato alle Torri Gemelle. Homme, dopo i lavori Queens of the Stone Age e Rated R, registra il disco con Nick Oliveri (basso, voce) e un dream team che vanta amici quali Dave Grohl, alla batteria come ai vecchi tempi dei Nirvana, e Mark Lanegan, con il suo timbro inconfondibile.
Il disco è una sorta di concept album trascinante e ipnotico, di ampio respiro come i più vasti paesaggi western. Da lì i Queens of the Stone Age non si sono più fermati, né in studio (8 album all’attivo) e tantomeno con le ospitate vip nel loro roster, che negli anni ha accolto Trent Reznor dei Nine Inch Nails, Elton John, Jake Shears (Scissor Sisters) e Alex Turner degli Arctic Monkeys.
Oggi, ad affiancare Homme, ci sono Troy Van Leeuwen, Dean Fertita, Michael Shuman e Jon Theodore ma l’anima non cambia e per la trasferta italiana la band porterà sul palco anche i brani dell’ultima fatica, In Times New Roman… . Un disco che è un po’ un ritorno a casa, allo spirito d’avventura di Songs for the Deaf e a quell’aroma desertico sempre tanto caro al gruppo. Soprattutto, però, è l’album che Homme ha scritto spinto dall’inesauribile forza che si genera dopo aver vinto una battaglia dura come quella contro il cancro. Il frontman ha condiviso le difficoltà degli ultimi anni nel corso di un’intervista con ITV News dello scorso dicembre, sottolineando come la malattia, il divorzio nel 2019 dalla moglie Brodie Dalle (cantante e chitarrista dei Distillers) con conseguente battaglia legale per la custodia dei figli e la scomparsa di amici quali Taylor Hawkins dei Foo Fighters e Mark Lanegan, siano state tutte esperienze fondamentali per la stesura del disco.
A fronte di tutto questo, dunque, è lecito alzare l’hype per le esibizioni italiane, che promettono di essere live turbolenti e impetuosi, nel pieno stile di una band capace di imporsi come una vera e propria fonte di ispirazione per un intero genere di musica rock, entrando a pieno titolo nell’Olimpo della musica mondiale.