L’identità di un mito
di Silvana Zanovello
regia di Consuelo Barilari
video di Graziano Piazza
con VIOLA GRAZIOSI PRIMA REGIONALE
Simonetta Cattaneo Vespucci, l'icona del Rinascimento, protagonista di cento discussioni e polemiche, cerca se stessa attraversando i fantasmi delle donne che l'hanno conosciuta. Pugnali e veleni nascosti tra i gigli e le rose di immagini famose accompagnano il cammino di una sedicenne verso una fama mondiale inossidabile. Il mito nasce sulle onde di un mare di cristallo (di Fezzano vicino a Portovenere, esilio dorato dei Cattaneo della Volta) e nelle acque del porto di Genova dove il profumo delle spezie si confonde con l'odore del sangue. La ragazza che letterati e critici identificano con la Venere di Botticelli, e della quale Botticelli ha dipinto l’unico ritratto in vita - lo stendardo regalato a Giuliano de Medici per la giostra del 1475 - ha avuto di recente perfino una nuova variegata vita pop e una testimonial come Chiara Ferragni. Sembra, in tanti racconti che il fascino della “senza pari” cantata da tanti poeti, da Poliziano, a Carducci e D'Annunzio, amata da Giuliano de Medici e destinata, con la sua morte misteriosa a poco più di vent'anni, a incarnare il mito dell'eterna giovinezza, nasca dal nulla. È un'eresia cercare un paragone tra un'icona del Rinascimento e quelle del presente? Quanto conta, in casi come questo, la bellezza?