I Muse sbarcano all’Unipol Dome di Milano: il rock futurista nella cattedrale di Santa Giulia.
A dieci anni dal trionfale Drones World Tour, che li aveva visti protagonisti in Italia per sei live all’Unipol Forum di Assago (Mi), i Muse tornano a Milano con un attesissimo doppio live indoor. Il 20 e 21 novembre, il celebre trio britannico formato da Matt Bellamy, Chris Wolstenholme e Dominic Howard salirà sul palco dell’Unipol Dome di Santa Giulia, sempre più polo attrattivo di grandi eventi. Le due date italiane del The Wow! Signal Europa Tour non rappresentano solo il ritorno della band nei palasport del nostro Paese, ma offrono l’occasione perfetta per assistere alla collisione fra una delle band più spettacolari al mondo, tra le più importanti del XXI secolo, e uno spazio architettonico pensato per ridefinire gli standard dell’esperienza concertistica contemporanea.
L’approdo nel capoluogo lombardo giunge al culmine di una rinnovata stagione artistica per la band. Con la pubblicazione dell’album The Wow! Signal, i Muse riprendono le loro tematiche d’elezione: segnali cosmici, intelligenze artificiali e tensioni distopiche. Il titolo del progetto deriva da un famigerato evento interstellare ancora inspiegabile: un potente impulso radio di 72 secondi rilevato nel 1977 e proveniente dalla costellazione del Sagittario. L’astronomo che scoprì l’anomalia, cerchiò la sequenza ormai iconica “6EQUJ5” e scrisse “WOW!” sulla stampa accanto ad essa - dando il nome al segnale e consolidando il suo posto nella tradizione scientifica e nella cultura popolare.
Se il precedente Will of the People(2022) celebrava la versatilità del gruppo attraverso un riassunto dei propri canoni hard rock e synthwave, il nuovo lavoro osa contaminazioni inedite: il singolo radiofonico Nightshift Superstar fonde chitarre cariche di fuzz con ritmiche funky e french house, intrecciando nel tutto anche ritmi disco trascinanti, sound orchestrali, chitarre e cori; tracce esplosive come Hexagons e Cryogen, invece, ribadiscono il primato di riff monolitici e aperture melodrammatiche. Dal vivo, questo mosaico sonoro esige una fedeltà chirurgica, perché passare da un crescendo sinfonico a un groove sintetico impone una resa timbrica priva di sbavature.
In un tale contesto, le caratteristiche strutturali dell’Unipol Dome offrono il terreno ideale. L’arena milanese nasce con una primaria vocazione per la musica dal vivo: la geometria ellittica e l’impiego di materiali fonoassorbenti d’avanguardia abbattono i tempi di riverbero e controllano le onde stazionarie, storiche nemiche delle basse frequenze. Inoltre, la marcata inclinazione delle gradinate assicura ai 16.000 spettatori una visibilità perfetta e un fronte sonoro diretto e uniforme, azzerando le dispersioni dal parterre fino all’anello più alto.
Per il sound massimalista dei Muse, questa precisione ingegneristica è decisiva. Il leggendario basso distorto di Wolstenholme, ricco di frequenze sub-armoniche, potrà sprigionare tutta la sua carica tellurica senza soffocare arpeggiatori e sintetizzatori modulari. La voce di Bellamy, tra intime ballate al pianoforte, falsetti lirici e assoli con il Kaoss Pad, troverà il giusto spazio per librarsi, senza scontrarsi con l’impatto ritmico della batteria di Howard. All’Unipol Dome, l’immaginario fantascientifico della band incontrerà una pulizia acustica da consentire al loro rock di investirci come sempre, con un’energia (anche) inedita. Noi saremo lì, pronti a essere travolti.