A distanza di dieci anni dal loro ultimo progetto discografico, i Club Dogo hanno pubblicato il loro nono album e, quasi in contemporanea, hanno annunciato il loro tour. Una reunion anticipata da misteriosi striscioni comparsi nei luoghi più rappresentativi di Milano e un video trailer con la partecipazione straordinaria di Claudio Santamaria e del sindaco Beppe Sala, subito diventato virale. Milioni di fan attendevano di capire in che forma si sarebbe concretizzata questa reunion, subito accolta con un entusiasmo senza precedenti (oltre 300mila follower raccolti in tre giorni nel nuovo profilo Instagram ufficiale @clubdogo, più di 10 milioni di visualizzazioni, oltre mezzo milione di like al trailer nelle prime 24 ore). Contemporaneamente al ritorno del trio rap milanese composto da Guè (Cosimo Fini, inizialmente conosciuto come Gué Pequeno) e Jake La Furia (Francesco Vigorelli) e dal producer Don Joe (Luigi Florio), è stato annunciato il loro tour partito proprio da Milano.
La storia dei Club Dogo cominciò nel 1999 quando Gué Pequeno e Dargen D’Amico (suo compagno di classe del liceo Giuseppe Parini di Milano) fondarono il gruppo Sacre Scuole e coinvolsero nel progetto Jake La Furia pubblicando 3 MC’s al cubo, il loro disco d’esordio. Al progetto presero parte diversi produttori, tra cui Don Joe, che già agli inizi degli anni Novanta aveva fondato il gruppo di produzione The Italian Job insieme a Shablo e Dj Shocca, due dei più attivi beatmaker (quelli che producono le basi) dei tempi, facendosi notare per la sua tendenza a utilizzare sample (porzioni di brani) tipici della dance e del funk.
L’esperienza di Sacre Scuole però durò poco: il gruppo si sciolse nel 2002 quando Dargen D’Amico intraprese la carriera da solista e Guè Pequeno, Jake La Furia e Don Joe fondarono i Club Dogo, nome ispirato a una famosa razza canina argentina. L’anno dopo pubblicarono Mi fist, il loro album di esordio e uno dei più influenti della storia del rap italiano. Il titolo è una citazione a Tokyo Fist, film di culto diretto dal regista giapponese Shin’ya Tsukamoto nel 1995 la cui sigla è per l’appunto “Mi”. L’album fece parlare di sé perché si trattava di un album profondamente diverso rispetto ai classici dischi rap italiani del decennio precedente. Negli anni Novanta l’hip hop era stato concepito come un genere inglobato da un’area politica ben definita e chiusa verso l’esterno. Si suonava soprattutto nei centri sociali, e chi lo faceva non concepiva la possibilità di farlo diventare una musica commerciale e vendibile. Il disco di esordio aumentò la popolarità dei Club Dogo: la loro musica non era ancora arrivata al pubblico generalista ma cominciava a farsi apprezzare anche al di fuori della nicchia ristretta del rap, e in particolare dalle altre scene underground.
Nel 2005 i Club Dogo formarono la Dogo Gang, un collettivo hip hop che, oltre ai membri originali del gruppo, includeva Vincenzo da Via Anfossi, Deleterio e Marracash. L’anno dopo pubblicarono Penna capitale, il loro secondo disco, che rafforzò ulteriormente lo stile più disimpegnato con cui sarebbero diventati famosi negli anni successivi. A Penna capitale seguirono Vile denaro (2007), Dogocrazia (2009), Che bello essere noi (2010) e Noi siamo il club (2012), l’album che contiene P.E.S., il singolo che li fece conoscere definitivamente al grande pubblico.
Dopo dieci date sold-out al Forum di Assago, i Club Dogo culmineranno la loro lunga residency milanese con un concerto-evento in quello che è il tempio per eccellenza della musica milanese: lo stadio San Siro. Non una semplice data aggiuntiva, ma uno show irripetibile e unico nel suo genere; una sorpresa fortemente voluta dal gruppo per ringraziare i fan del sostegno dimostrato per oltre vent’anni.