Musica

Olly

01.04.2025 Scritto da Andrea Facchin
Dopo il successo al Festival di Sanremo, Olly è pronto a conquistare palazzetti, club e l’Ippodromo Snai San Siro di Milano. Gli abbiamo fatto qualche domanda, per capire come prepararci alla grande festa che ci aspetta.

D: Il successo di Sanremo, tour in club e palazzetti sold out e due appuntamenti speciali all’Ippodromo di Milano, sempre sold out: come ci si sente?
R: È folle ma cerco di restare con i piedi per terra. Posso solo ringraziare tutte le persone che parteciperanno a questa festa insieme a me. Devo tutto ai miei fan, sia a quelli che mi seguono dai tempi in cui suonavo e cantavo nei bar sconosciuti di Genova, sia a quelli che sono arrivati più tardi. Non vedo l’ora di festeggiare insieme a loro, per me i concerti sono la parte più bella di quello che faccio.

D: Balorda nostalgia è un pezzo che crediamo ti descriva perfettamente: fresco e moderno, profondo e sincero nella sua “semplicità”. È questa la formula per arrivare a generazioni diverse?
R: Sicuramente la semplicità e la sincerità sono due concetti che mi rappresentano. Quando canto ci metto tutto me stesso e mi mostro per quello che sono, forse è questo quello che arriva al pubblico, a prescindere dalla generazione a cui appartengono. Balorda Nostalgia è in questo senso una canzone molto spontanea, è nata da questa sensazione di mancanza, di presa male che però non è fine a sé stessa, ma finisce in una specie di liberazione generale.

D: Fedele Sampdoriano, ex rugbista capitano del Cus Genova, un paio d’anni nel pugilato: quanta influenza ha lo sport nella tua musica?
R: Per me lo sport, e in particolare il rugby, è una vera e propria filosofia di vita. Proprio come nello sport, anche nella musica ogni ingranaggio conta per far funzionare al meglio tutto il sistema. Vivo la musica con lo stesso spirito: il lavoro di squadra viene prima di tutto. Ogni persona del mio team ha un ruolo fondamentale e porta il suo valore aggiunto per raggiungere insieme l’obiettivo. Dal rugby ho imparato a non fermarmi mai, ad andare sempre avanti, ma con la consapevolezza di saper guardare indietro quando serve. È un po’ come ricevere un passaggio: devi essere nel posto giusto al momento giusto e assicurarti di afferrare la palla. Metaforicamente, è lo stesso nella vita e nella musica, bisogna saper cogliere i segnali giusti quando arrivano.

D: Non hai mai nascosto il tuo profondo legame con Genova: in che modo ti ispira la città in cui sei nato?
R: La mia città mi ispira tantissimo a livello artistico. Ogni suo angolo ha qualcosa da raccontare e la musica c’è anche dove non te l’aspetti. Faccio sempre l’esempio delle frasi di Faber scritte sulle saracinesche o sui muri dei vicoli. Ma Genova non è solo tradizione cantautorale. Ci sono anche tutti i nuovi talenti, tantissimi artisti emergenti che raccontano la storia della nostra città, che è diversa da quella di Milano. Sono fiero delle mie origini e mi piacerebbe che quello che sto facendo oggi possa essere utile un domani alla mia città.

D: A cosa presti maggiore attenzione nella preparazione dei tuoi live?
R: Per me la preparazione di un live è fondamentale. Cerco di curare ogni dettaglio, ma le cose a cui presto più attenzione sono l’energia che circola e la connessione con il pubblico. Mi alleno molto sulla voce e sulla tenuta fisica, perché voglio avere il fiato giusto per dare il massimo dall’inizio alla fine. Per questo tour vorrei che ogni concerto fosse un’esperienza unica, non solo per me ma per chi è lì con me. Voglio che sia una festa per tutti, dove poter celebrare quest’anno incredibile. Ma sicuramente non mancheranno anche i momenti di intimità, che caratterizzano sempre i miei live.

D: Quali sono i prossimi sogni nel cassetto?
R: Gli ultimi mesi sono stati pazzeschi e si sono realizzati dei sogni che non credevo realizzabili. La vittoria a Sanremo, il sold out del tour e poi anche i complimenti di Vasco, chiedere altro in questo momento sarebbe da ingordi. Per ora voglio solo incominciare questo tour e vivere al massimo ogni concerto.

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