Progetto e drammaturgia Elena Miranda
Regia Gabriele Giaffreda
Assistente alla regia Anna Serena
con GABRIELE GIAFFREDA
Il testo nasce dalla voglia di portare in scena un uomo maltrattante, non un semplice monologo di denuncia né un classico personaggio come se ne vedono tanti. Il protagonista deve essere "qualcuno", occorre affondare nel marcio di una psiche malata.
“Drago” è lo pseudonimo di un artista acclamatissimo dalla critica, ma anche un uomo stanco di fuggire dalla sua storia. Drago dipinge opere di potenza evocativa grandiosa con una caratteristica ben specifica: la monocromia. Che sia declinato in vermiglio, scarlatto, porpora, amaranto, carminio, il rosso è l'unico grande protagonista dei suoi lavori. Un colore che appartiene agli antichi, alla devozione, alla passione, alla fertilità, alla rabbia, a una ferita, a un cuore che sanguina. Perché Drago ama senza riserve. E la vita non fa che ripagarlo con amarezza. Drago nasconde un segreto, una storia da raccontare per l'ultima volta prima di abbandonare il suo personaggio all'oblio. Una storia di amore, di bisogno, di violenza. Lo fa con una sorta di messaggio in bottiglia contemporaneo: schiaccia il tasto REC della sua videocamera e lancia il suo testamento negli abissi dei social media. Un'ultima pennellata di rosso rovente. E come la bestia favolosa di cui porta il nome, spalanca la bocca a parole che ardono, sfondando la superficie delle tele, per mostrarne una profondità brutale.