Musica

Björk

03.07.2023 Scritto da Redazione
Björk non è mai stata un’artista qualsiasi. Non lo era poco più che vent’enne, quando dominava i primi anni Novanta, e non lo è oggi, a maturità artistica ormai raggiunta. Il suo è un percorso che ha trovato coerenza nel cambiamento, o forse, per meglio dire, nell’evoluzione. Perché l’artista islandese ha sempre avuto un’aura tutta sua, quasi fosse un’entità aliena con cicli di vita rinnovabili e ancora da scoprire. Da qui, l’hype per il ritorno live in Italia, con due appuntamenti del tour Cornucopia al MediolanumForum di Assago (Mi) il 12 settembre e all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (Bo) il 23 settembre.
Fedele alla natura trasformista della sua creatrice, prima di sbarcare nelle arene europee (partenza da Lisbona l’1 settembre) Cornucopia è stato presentato in “formato pocket” nella residenza artistica di Björk, il The Shed di New York. Uno spettacolo intimo, costruito sulla base del penultimo album Utopia e applaudito dalla critica, che l’ha definito “uno show di suoni e immagini all’avanguardia”. La nuova versione ideata per il tour promette di avere un respiro molto più ampio, in primis nella scaletta musicale che includerà i brani dell’ultimo lavoro in Studio, Fossora, opera organica e sognante scritta in piena pandemia. Sullo sfondo, le incredibili immagini digitali e psichedeliche create dai media artist Tobias Gremmler, Andy Huang, Nick Knight, M/M e la scenografia di Chiara Stephenson, a cui si aggiungono sette flautiste Viibra, clarinettisti, un arpista, percussioni, elettroniche e una serie di strumenti su misura implementati nell’impianto sonoro surround del palcoscenico che comprende anche una camera di riverbero personalizzata.
Massimizzare l’immersione è dunque il primo obiettivo, il resto lo fanno le note di un’artista ibrida, mai immobile, che dai ritmi pop-dance e trip hop dell’esordio nel 1993 con Debut, ha visto la consacrazione con il secondo album, Post (1995), per virare poi rotta e cominciare una lunga fase di sperimentazione concettuale sempre più legata alla sua terra, alla natura e ai paesaggi islandesi. È qui che Björk comincia a diventare meno pop e sempre più solitaria e inafferrabile, anche più difficile da ascoltare se si pensa a lavori come Medulla (2004): inciso in una capanna in riva al lago, sembra il canto subacqueo di un coro di sirene.
Questa è la Björk più raccolta, crepuscolare, eppure ancor più ispirata a evolvere la sua musica, come dimostra Biophilia (2011), app-album che consiste in un’applicazione madre e dieci ulteriori costole corrispondenti alle singole canzoni. Un’opera tanto d’avanguardia da vantare la collaborazione di artisti, scienziati, designer e ingegneri elettronici e l’inserimento nella collezione permanente del MOMA di New York.
Nel mezzo, la parentesi folgorante al cinema con Dancer in the Dark, musical pugno-nello-stomaco di Lars von Trier per cui è stata premiata come Miglior attrice al Festival di Cannes.
Se agli inizi della carriera Björk adattava l’unicità dei suoi vocalizzi alle esigenze del mainstream, oggi la ritroviamo lontano da qualsiasi regola commerciale. Il presente ha una natura più meditativa e forse non è un caso che Fossora abbia come elemento principale i funghi. È un album nato durante il lockdown pandemico, un periodo che la cantante ha sfruttato per gettare ancora più in profondità le sue radici e prendere più contatto con il suo mondo, artistico e materno. Anche i funghi sono organismi che hanno bisogno del contatto con il suolo. Crescono persino laddove la vita non c’è più, inaugurando nuovi cicli. Come Björk fa dal principio.
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